8 luglio 2015

Lunedì 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, don PierLuigi Filliol ha fatto il suo ingresso come parroco di Usseaux in alta Val Chisone. Non è una new entry. Anzi. Don PierLuigi ritorna alle sue radici nella valle che gli ha dato i natali. E qui, in Alta Val Chisone, non sarà solo. Diversi sacerdoti, infatti, sono presenti e attivi per raggiungere tutti gli abitanti e portare il conforto dei sacramenti.

La parrocchia più prossima a Usseaux e alle sue borgate, è quella di Pragelato che ha sempre avuto un parroco alla sua guida: don Stefano Bellone, don Luigi Castagno e oggi don Mauro Roventi Beccari. Al contrario, Usseaux ha patito spesso la mancanza di una presenza fissa, colmata dallo zelo dei sacerdoti di Pragelato o da altri preti inviati dal vescovo almeno per la celebrazione eucaristica domenicale.

Tra i sacerdoti che hanno dato una mano c’è don Giovanni Ponso, per molti anni parroco a Cantalupa in val Noce. 83 anni di età e 60 di ordinazione sacerdotale don Ponso, al termine del suo mandato di parroco, non è rimasto con le mani in mano. Lo abbiamo incontrato nella cappella dell’ospedale dove svolge il suo servizio durante la settimana. «Non tutta la settimana – si affretta a puntualizzare don Giovanni – ma solo dal giovedì mattina fino al sabato mattina. Sostituisco il cappellano don Franco Cervellera. Stare in ospedale è uno dei servizi che mi ha affidato il vescovo e devo dire che è un servizio che mi fa del bene».

Siccome nel fine settimana è libero da impegni, don Ponso ogni domenica va a celebrare la messa nelle borgate tra Usseaux e Pragelato. «Avevo chiesto al vescovo che mi desse qualche cosa da fare e mi ha accontentato – ride don Ponso -. La domenica salgo a Pourrieres alle 9, a Traverses alle 11, poi al Laux alle 17:30 e l’ultimo sabato del mese a Balboutet nel pomeriggio. D’estate al posto di Traverses, la domenica alle 11 vado a Fraisse e a Balboutet tutti i sabati». È un servizio che pesa? «È un servizio che faccio volentieri – continua don Ponso -. Mi piace girare per le montagne, anche se solo talvolta per due o tre persone, soprattutto in inverno. Il vescovo ci tiene molto che le persone delle borgate non siano lasciate sole. Anche se alcuni dicono che non vale la pena andare e che sarebbe preferibile far spostare la gente. Ma come si fa a farli spostare? Molti di quelli che partecipano sono anziani».

E i giovani? «I giovani non vengono. Io personalmente non sono convinto che siano contro la Chiesa ma che siano semplicemente timidi», afferma il don. A don Giovanni piaceva salire sulle sue montagne anche in passato: «Andare in montagna mi ricorda anche quando con don Luigi Granero e altri andavamo in montagna in moto e io restavo sempre indietro perché avevo la moto meno potente… Erano davvero belle quelle gite tra noi giovani sacerdoti ». Ora con l’ingresso di don PierLuigi cambierà qualcosa. «Non dovrò più andare in tutte le borgate che giravo prima. E così posso aiutare un po’ di più don Mauro alla Ruà di Pragelato. D’estate mi trasferirò da lui per qualche tempo».


Sono le 16. Dalla cappella vengono a dire a don Ponso che è l’ora del rosario. La messa è alle 16:30. Ci salutiamo ancora scherzando. «Andare dai malati è bello. Serve tanta allegria per loro», conclude don Ponso e, ripensando alle montagne, ci saluta con il versetto del profeta Isaia: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”» (Is 52, 7).

Ives Coassolo
foto aldo palin (2)