Monsignor Pier Giorgio Debernardi racconta delle reazioni alla visita di due giorni a Kaya del presidente della transizione Ibrahim Traoré.

 

Il presidente della transizione, capitano Ibrahim Traoré

 

Due giorni a Kaya

Nella sua visita a Kaya il Presidente della transizione Ibrahim Traoré si è rivolto in special modo alle forze vive, alle organizzazioni giovanili, alle donne e alle autorità tradizionali e religiose del centro nord. È stata una visita di 48 ore.

 

Kaya non sarà dimenticata

Durante questo incontro si è alzato in piedi per affermare ciò che gli stava a cuore e per formulare le richieste rivolte ai giovani e agli sfollati interni: «Sono tornato a casa, abbiamo deciso di rilanciare un’altra forma di lotta. Sappiate che il nome di Kaya è entrato nella storia del Burkina Faso. E lo sarà per sempre».

 

Con i giovani a fianco

Il messaggio ribadito più volte è stato: «Mai, mai, mai abbandoneremo il nostro Paese, Kaya non cadrà mai». La conclusione che ha tratto: «I giovani hanno capito la nostra visione, i giovani sono impegnati al nostro fianco».

Dopo ogni frase pronunciata, il capitano Traoré, è stato accompagnato dagli applausi.

 

14 morti a Zorkoum

Purtroppo il 23 marzo scorso i terroristi non hanno mancato l’occasione di lanciare un attacco – quasi un messaggio al presidente -, a Zorkoum (dieci chilometri a nord di Kaya), dove hanno ucciso quattro militari e dieci volontari per la difesa della patria. Traoré ha raggiunto il luogo dell’attacco poche ore dopo e ha reso omaggio alle vittime e agli altri soldati e volontari per aver respinto l’assalto jihadista.

Mons. P.G. Debernardi