Il 15 maggio, a debita distanza nel rispetto delle norme, i rappresentanti delle grandi aree confessionali presenti in Italia hanno firmato a Palazzo Chigi a Roma i Protocolli di comportamento finalizzati alla progressiva ripresa delle attività di culto nel rispetto delle norme in materia di contrasto alla diffusione del virus Covid19. Erano presenti i rappresentanti delle comunità evangeliche e di quella ebraica, di quelle islamiche e sikh, induiste e buddhiste, testimoni di Geova, Baha’i e mormoni, insieme al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, per la firma dei rispettivi Protocolli, ciascuno adattato alle peculiarità delle varie tradizioni religiose in materia di svolgimento dei reti.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Per l’Unione delle chiese valdesi e metodiste, dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, della Chiesa evangelica luterana in Italia il primo firmatario è stato il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Pur membro della FCEI ha firmato a parte l’Esercito della Salvezza. Altri firmatari di parte evangelica sono stati i rappresentanti delle Assemblee di Dio in Italia, dell’Unione delle chiese cristiane avventiste e delle Assemblee di Dio.

Luca Maria Negro, firmatario per la FCEI

«L’incontro ha reso plasticamente visibile il pluralismo religioso dell’Italia di oggi – ha commentato il presidente Negro – e mostrato i frutti della collaborazione tra lo Stato e le varie confessioni religiose su materie anche delicate come quella delle misure antipandemiche da adottare nell’esercizio delle attività di culto». A tessere i rapporti con le varie confessioni è stato il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione all’interno del quale opera la Direzione centrale per gli affari dei culti che, per l’occasione, si è avvalso di consulenti esterni.

Palazzo Chigi a Roma

«Un ringraziamento va al Ministero dell’Interno e a chi con competenza e impegno ha curato questi rapporti – prosegue Negro – impegnandosi in un dialogo serio coi rappresentanti delle varie confessioni, accogliendo osservazioni e proposte che queste hanno avanzato. Come evangelici abbiamo apprezzato, in particolare, l’uniformità dei criteri adottati per le diverse confessioni e l’attenzione al servizio dei ministri di culto che operano in diaspore ampie ai quali, eccezionalmente, viene riconosciuta la possibilità di spostamenti anche intraregionali. Si è così adottato – ha concluso – un metodo di riconoscimento e dialogo che valorizza le specificità confessionali nel quadro di un comune impegno alla responsabilità. È stata realizzata una buona pratica che ci auguriamo possa essere adottata anche in altre occasioni».

CS