8 marzo 2016 

Donne. Lungo i secoli e i millenni, scrittori e poeti le hanno cantate e hanno tentato di racchiudere nel recinto dei versi la loro essenza. Così hanno fatto anche parolieri e cantanti. Hanno descritto mogli, amiche, madri, compagne di vita nello specifico oppure il gentil sesso nel complesso. Ognuno a suo modo, dipingendo le varie componenti – dolcemente complicate – di queste creature affascinanti.. ah, le donne!

Ad esempio per Zucchero le donne sono, prima di tutto, dududù in cerca di guai. Ma sono anche descritte come creature avventurose, incerte, sognanti, forti e fragili al contempo… La voce roca roca di Liga invece pone invece l’accento sul fatto che le donne lo sanno. Cosa? Tutto! Come gira il mondo. Come si cammina su tacchi-trampoli. Come gestire una vita e tutto ciò che la precede. Sanno tutto, sanno parlare al cellulare mentre si mettono il rossetto mentre scrivono un appuntamento di lavoro sull’agenda mentre raccolgono il ciuccio del figlio mentre accendono la lavatrice mentre fanno un frullato di kiwi mentre aspettano il corriere di Zalando per strillargli in faccia. Sanno, poi, avere grandi intuizioni, fotografare l’universo a bordo di una base spaziale, adottare politiche pacifiste e diplomatiche per sanare conflitti internazionali, lottare per la conquista dell’istruzione e del mondo del lavoro.

Poi mi viene in mente un pensiero: donne che cantano donne. Ah, sì! Jo Squillo e Sabrina Salerno nella memorabile esibizione a Sanremo 1991 cantano un vero e proprio inno al femminismo: “Siamo donne, oltre alle gambe c’è di più”. Molto coerentemente infatti, per suffragare la propria tesi, esibiscono arti inferiori chilometrici, fuoriuscenti da vestiti succinti e di dubbio gusto. Del resto, senza donne ma sai che noia qui in città! E con città si intende Sanremo, ovviamente: sul palco dell’Ariston del resto di gambe ne abbiamo già viste e straviste, dotate di farfallina o meno… E a proposito di gambe e di femminismo che si dà la zappa sui piedi, pochi giorni fa la mia autoradio, impostata sulla frequenza TamarriaPortamiVia, mi proponeva uno dei successi di Anna Tatangelo, “Essere una donna non vuol dire solo riempire una minigonna”. Voglio saperne di più, di questo testo così raffinato. Veloce indagine sul web. Scopro con stupore e amarezza che l’autore è Mogol. Mi cedono un po’ le ginocchia, ho bisogno di ascoltarmi un attimo Guccini e De Andrè per riacquistare fiducia nella realtà italiana della canzone d’autore. Ok, sto bene, possiamo continuare.

Cesare Cremoni, da parte sua, sostiene briosamente che non ci crede più nessuno alla favola di donne chiuse in casa, mentre l’uomo va al lavoro! Il ragazzo del 50 Special, però, è un po’ ottimistico, a ben guardare. Basta aprire un giornale o leggere un notiziario: violenza, femminicidio, uxoricidio, sottomissione, sono parole all’ordine del giorno, che ci fanno percepire come il mondo rosa non sia poi così roseo.

E meno male che l’ex frontman dei Lunapop ci invita a giocare ad armi pari, perchè gli uomini e le donne sono uguali! Qualche passo ancora c’è da fare. Gli uomini e le donne non sono uguali affatto! L’uomo e la donna sono diversi in quanto hanno capacità differenti e differenti modi di interagire con il mondo. E queste differenze dovrebbero essere nobilitate, per divenire il punto di forza in una società articolata, nella quale ognuno possa esprimere se stesso con dignità e soddisfazione.

Ovviamente sarebbe troppo lungo riflettere su tutte le canzoni che cantano le donne. Bisogna dire inoltre che nella nostra breve rassegna ci siamo patriotticamente limitati a esaminare le canzoni italiane. E ancora, dunque, ne avremmo da parlare: Sally, Bocca di Rosa, Margherita, Gianna sono altrettanti volti di donne cantate nelle loro specifiche fisionomie. Ma penso che non sia possibile catturare ogni sfumatura e dare conto di tutto la forza vitale che anche una sola donna possiede.

Sapete, siamo così, è difficile spiegare.

Annalisa Barra

Alice Battiato - foto Polia (6)