29 Giugno 2026
Da Pinerolo al Benin un ponte in costruzione
Elisa Sartori, docente di Lettere presso il Liceo Classico “G.F. Porporato” di Pinerolo – dove è responsabile da anni della Scuola “Penny Wirton” (alfabetizzazione gratuita per stranieri) – ha da poco vissuto un’esperienza di volontariato internazionale che ha virtualmente unito la Penny Wirton alla “Maison des Espoirs” di Pahou in Benin, di cui si occupa la pinerolese Elisa Zaccagna, presidente della ONG ANAN.
Una storia di sguardi, poesia e progetti futuri. Ci sono viaggi che non si misurano in chilometri, ma in millimetri. Quelli necessari a colmare la distanza tra due continenti, quando si incrociano gli sguardi di chi accoglie e di chi viene accolto. La prof.ssa Sartori è appena rientrata dal Benin, dove ha trascorso tre settimane intense, da metà maggio all’inizio di giugno. L’abbiamo incontrata per farci raccontare un’esperienza che è inaspettatamente fiorita ben oltre ogni sua aspettativa iniziale.
Elisa, come è stata la genesi di questo viaggio e cosa rappresenta la tua esperienza presso la ONG ANAN, che hai conosciuto da vicino?
Questo viaggio è nato dall’incontro con Elisa Zaccagna, una giovane donna originaria di Riva di Pinerolo che dal 2020 ha scelto di vivere in Africa a Pahou, nel Sud del Benin, mettendo le sue competenze di educatrice al servizio delle comunità locali. Insieme ad amici italiani e beninesi, Elisa ha fondato l’ONG ANAN, una parola che in lingua locale significa “ponte”, nome che simbolicamente rappresenta il collegamento fra due mondi, il Benin e l’Italia, che possono trovare una vicinanza nella reciprocità di un dialogo autentico e costruttivo. Il nostro obiettivo iniziale, lo scorso settembre, era imbastire un progetto scolastico di educazione alla cittadinanza globale, pensato per far conoscere agli studenti del Liceo Porporato l’operato delle Organizzazioni Non Governative nel continente africano. Poi questo percorso si è trasformato per me in un desiderio di conoscere dal vivo la realtà raccontata e l’operato di ANAN. Così è stato e quando ho messo piede in quella terra, la teoria si è fatta vita e carne. Tutto si è trasformato in un modo ricco e coinvolgente nel gusto di scoprire un nuovo mondo ricco di vita e di umanità, pur nella complessità delle sue problematiche di sviluppo.
Una parte significativa della tua permanenza è stata la frequentazione della “Maison des Espoirs” a Pahou. Chi hai incontrato in questa casa di accoglienza?
Alla Maison des Espoirs (“Casa delle Speranze”) ho vissuto momenti intensi di accoglienza e di condivisione. Lì ho conosciuto i bambini e ragazzi che sono diventati i protagonisti di miei testi poetici. Con loro ho attivato dei laboratori-gioco per insegnare i primi rudimenti della lingua italiana. Non si trattava di fare grammatica, ma di creare un canale divertente, leggero e alternativo per comunicare con creatività, anche nella prospettiva di incontrare nuovi volontari italiani che spesso passano da quelle parti. Ci siamo seduti sulle panchette di legno intorno ad un tavolo: «Io, con una manciata di parole da donare, voi con la meraviglia pura di chi vuole imparare. Lezioni di vita, non di teoria, volate libere sulle ali del caldo vento della fantasia». Alla fine, la verità è che ho insegnato appena una manciata di parole: sono io che ho imparato da loro l’essenza più semplice e profonda della vita, mentre stringevo quelle piccole, fortissime manine.
Nelle testimonianze riportate nel blog di Elisa Zaccagna si parla anche di un viaggio verso il Nord del paese, vissuto insieme ad altre tre donne. Che cosa ti sei portata dietro da quella traversata?
È stato un cammino straordinario. Eravamo quattro donne su una pista di polvere e cielo: Elisa a farci da guida, con il Benin impresso nell’anima, io, e le nostre due compagne di viaggio. Abbiamo attraversato villaggi, visto la selvaggia «brousse» e visitato scuole e realtà rurali dove l’accoglienza ti pulisce l’anima da ogni fretta occidentale. Il momento più toccante è stato all’orfanatrofio di Boukoumbé. Lì, fra canti e balli con piedi scalzi di bimbi dal futuro incerto, ma che ora sentono la vicinanza e l’affetto di chi si prende cura di loro, ho incontrato i sorrisi e la gioia della vita pura.
Tu ricopri la carica di presidente dell’associazione “Scuola Penny Wirton” di Pinerolo, che insegna gratuitamente l’italiano agli stranieri migranti, coinvolgendo gli studenti del Liceo Porporato. Parlandone con Elisa Zaccagna, è nata un’idea per un percorso futuro condiviso?
Sì, ed è un sogno che spero si possa sviluppare presto. Oggi la nostra associazione sperimenta con successo al Porporato questo metodo di insegnamento, dove gli studenti del triennio diventano tutor dei cittadini stranieri. Con Elisa, ci siamo chieste: perché non gettare un ponte internazionale? Il desiderio è proporre agli studenti maggiorenni del Porporato, che hanno già maturato un’esperienza forte come insegnanti volontari alla Penny Wirton, di fare un passo in più: vivere un’esperienza di volontariato internazionale in Benin, proprio alla Maison des Espoirs, per supportare i bambini e gli educatori locali nelle attività pomeridiane. Sarebbe un moltiplicatore di umanità incredibile per i nostri ragazzi ed un grande arricchimento per entrambe le realtà.
Che cosa rimane sulle spalle e nel cuore quando si torna a Pinerolo?
Rimane la terra rossa attaccata alle scarpe e la melodia dei bambini di Pahou che gridano «Yovo, Yovo, bonsoir!» (bianca, bianca, buona sera!) al mio passaggio, un saluto pieno di meraviglia pura e privo di qualunque scherno. Torno a casa con un senso profondo di gratitudine e fiducia, ma anche con interrogativi sulla nostra realtà occidentale, dove spesso in apparenza c’è tutto, ma non si riesce a garantire quel tutto a tutti. Riprendendo le sensazioni che ho riportato sul blog: «Rispondo con un sorriso pieno, alzo la mano e dico: “Ça va bien, merci! Et toi?”. In quel momento, lo giuro, la distanza tra i continenti diventa meno di un millimetro… un soffio appena!».
Vincenzo Parisi
Il viaggio di Elisa Sartori in Benin è raccontato con parole e immagini – insieme alle sue creazioni poetiche – nel blog di Elisa Zaccagna: https://elisamissiobenin.wordpress.com/2026/06/10/immagini-che-lasciano-il-segno-e-resteranno-dentro-ai-miei-occhi-nel-tempo-tiromancino/










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