Niente di buono sul fronte del Sahel.

Dopo gli ultimi attentati (l’uccisione del sindaco di Djibo e delle tre persone che viaggiavano con lui, e l’imboscata in cui sono morte decine di operai che andavano a lavorare in miniera), la situazione in Burkina Faso si è fatta molto difficile. E si vive nella paura.

Monsignor Pier Giorgio Debernardi racconta: «Venerdì scorso (ndr 8 novembre) dovevo andare a Kaya (a 120 km dalla capitale, Ouagadougou), ma non ho trovato nessuno che mi accompagnasse per la paura di attentati». Il 7 novembre «il presidente della repubblica ha lanciato un messaggio a tutta la Nazione chiedendo a tutti di lavorare per combattere contro il terrorismo». In particolare «ha ordinato “le recrutement de volontarie pour la defense dans les zones sous menace de terrorisme” e in tanti hanno già risposto (il termine per aderire a questo reclutamento volontario scade l’11 novembre)».

«C’è chi vede in questa iniziativa – spiega Debernardi – il pericolo di una guerra civile. I terroristi sono ormai padroni del nord del Burkina. Tanta gente, migliaia di persone sono fuggite, andando incontro a situazioni di povertà che non si possono immaginare. L’iniziativa del capo dello Stato è una spia che denota la difficile situazione in cui si trova il Burkina». L’auspicio di molti è che l’Europa e l’Onu diano un aiuto efficace. Sembra ci sia «la Russia che cerca di ingerirsi in questa drammatica situazione e che siano già in atto delle trattative. Ma se questo avvenisse, la guerra non finirebbe mai. Questa è la convinzione di molti».

Questo video giunto dal Sahel mostra come «molti uomini e giovani vogliono mettersi in gioco per combattere il terrorismo, anche a rischio della propria vita».