Oswaldo Pipino è un giovane medico anestesista che lavoro presso l’Hospital São Lucas di Pato Branco nel sud del Brasile. Il suo cognome testimonia origini pinerolesi cui Oswaldo è molto affezionato.  
Lo abbiamo intervistato (parla e scrive un ottimo italiano) circa la pandemia di Covid 19 che vede il suo paese particolarmente colpito. 
In questi giorni il Brasile viene identificato come l’epicentro della pandemia di Covid in Sud America. Quali sono i numeri dei contagiati e dei decessi?  E quale la diffusione?
Secondo i numeri ufficiali sono più di 500 mila contagiati, tra questi 200 mila già ricoverati e praticamente 30 mila decessi. Sono numeri davvero elevati soprattutto per la distribuzione tutt’altro che omogenea. La stragrande maggioranza dei decessi stanno accadendo nelle aree metropolitane di 7 città: São Paulo, Rio de Janeiro, Recife, Fortaleza, São Luís, Belém e Manaus. Sembra che i luoghi più densamente popolati e con una struttura sanitaria meno efficace stiano soffrendo di più rispetto ai posti più organizzati.
Un’altro punto interessante su questa distribuzione riguarda l’epidemia influenzale H1N1. In Brasile, sono stati più colpiti gli stati più a Sud, cioè, quelli che hanno l’inverno più rigoroso. Nel caso del Covid, succede il contrario, gli stati australi sono adesso quelli meno affetti.
Il sistema sanitario brasiliano è pronto a far fronte a questa pandemia?
Il problema principale del sistema sanitario brasiliano non è assolutamente la mancanza di personale, ma la mancanza di strutture. Anche se ci sono ancora dei letti ospedalieri in tutto il paese, la qualità del servizio è molto diversa. I servizi privati sono sempre più soddisfacenti mentre quelli pubblici, specialmente nella regione Nord e Nordovest, sono poco affidabili e questo può spiegare anche l’elevata quantità di morti in queste due regioni. Un altro problema importantissimo è la mancanza di dispositivi di protezione individuale per il personale sanitario e questo ci preoccupa tantissimo. Neanche il minimo c’è.
Quale è la situazione che nell’ospedale in cui lavori?
Io vivo in una città di 75 mila abitanti vicina al confine con l’Argentina. Tra questi 75 mila, sono poco più di 2 mila gli immigrati haitiani e 500 di altre nazionalità, specialmente boliviani e paraguayani.  Abbiamo avuto un totale di solo 24 casi di Covid-19. Adesso sono 16 totalmente ricoverati e soltanto un unico decesso, nel già lontano 13 aprile. Nessun paziente è, al momento, in ospedale per Covid-19. L’unità intensiva dell’ospedale in cui lavoro ha 12 letti e abbiamo la possibilità immediata di duplicarne la quantità. Tra questi 12 letti iniziali, oggi sono 3 i letti vuoti. Malgrado questa situazione confortevole, le chirurgie e gli esami sono stati sospesi da 75 giorni.
Quali misure sono state adottate dal Governo per contrastare la diffusione del contagio? A tuo avviso sono sufficienti?
Così come in Italia, abbiamo il nostro “bonus“. Questo bonus è di 600 reais,  poco più di 100 euro e lo stanno ricevendo più di 45 millioni di brasiliani e residenti. Ogni stato (e in Brasile ce ne sono 27) e ogni comune (5570) è libero di affrontare l’epidemia a modo suo e questo lo ha deciso la Corte suprema del paese. Così alcune località hanno adottato il lockdown totale oppure il distanziamento sociale,  quasi tutti l’uso obbligatorio delle mascherine, altri hanno diminuito l’orario di apertura degli esercizi commerciali oltre la chiusura dei centri commerciali, chiese e scuole fino il divieto di circolazione delle auto nella città di São Paulo.
A mio parere, quasi tutte le misure sono giuste, però il principale problema è che le persone fanno molta fatica a rispettare le misure, specialmente nei posti più poveri che adesso sono i più colpiti dall’epidemia.
P.R. 

Oswaldo Pipino, vive in Brasile ma è originario di Pinerolo