Gli anni fra il 1685 e il 1708 furono fra i più tragici della storia del Pinerolese. Si succedettero le deportazioni dei valdesi delle valli sabaude, le partenze per causa di religione verso l’esilio in Germania, una guerra per annientare un migliaio di valdesi che avevano fatto ritorno in armi, due guerre fra Francia e ducato di Savoia che avevano dei fronti aperti proprio qui, milizie valdesi al servizio del duca di Savoia che combattevano le milizie paesane della Val Pragelato al servizio del re di Francia, distruzioni dei templi valdesi, devastazioni di chiese e villaggi e fuga degli abitanti, una epidemia di tifo petecchiale. In un intervallo nel 1696 la Francia riconsegnò la piazza di Pinerolo al ducato di Savoia radendo prima al suolo le sue magnifiche fortificazioni, dal 1704 al 1708 la Val San Martino godette di una speciale autonomia di “repubblica” sotto il protettorato della Francia, infine nel 1708 le truppe che combattevano per il duca di Savoia conquistarono la Val Pragelato e l’alta Val Dora. Tutto questo sconquasso politico, demografico, religioso ed economico ebbe fine quando nel marzo e aprile 1713 le potenze europee sottoscrissero a Utrecht, in Olanda, una serie di trattati di pace che prevedevano, fra l’altro, il passaggio delle valli di Pragelato e della Dora dalla sovranità della Francia a quella del duca Vittorio Amedeo II di Savoia, che diventava anche re di Sicilia.

Panoramica del Forte di Fenestrelle

Panoramica del Forte di Fenestrelle

I trattati di Utrecht ebbero conseguenze per la geografia politica, le autonomie locali, le fortificazioni e la presenza della Chiesa valdese nel Pinerolese. Questi cambiamenti sono stati studiati in un importante convegno storico italo-francese, promosso dal Ce.RCA, dalla Valaddo e dalla città di Fenestrelle che si è svolto nella struttura rinnovata di Pra Catinat il 29 giugno scorso, introdotto da Rinaldo Comba e Marina Bertiglia e presieduto da Fréderic Ieva e Luca Patria.
Gli accordi di Utrecht hanno portato il confine allo spartiacque delle Alpi, con il punto di passaggio al Monginevro. L’unità economica e sociale della regione del Brianzonese, che durava da secoli, è stata distrutta anche perché i nuovi confini si sono fatti più rigidi. Come è emerso dagli studi presentati al convegno da Paola Briante, Roberto Burgis e Bruno Usseglio, le comunità e quelle assemblee di valle che conosciamo come “Escartons” hanno visto ridotta la loro autonomia fiscale e le loro competenze decisionali.
Gli accordi prevedevano anche il disarmo dei nuovi confini. Per questo motivo negli anni successivi – ha illustrato Pier Giorgio Corino – le nuove fortificazioni sabaude ritenute necessarie per impedire una riconquista francese sono state costruite più a valle, a Exilles e a Fenestrelle: qui è stato mantenuto in esercizio il Fort Mutin ma contemporaneamente sull’altro versante è iniziata la costruzione della grande muraglia del forte di Fenestrelle.
A Utrecht, nel corso delle trattative, Inghilterra, Olanda e Prussia avevano insistito perché nella Val Pragelato e nel lato destro della Val Chisone fosse di nuovo tollerato l’esercizio della religione evangelica. Il rifiuto sabaudo della tolleranza, come è emerso dalle relazioni di Debora Spini, Piercarlo Pazé, Daniele Tron e Albert De Lange, ha impedito anche il ritorno della grande cultura espressa da alcuni personaggi, specialmente i Saurin e i Gauthier cresciuti in famiglie di pastori protestanti esuli dalla Val Pragelato.
Quanto alla presenza cattolica, dopo Utrecht l’arredo interno delle chiese della val Pragelato si evolve secondo altri interessanti modelli (Guido Gentile), i sacerdoti non provengono più dal Brianzonese ma dalla Val Dora e dalla Savoia (Giorgio Grietti), si conserva il gallicanesimo che prende le forme originali che assumeva in Savoia e a Pinerolo (Frederic Meyer).
Infine Simon Surreaux, dell’Università della Sorbona di Parigi, ha illustrato storie e criteri di selezione di marescialli di Francia che hanno guidato l’esercito francese nelle battaglie delle Alpi.

Pier Carlo Pazé

 

Dida
Gli accordi del Trattato di Utrecht prevedevano il disarmo dei nuovi confini. Negli anni successivi le nuove fortificazioni sabaude ritenute necessarie per impedire una riconquista francese sono state costruite più a valle, a Exilles e a Fenestrelle