A poco più di un mese dal 25 marzo, data in cui Papa Francesco si è fatto pellegrino per visitare il Santuario mariano di Loreto – dove ha firmato “Christus vivit”, l’esortazione apostolica a conclusione del Sinodo dedicato ai giovani – e in vista del 10 maggio, festa liturgica della prima traslazione miracolosa della “Santa Casa” a Tersatto, in Dalmazia (Croazia), non si può non dedicare un approfondimento alla Santa Casa di Loreto. Per riuscirvi ho intervistato uno dei più autorevoli esperti sul tema, ossia l’anconitano professor Giorgio Nicolini. Professore di religione nei licei e direttore della web-tv “Tele Maria”, che ha speso e continua a spendere la propria vita per custodire e ricordare la veridicità storica della miracolosa traslazione da parte dei santi angeli di Dio della Santa Casa di Nazareth a Loreto.

Giorgio Nicolini

  • Professore, lei sta dedicando molta parte della sua vita alla difesa della veridicità storica del miracolo delle traslazioni della Santa Casa di Loreto, pubblicando molti studi e trasmettendo conferenze attraverso la Sua WebTV “Tele Maria”. Perché si tratta di un miracolo vivente, in grado di provocare domande e curiosità, ed anche può suscitare la Fede?

 

Sono nativo di Ancona, a pochi chilometri da Loreto, e sin da bambino ne ho conosciuto la storia, poiché mia madre mi conduceva in certe feste solenni a pregare nella Santa Casa, quando ancora vi si insegnava il miracolo delle traslazioni della Santa Casa di Nazareth, di cui poi negli anni ebbi modo di studiarne e di approfondirne vaste ed importanti documentazioni storiche, reperite in diverse biblioteche ed in testi assai antichi.

In seguito, quando dal 1984 – in contrasto con la tradizione e con gli insegnamenti secolari del magistero pontificio – si incominciò ad insegnare ed a propagare assurdamente e dissacratoriamente proprio dalla Basilica Lauretana una ipotesi di un trasporto umano di “sante pietre”, negando sia la tradizione delle miracolose traslazioni che l’autenticità della stessa reliquia nella sua integralità – si tratta infatti delle “pareti” della Santa Casa e non di sole “sante pietre”-, mi trovai a dover contraddire e contestare la nuova interpretazione razionalista, che negava pregiudizialmente il soprannaturale.

Tale nuova ipotesi, infatti, arrecò “grave scandalo” nelle anime semplici dei fedeli, per cui mi sentii obbligato “in coscienza” a dover “difendere” la verità storica del miracolo della Santa Casa, così come era stato sempre insegnato dal magistero della Chiesa, al fine di difendere la Fede stessa.

La Fede, infatti, di chi accede al Santuario di Loreto, anche solo per la “curiosità” di “vedere” e “capire” questo “misterioso miracolo” della traslazione angelica che viene “proclamato”, può essere più facilmente “accesa” e “illuminata” e così produrre “le meraviglie di conversione e di grazia” che Dio vuole vengano concesse anche proprio “in virtù” di questo “segno miracoloso” della “traslazione angelica” da Lui compiuto, finalizzato proprio a suscitare maggiormente la Fede, così come insegna il Vangelo riguardo ai miracoli di Gesù” (cfr. Gv.2,11).

Non è scritto proprio nel Vangelo che a Nazareth Gesù “non fece molti miracoli a causa della loro incredulità”? (Mt.13,58). Non sta avvenendo la stessa cosa nella “nuova Nazareth marchigiana” (come definì Leone XIII “la cittadina di Loreto”), a causa dell’incredulità del “segno” che Dio aveva voluto “donare” e che viene ora da tanti e troppi anni “sconfessato”?…

A tale riguardo spesso vengo contattato da gruppi di pellegrini per essere accompagnati e guidati da me sui luoghi storici delle “traslazioni”, e posso attestare come il riproporre e il dimostrare “la verità storica” delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa apra davvero “i cuori” alla Fede dei pellegrini e dei fedeli, venendo essi come “riscaldati” dalla gioia di sapere che a Loreto “si mostra” e “si dimostra” che Dio ha compiuto “meraviglie” ed è veramente quel Padre buono e provvidente che segue incessantemente il cammino di ciascun uomo per aiutarlo a portare a compimento la Salvezza Eterna di ciascuno.

Così anche evidenziava San Giovanni Paolo II: “Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia” (Lettera del 15 agosto 1993, per il VII Centenario).

 

 

  • Come si può dimostrare che le tre pareti della Santa Casa di Loreto sono proprio quelle della Casa della Sacra Famiglia, nella quale “l’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria, ed ella concepì per opera dello Spirito Santo”? Come sono venute da Nazareth in Italia?

 

Innanzitutto è opportuno precisare che a Loreto ci sono solo le tre Pareti che costituivano in realtà “la Camera” di Maria, comunemente denominata come “la Santa Casa”, ove avvenne l’Annunciazione, e che sorgeva a Nazareth dinanzi ad una grotta e faceva un sol corpo con essa. Attualmente a Nazareth sono rimaste “la grotta” e “le fondamenta” della Casa “in muratura”, mentre a Loreto è venerata l’autentica Casa “in muratura”, “senza fondamenta”, che stava a Nazareth davanti alla grotta. Detto più semplicemente: a Nazareth ci sono “le fondamenta” senza la Casa, mentre a Loreto c’è “la Casa” senza le fondamenta. La ricollocazione ideale delle tre pareti presenti a Loreto sopra le fondamenta rimaste a Nazareth dimostra il perfetto allineamento delle tre pareti con le tre fondamenta che stanno davanti alla grotta a Nazareth, da cui vennero letteralmente “sradicate” in un modo umanamente impossibile.

Nel libro che ho scritto –  “La veridicità storica della Miracolosa Traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto” (cfr. www.lavocecattolica.it/santacasa.htm) – dimostro che dal punto di vista storico ed archeologico sono accertate, in modo indiscutibile, “almeno” cinque “traslazioni miracolose”, avvenute tra il 1291 e il 1296: a Tersatto nel 1291 (nell’ex-Jugoslavia, attuale Croazia), ad Ancona (località Posatora) nel 1295, nella selva della signora Loreta di Recanati nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto” (il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta”); poi nel 1296 sul campo di due fratelli – di cognome Antici – sul colle lauretano (o Monte Prodo) e infine – alla fine del 1296 – sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica.

 

 

  • Cosa affermano al riguardo la tradizione storica ed i pronunciamenti ufficiali Chiesa Cattolica, soprattutto nei pronunciamenti dei Sommi Pontefici?

 

I fatti soprannaturali delle Traslazioni Miracolose della Santa Casa furono tramandati da “testimoni oculari”, nei vari luoghi ove si compirono, e furono rigorosamente controllati dai Vescovi locali dell’epoca, i quali emisero dei pronunciament\i “canonici” di “veridicità”, come attestano degli scritti e soprattutto delle chiese dell’epoca consacrate a tali “eventi miracolosi” dai Vescovi di Fiume, di Ancona, di Recanati, di Macerata, di Napoli e di altri luoghi.

Così pure tanti Sommi Pontefici, impegnando la loro suprema Autorità Apostolica, hanno “approvato” ininterrottamente, sin dalle origini, la “veridicità storica” delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa: da Nicolò IV (1292) e Bonifacio VIII (1294) sino a Giovanni Paolo II (2005) e Benedetto XVI (2013); al punto da istituirne da parte della Chiesa la memoria liturgica del “miracolo” della traslazione (il 10 dicembre) e di avere proclamato la Madonna di Loreto “Patrona dell’Aviazione” (da Benedetto XV nel 1920), riconoscendo la verità del “volo miracoloso”.

In particolare, tra gli innumerevoli documenti pontifici scritti nei vari secoli, il Beato Pio IX, nella Bolla “Inter Omnia” del 26 agosto 1852 così riassumeva il pensiero della Chiesa e solennemente dichiarava: «Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto. Consacrata dai divini misteri, illustrata dai miracoli senza numero, onorata dal concorso e dall’affluenza dei popoli, stende ampiamente per la Chiesa Universale la gloria del suo nome, e forma ben giustamente l’oggetto di culto per tutte le nazioni e per tutte le razze umane. (…) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata molto lontano, al di là dei mari, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio, splendore della gloria del Padre, e figura della sua sostanza, che non ha sdegnato di nascere da questa Vergine purissima, rendendosi simile agli uomini per salvare e riscattare il genere umano, precipitato per colpa dei nostri progenitori sotto la schiavitù del demonio”.

 

 

  • Lei recentemente ha potuto acquisire dei documenti molto importanti riguardanti la prima traslazione miracolosa di Tersatto. In cosa consistono?

 

Ho potuto avere dal Santuario di Tersatto una rarissima copia di un manoscritto del 1646 della “Historia Tersattana” di padre Francesco Glavinich, riportante le storie documentate del XIII-XIV secolo come furono lette e riportate dal Glavinich, tratte dalle antiche “memorie” che si trovavano nel convento francescano di Tersatto prima del grande incendio che nella notte del 5 marzo 1629, in tre ore, distrusse il convento francescano, la biblioteca e l’importantissimo archivio, ove era custodita anche la relazione di quattro incaricati che – per volontà del principe Nicolò Frangipane – andarono a Nazareth nel 1291 per appurare l’autenticità della reliquia, apparsa improvvisamente nel bosco di Tersatto nella notte del 9-10 maggio 1291. Tale manoscritto straordinario del 1646 sconfessa inequivocabilmente tutte le ipotesi nonché le falsificazioni storiche propagate nell’ultimo trentennio di un mai avvenuto trasporto umano delle “pietre” della Santa Casa da parte di crociati o dei principi Angeli dell’Epiro, come oggi certuni diffondono nei loro scritti, che sono delle vere dissacrazioni.

 

 

  • Nonostante quanto ha appena detto sia comprovato dalla storia e dal magistero della Chiesa, negli ultimi anni si sono diffusi nel popolo cattolico non pochi dubbi. Per quale motivo le ipotesi nelle quali si sostengono traslazioni più umane (a opera di crociati o della nobile famiglia dell’Epiro chiamata “Angeli”) sono congetture insostenibili?

 

Queste ipotesi sono in realtà prive di ogni documentazione al riguardo, e sono “insostenibili” ed “impossibili”, sia per le ragioni storiche sopraddette, nonché per ragioni archeologiche, architettoniche e scientifiche.

Al riguardo è da chiarire subito che l’utilizzazione di un documento (il “Chartularium Culisanense”, n.181), dal quale si è voluta ricavare una ipotesi di un trasferimento umano di sole “sante pietre” della Santa Casa da parte di una famiglia nobile dell’Epiro di cognome “Angeli”, ho già dimostrato nel mio libro trattarsi di un “falso storico”, e quindi di nessuna consistenza probativa. Ciò è stato confermato da altri studi incontestabili, come quello del Prof. Andrea Nicolotti, del Dipartimento degli Studi Storici di Torino (www.lavocecattolica.it/falseorigini.cartularium.pdf).

Inoltre, tali ipotesi dissacratorie riguardo ad un trasporto umano mediante la scomposizione dei muri della Santa Casa in singoli blocchi di pietra effettuata a Nazareth e ricomposta prima in Croazia e poi per altre quattro volte sulla costa adriatica, dopo oltre tremila chilometri di peregrinazione per terra e per mare, sono del tutto impossibili anche dal punto di vista “temporale”. Ciò lo attesta la simultaneità delle date di partenza da Nazareth (il 9 maggio 1291) e di arrivo a Tersatto (il 10 maggio 1291), come riportato da una lapide dell’epoca.

Così pure risulterebbe impossibile una simile operazione di “smontaggio” e “rimontaggio”, eseguita per di più in cinque luoghi diversi, in Croazia e in Italia. L’analisi chimica della malta, infatti, nei punti dove attualmente tiene unite le pietre, presenta caratteristiche chimiche particolari, proprie della zona di Nazareth, con una omogeneità della tessitura muraria, che esclude ogni possibilità di un tale ipotetico “smontaggio” e “rimontaggio” delle pietre. Infatti la malta che tiene unite le pietre è uniforme in tutti i punti e risulta costituita da solfato di calcio idrato (gesso) impastato con polvere di carbone di legna secondo una tecnica dell’epoca, nota in Palestina 2000 anni fa, ma mai impiegata in Italia. Quindi, la Santa Casa non fu mai “scomposta” in blocchi, ma è giunta a Loreto – dopo altre precedenti “traslazioni miracolose” – con le pietre “murate” con la stessa malta usata oltre 2000 anni fa a Nazareth, così come oggi ancora si presenta.

La collocazione finale poi su una pubblica strada, a Loreto, ove ancor oggi si trova, è ugualmente umanamente impossibile, come hanno attestato tutti gli archeologi ed architetti che hanno esaminato nei secoli il sottosuolo della Santa Casa e la strada pubblica su cui “si è posata”.

L’architetto Giuseppe Sacconi (1854-1905), ad esempio, dichiarò di aver constatato che “la Santa Casa sta, parte appoggiata sopra l’estremità di un’antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo”. Disse inoltre che, senza entrare in questioni storiche o religiose, bisognava ammettere che la Santa Casa non poteva essere stata fabbricata, come è, nel posto ove si trova (“Annali Santa Casa”, 1925, n.1). Un dato da rilevare, in proposito, a dimostrazione che le tre Sante Pareti “si posarono” sulla strada, e non che vi furono ricostruite, è la singolarità di un cespuglio spinoso che si trovava sul bordo della strada al momento dell’impatto e che vi è rimasto imprigionato.

Un altro insigne architetto, Federico Mannucci (1848-1935), incaricato dal Sommo Pontefice Benedetto XV di esaminare le fondamenta della Santa Casa, in occasione del rinnovo del pavimento, dopo l’incendio scoppiatovi nel 1921, scrive e asserisce perentoriamente, nella sua “Relazione” del 1923, che “è assurdo solo pensare” che il sacello possa essere stato trasportato “con mezzi meccanici(“Annali Santa Casa”, 1923, 9-11), e rivelò che “è sorprendente e straordinario il fatto che l’edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri(“Annali Santa Casa”, 1932, 290). L’architetto Mannucci trasse, in sintesi, queste conclusioni: 1) i muri della Santa Casa di Loreto sono formati con pietre della Palestina, cementati con malta ivi usata; 2) è assurdo solo il pensare ad un trasporto meccanico; 3) la costruzione della Santa Casa nel luogo ove si trova si oppone a tutte le norme costruttive ed alle stesse leggi fisiche. Quindi, se l’intera Santa Casa di Nazareth non possono averla “trasportata” gli uomini, non può essere stata trasportata altrimenti che “miracolosamente”, per opera della Onnipotenza Divina, mediante “il ministero angelico”, come sempre testimoniato e tramandato dalla “tradizione” e approvato come “veridico” da tutti i Sommi Pontefici, per sette secoli, dalle origini sino ad oggi.

 

  • Qual è la causa di un tale processo secolarizzante che vuole negare anche il miracolo della Santa Casa di Loreto? C’entrano il razionalismo, il naturalismo e il modernismo, le eresie tipiche dell’età moderna e contemporanea?

 

Si potrebbe qui richiamare, in proposito, quel “fumo di Satana”, del quale San Paolo VI asseriva drammaticamente essere penetrato inaspettatamente da “fessure” all’interno della stessa Chiesa, dopo il Concilio Vaticano II, e, nel nostro caso, all’interno della stessa “veridicità storica” della Traslazione “miracolosa” della Santa Casa di Nazareth, da “dissacrarne” anche la storia e perciò la venerazione.

Il razionalismo moderno, scettico e incredulo, in raffronto alla “verità storica” della “miracolosa traslazione” della Santa Casa sembra quasi un “rinnovarsi moderno” di quanto accadde ad Acaz (cfr. Is.7,10-14) nel Vecchio Testamento: “Il Signore parlò ancora ad Acaz: «Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto». Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore»”… Come a dire, ancor oggi: io razionalista, non voglio “chiedere” “segni”, non li voglio “vedere”, “tenterei persino Iddio”; mi basta “la ragione”: essa spiega già “tutto”, “in modo naturale”…  E poi la Fede non ha bisogno dei miracoli!… Ma il Signore sembra rispondere ancor oggi attraverso Isaia: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”… e poiché Iddio “vedeva” i secoli e gli eventi futuri, si potrebbe immaginare questa aggiunta profetica di Isaia: “… e vi darò “un altro segno ancora” a “conferma” per le generazioni future di quanto vi preannuncio che avverrà: la Casa di Nazaret ove avverrà il concepimento “miracoloso” della Vergine sarà per sempre “preservata” e “miracolosamente” trasportata via “in luoghi sicuri” per conservarla a perenne ricordo e quale “segno miracoloso in più” a “testimonianza” e a “conferma” “divina” della verità del “concepimento miracoloso” nella Vergine Maria e della verità dell’Incarnazione del Figlio di Dio in lei, per la Salvezza degli uomini”…

Ecco anche “la ragione” della Volontà Divina di aver voluto “miracolosamente”, ad opera degli Angeli, “trasportare” in tanti luoghi diversi e poi a Loreto la Santa Casa di Nazareth, ove proprio si è compiuto “il concepimento miracoloso della Vergine”! E’ stato così per costituire per i secoli futuri “UN SEGNO IN PIU’” di Dio per “confermare” e “avallare” da parte Sua la “verità” dell’altro “evento” assai più importante e straordinario, e determinante per la salvezza dell’intera umanità: l’Incarnazione del Figlio di Dio in Maria Vergine!

Agli uomini passati, attuali e futuri, che ricercano la verità circa l’esistenza di Dio e sono alla ricerca della “vera religione” da scoprire e da seguire, così come anche per i credenti che già sono incorporati alla Chiesa mediante il Santo Battesimo, “il segno visibile” della “traslazione miracolosa” della Santa Casa – “visto” e “testimoniato” dai “contemporanei all’evento” e oggi e sempre “dimostrata”, “riconosciuta”, “proclamata” e liturgicamente “celebrata” dalla Santa Chiesa – diventa “SEGNO VISIBILE” e “SICURA CONFERMA DIVINA” dell’altro “segno salvifico”: una Vergine ha “davvero” concepito un Figlio; e questo suo Figlio è “davvero” il Figlio di Dio Incarnato, Gesù Cristo, nato, morto e risorto per la salvezza degli uomini e al quale bisogna credere e aderire, perché “in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At.4,12).

  • Perché disprezzare il miracolo della Santa Casa di Loreto significa disprezzare la conoscenza di Dio e le sue opere?

Perché “la verità” è “verità”!… La verità” impegna “la coscienza”!… Anche nella “questione lauretana” non ci sono delle vie intermedie: o “è vero” che la Santa Casa è stata “trasportata miracolosamente” da Dio ad opera degli Angeli o “non è vero”!… Ma se “è vero” (come è vero!), bisogna dire che “è vero”!… qualunque sia la reazione e l’opinione degli uomini, che risponderanno per se stessi davanti a Dio della loro accettazione o del loro rifiuto, a seconda della loro “buona fede” o della loro “mala fede”, secondo come sta scritto: “Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da ciò noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore” (1^Gv.4,6).

E se si è nel dubbio sui fatti accaduti tanti secoli fa bisogna attenersi a ciò che dice la Chiesa al riguardo e non contraddirla!… o quantomeno bisogna “tacere”!… Altrimenti “si rischia” di tradire e “di fatto” si tradisce “la verità”!… perché “si misconosce” un’opera “miracolosa” “vera” di Dio, di Gesù, di Maria e degli Angeli Santi!…

In tal modo si diventa anche “ingrati” (cfr. C.C.C. n.2094) e si arreca “rammarico” e “dolore” a Dio, a Gesù, a Maria e agli Angeli Santi, perché non si attribuisce loro quanto hanno voluto “realmente”, misericordiosamente e “miracolosamente” attuare per il bene e la salvezza degli uomini!… (cfr. Gen.6,6: “Il Signore si pentì di aver fatto (…) e se ne addolorò in cuor suo”).

Infine, si fanno “deviare” le menti dei credenti e non credenti, generando “confusione” e “smarrimento”, ed anche provocando la privazione a tanti uomini delle tante grazie che Dio, proprio attraverso “il segno” e “il richiamo” di un tale “evento miracoloso” (come di tanti altri analoghi), voleva fossero concesse, al fine proprio di far maggiormente incrementare la Fede negli uomini e poter così attuare nella storia l’opera di salvezza di Cristo in un modo più penetrante, più efficace e più esteso.

Giova qui rammentare ai cattolici le solenni parole di Leone XIII: “Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto (prodigiosamente) la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanìtà perduta con il Padre e rinnova tutte le cose” (Lettera Enc. “Felix Lauretana Cives” del 23 gennaio 1894).

 

Daniele Barale