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Acqua nel Sahel  

Quale pace in Congo? Una lettera aperta al presidente Félix Tshisekedi

Quale pace in Congo? Una lettera aperta al presidente Félix Tshisekedi

Il popolo dell’Est del Congo è stremato da anni di violenze, stupri, saccheggi ed esecuzioni di massa, aggravati dall’occupazione militare del gruppo filo-ruandese M23. Un accordo preliminare firmato a Washington tra RDC e Ruanda, mediato dagli USA, punta a un’intesa di pace entro 60 giorni. Tuttavia, il vero nodo è l’accesso americano ai minerali strategici del Kivu. Intellettuali e attivisti, tra cui il Nobel per la Pace Denis Mukwege, denunciano in una lettera aperta al presidente Félix Tshisekedi l’ambiguità di questi negoziati paralleli e il rischio di “svendita” delle risorse al Ruanda, il Paese che – secondo molti – alimenta il conflitto. La società civile teme che la pace venga barattata con interessi economici, escludendo gli attori locali come l’M23 e legittimando ruoli di triangolazione economica.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Democratica del Congo

Il nostro Paese, la Repubblica Democratica del Congo (RDC), è confrontato a una minaccia esistenziale senza precedenti. Dalla caduta di Bunagana fino alla presa di controllo di Bukavu, il territorio nazionale è stato amputato. Più di 10 milioni di nostri compatrioti sopravvivono oggi nel terrore della violenza armata e nell’angoscia della fame, sotto il giogo dell’occupazione dell’esercito ruandese e dei suoi alleati dell’Alleanza Fiume Congo e del Movimento ribelle del 23 Marzo. I paesaggi meravigliosi del Nord e del Sud Kivu sono disseminati di fosse comuni, alcune antiche, altre recenti.

Questo dramma nazionale, la cui responsabilità è condivisa tra le velleità espansionistiche dei Paesi vicini e il deficit di governance interna, non può continuare. È urgente lavorare per una via d’uscita dalla crisi che faccia tacere le armi e ponga fine ai conflitti ricorrenti che devastano e portano lutto alla nostra Nazione da tre decenni.

La grave crisi multidimensionale che attraversa la RDC è stata a lungo segnata dalla negligenza internazionale. Tuttavia, oggi riceve rinnovato interesse, in particolare per l’intensificarsi del conflitto armato, l’aggravarsi delle violazioni dei diritti umani e del disastro umanitario subito dalla popolazione civile da tre anni, ma anche a causa delle rivalità geopolitiche per l’accesso alle nostre immense risorse minerarie, cruciali per la rivoluzione digitale, la transizione energetica e l’industria spaziale e della difesa che dominano sempre più l’economia globale.

La pace è l’unico orizzonte possibile, ma esistono diverse vie per raggiungerla. Mentre i processi di Doha e Washington hanno aperto nuove dinamiche di negoziazione, noi esprimiamo alla vigilia del vertice convocato dal presidente degli Stati Uniti le nostre riserve sui negoziati in corso. È in questo contesto che la Dichiarazione di Principi firmata dal Dipartimento di Stato americano il 25 aprile riafferma i principi fondamentali del diritto internazionale come la sovranità, l’integrità territoriale e la non ingerenza negli affari interni, anch’essi ribaditi nella Risoluzione 2773 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata il 21 febbraio. È altrettanto pertinente sottolineare che i minerali strategici, talvolta detti “minerali di sangue” o “minerali del conflitto”, sono destinati a essere trasformati in risorse di sviluppo e di pace.

Infatti, i parchi nazionali e le risorse naturali di cui abbonda il nostro Paese possono contribuire alla pace, ma solo se sotto condizioni eque. Esse rappresentano il patrimonio comune della Nazione congolese, il cui sfruttamento deve contribuire al benessere della popolazione attuale e anche delle generazioni future, seguendo un modello di governance ispirato ad altre esperienze di successo nel mondo.

Lo spirito transazionale che anima la Dichiarazione di Principi del 25 aprile, caratterizzato dalla sua inclusività, invita i Congolesi alla responsabilità, e in primo luogo il Capo dello Stato e il governo della Repubblica, garanti della nostra Costituzione.

Avendo giurato due volte sulla nostra Carta fondamentale, siete stati designati per salvaguardare la sovranità nazionale consacrata dal popolo sovrano (art. 5). Sapete altrettanto bene che ogni accordo o intesa che privi la Nazione di parte dei suoi mezzi di sussistenza derivanti in particolare dalle risorse naturali costituisce un atto di saccheggio e che tali atti o tentativi sono puniti come alto tradimento (art. 56 e 57). Infine, sapete che i trattati di pace, commerciali o legati alla risoluzione di conflitti internazionali non possono essere ratificati o approvati se non in virtù di una legge (art. 214).

Tenendo conto di queste disposizioni costituzionali e del diritto sovrano di governare e amministrare il proprio territorio senza ledere la sovranità, vi esortiamo, Signor Presidente, a non svendere le nostre risorse e quelle delle generazioni future al regime di Kigali nell’ambito dell’integrazione economica regionale promossa sotto l’egida del padrino americano.

Ricordiamo le parole del defunto Sommo Pontefice che, durante il suo soggiorno a Kinshasa nel 2023, espresse la sua indignazione per il saccheggio delle risorse naturali della RDC:
«Dopo il colonialismo politico, il colonialismo economico è altrettanto schiavizzante… Di conseguenza, questo Paese meravigliosamente ricco non è in grado di beneficiare pienamente delle sue immense risorse. Si è giunti al paradosso per cui i frutti della sua terra lo rendono “straniero” ai suoi stessi abitanti… Restituite al popolo congolese il controllo sulle sue risorse, togliete le mani dall’Africa! Smettete di soffocare l’Africa: non è una miniera da sfruttare né una terra da saccheggiare!».

Per tutte queste ragioni, vi invitiamo a non sacrificare i minerali congolesi, a includere la giustizia transizionale in tutti i processi di pace e a facilitare la consultazione nazionale coinvolgendo tutte le forze vive della Nazione, compresi i rappresentanti eletti, prima di ogni eventuale firma su accordi internazionali.

29 aprile 2025

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