Il vescovo emerito di Pinerolo, Pier Giorgio Debernardi, dal Burkina Faso aggiorna sulla violenza dei terroristi islamici, protagonisti ad Arbinda del rapimento di molte donne il 12 e 13 gennaio 2023 (in seguito liberate dalle forze armate).

Monsignor Pier Giorgio Debernardi racconta gli ultimi tristi episodi legati al terrorismo in Burkina Faso: «Il 12 gennaio un gruppo di 40 donne era in cerca di cibo (verdure) e acqua a circa 12 chilometri dal centro di Arbinda, città composta di innumerevoli villaggi (aveva 80mila abitanti, prima che molti fuggissero per paura dei terroristi). Verso metà pomeriggio sono state attaccate da un gruppo di terroristi che le ha sequestrate, solo quattro di loro sono riuscite a fuggire e a dare l’allarme. L’indomani in un’altra zona della città, altre dieci donne hanno subito la stessa sorte, un paio sono riuscite a scappare e allertare le autorità e gli altri abitanti. Le ricerche da parte dell’esercito non hanno al momento dato risultati (ndr fino al 20 gennaio quando è arrivata la notizia della liberazione da parte dell’esercito di circa 60 tra donne e bambini)».

Mancano cibo e acqua

Il vescovo emerito di Pinerolo spiega: «Queste donne stavano cercando un po’ di cibo e dell’acqua perché la situazione è drammatica: in ampie zone del Paese la gente ha poco o nulla da mangiare e i rifornimenti sono ritardati per via dei terroristi; diventa sempre più importante sostenere queste popolazioni con nuovi pozzi e, nell’area di Kaya dove sono affluiti migliaia e migliaia di profughi, anche nuove abitazioni».

Diventare padroni del nord del Paese

L’obiettivo dei capi del terrorismo è di frammentare il Burkina «per diventare padroni dell’area più a nord; la loro influenza è forte e riescono a raggiungere in modo nascosto molti giovani, anche universitari, per convincerli ad unirsi a loro. Purtroppo nonostante la presenza dell’esercito, i terroristi riescono a infiltrarsi in tutto il paese, dove ogni giorno si contano almeno 10-15 morti a causa loro».

La gente si fida del presidente

Di fronte a tante notizie negative, Debernardi però segnala la speranza dei burkinabé nel presidente Ibrahim Traoré: «La gente nutre una grande fiducia in Traoré; ha solo 34/35 anni ma parla come un padre di famiglia, che ama il suo paese. Egli sostiene che solo rimanendo uniti, mettendo insieme le forze e potenziando l’esercito sarà possibile superare le difficoltà. Di lui colpisce soprattutto l’onestà e il rifiuto totale della corruzione. Anche la Conferenza Episcopale del Burkina ha espresso fiducia in lui».