Quaranta morti e numerosi feriti sono il bilancio di un attentato terroristico sulla strada tra Ouahigouya e Titao a nord di Kaya. Vittima dell’imboscata del 24 dicembre un convoglio di commercianti.
Ancora morti alla vigilia di Natale in Burkina. Ma la notizia è trapelata solo la sera dopo attraverso un comunicato del Governo che ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.

Il massacro

Ecco il triste episodio. Sulla strada tra Ouahigouya e Titao a nord di Kaya, un convoglio di commercianti che portavano derrate al nord è stato preso in una imboscata da milizie terroristiche. Il convoglio era protetto da militari e paramilitari. Il numero dei morti è di oltre 40 più numerosi feriti. Anche quest’anno Natale è stato bagnato dal sangue per mano di criminali.

La messa di mezzanotte

Alla Messa della notte di Natale, quando la notizia non era ancora stata divulgata, ha partecipato anche il vescovo emerito di Pinerolo, Pier Giorgio Debernardi. Che racconta: «Io ho concelebrato con il Cardinale in piazza della cattedrale con la presenza di 13-15mila persone (sono i dati forniti dalle forze dell’ordine). Una serata tiepida, in una atmosfera di preghiera, di canti e di danze. Oltre alle autorità civili erano presenti le rappresentanze delle religioni tradizionali e delle comunità islamiche. Un clima sereno di fraterna amicizia. Poi nel giorno di Natale il comunicato del crudele attentato…»

Chiese stracolme

Ecco che cosa si vive in Burkina. «Nei giorni precedenti al Natale tutti erano stati messi all’erta di possibili attentati. La tradizionale Messa di mezzanotte era stata anticipata nel tardo pomeriggio o in prima serata per permettere ai fedeli il rientro in casa non a notte fonda. Ma nonostante il pericolo le chiese erano stracolme di gente. A cominciare dalla piazza della cattedrale».

Natale tra i profughi

«Anche al Campo profughi di Kaya si è celebrato Natale in mezzo alle tende. Ho rassicurato il direttore della Caritas-Ocades di Kaya che non mancherà il sostegno e la solidarietà degli amici italiani di Acqua nel Sahel».