Simile a una gemma scintillante incastonata nel verde, l’agriturismo “Cit e Bun” a Dubbione di Pinasca in Via Nazionale 66 è avvolto dall’abbraccio di coltivazioni verdeggianti che si estendono a perdita d’occhio: promettenti, profumate distese di fragole e mirtilli; grandi alberi che garantiscono pesche, mele, albicocche. Senza dimenticare un maestoso salice piangente. Nelle vicinanze zampettano imperterrite schiere di simpatiche galline che scorazzano libere, sotto lo sguardo vigile del cane Mosca.

Ma “Cit e Bun”, della famiglia Bruno e Perro, non è soltanto un’attività viticola e ortofrutticola che si tramanda da generazioni. L’8 marzo 2017, con l’approvazione della Coldiretti, dell’Unione Montana e di Telecupole, si annunciava il decollo dell’agricompagnia, che sarebbe iniziata ufficialmente nell’agosto dello scorso anno.

Lo scopo, spiega Elisabetta Perro che da anni si occupa di orticoltura presso varie case di riposo, è quello di garantire ai diversamente giovani autosufficienti ore preziose a contatto con la natura e in buona compagnia. E’ nata così l’azienda agricola “Arcudi”, per l’agricoltura sociale nella terza età attiva.

Gli ospiti trascorrono insieme la giornata, pranzano in un ambiente familiare, partecipano alle attività quotidiane: raccolta dei piccoli frutti, bricolage natalizio, vendemmia. Tanti momenti coinvolgenti, ma non obbligatori. Ciascuno si regola secondo i propri ritmi individuali. Ci sono le attività di animazione e aziendali, i cruciverba, i libri, la televisione, i divani su cui pisolare. Tutto all’insegna della flessibilità, della fantasia, della tolleranza.

Per ravvivare ulteriormente la situazione arrivano i bambini e le bambine che accorrono gioiosi presso questa struttura, che è una delle fattorie didattiche più apprezzate della zona.

C’è la gioia di chiacchierare senza fretta, di essere ascoltati e assecondati senza soggiacere a passaggi obbligati.

Poi ciascuno rientra in casa propria. Alcuni ospiti arrivano inviati dall’Unione dei Comuni. Altri dai servizi sociali. Altri ancora giungono spontaneamente.

«Il contatto con la terra emoziona sempre chi la ama – sottolinea Elisabetta – qui si può tornare bambini, sporcandosi e nello stesso tempo riscoprendo le proprie capacità».

Per non essere soli, ma restare liberi. Per saperne di più: cellulare 347.303.41.52.

Edi Morini

Uno scorcio interno de L’Arcudi