Incontro con Gianni Arolfo, dal 2009 sindaco del comune “più alto” della diocesi

Gianni Arolfo sindaco Pragelato

Gianni Arolfo, 55 anni, coordinatore di progetti presso la Consulman S.p.A., dal 2009 è sindaco di Pragelato, ultimo comune affidato alla cura pastorale della Diocesi di Pinerolo (o il primo partendo dall’alto). È Presidente del Consorzio Sestriere e le Montagne Olimpiche. Presidente della Conferenza Alte Valli (organismo nato nel 2007 che raggruppa 2 Comunità Montane Italiane nella provincia di Torino: Pinerolese, Valle Susa e 6 Communaute de Communes Francesi: Briançon, Guillestroi, Queyras, Pays des Ecrins, Modane, Haute Maurienne). In tale ruolo svolge la funzione di coordinamento delle attività di cooperazione transfrontaliera. È inoltre Presidente del Consorzio Sestriere e Montagne Olimpiche e Presidente della conferenza delle Alte Valli.

Come è giunto a Pragelato?

Sono stato consigliere comunale a Roure. Ho sempre svolto attività nella Comunità Montana. Ho contribuito da sempre al tema della cooperazione transfrontaliera, cioè tra comuni montani italiani e quelli francesi.

Nel ricordo storico della repubblica degli Escartons del 1342?

Il nostro territorio è sempre stato più francese che savoiardo. Era il delfinato di Francia. Nel 2000 e nel 2007 abbiamo rinnovato l’impegno di cooperazione transfrontaliera nell’ottica di ripercorrere il cammino dei nostri padri. L’abbiamo aperta anche ai Balcani con alcuni progetti che riguardano la Bosnia. Per trasferire l’esperienza dei nostri territori anche in altre realtà. Questa visione è quella che mi ha portato a impegnarmi per dare una visione che vada al di là del campanile. Una “missione” che porta a far capire che le frontiere sono disegnate dagli uomini ma in realtà non esistono. Talvolta sembra l’idea di un sognatore ma ho questa volontà di vedere il territorio crescere. Al di là di una visione politica. Faccio un esempio. Se il mio “collega” del Monginevro paga il 30% in meno nella raccolta dei rifiuti perché da noi si vuole la differenziata devo pormi delle domande. Nel territorio montano è possibile? Purtroppo i criteri per la raccolta differenziata in Italia sono quelli di un quartiere cittadino per tutti. Le esigenze del territorio montano sono molto differenti. Perché non ci mettiamo allora insieme tra comuni montani anche di nazionalità diverse visto che Bruxelles ce ne dà l’opportunità? Altro esempio di cooperazione transfrontaliera è Scopriminiera. E stiamo lavorando sul bioparco AlpiCozie. Un progetto da 10 milioni di euro. Una grande opportunità.

Cosa ne pensano gli amministratori locali francesi?

In Francia gli amministratori locali hanno uno sguardo più ampio a differenza di quanto avviene in Italia. Gli amministratori hanno un grande ruolo. Gli “elu” (eletti) in Francia hanno un altro peso.

Dipende dal fatto che hanno più senso di appartenenza alle istituzioni o dalla formazione che si dà agli amministratori?

Dipende dal senso dell’educazione civica. Sapere cosa fa il Parlamento e il Governo. Purtroppo il cittadino medio italiano non sa neanche perché va a votare e che cosa fa Il Governo. Le competenze dell’amministratore pubblico sono importanti. In Francia il senso dello stato è più forte.

Recentemente il nostro giornale ha promosso un incontro sui cattolici in politica. Una delle esigenze era proprio la formazione anche tecnica dei giovani che vogliono impegnarsi nell’amministrazione pubblica.

Proprio a questo riguardo nella lista “con Monti” è nato un dibattito interno. Ad un primo livello il ruolo del mondo cattolico: come si può conciliare la politica con la religione? L’altro aspetto importante è un progetto basato sui valori da diffondere sul territorio in maniera più ampia possibile.

Torniamo a Pragelato. Qual è lo stato di salute del comune?

È un territorio che ha un potenziale elevatissimo. Ma c’è la paura di pensare in grande. I montanari erano molto più aperti in passato di quanto non siano oggi. È tempo di cambiare mentalità. Ad esempio a Pragelato è arrivato il Club Mediterranee. Ha creato 300 posti di lavoro. Con un target molto alto. È una miniera d’oro. D’altra parte c’è un territorio povero di fondamentali: all’inizio del 900 Pragelato ha creato il turismo. Per molti anni i pragelatesi hanno lavorato negli alberghi fuori dal territorio. In passato era all’avanguardia. Oggi manca questo voler essere capaci di scrivere il futuro nonostante le potenzialità estremamente importanti quali la natura, i parchi, l’attività sportiva e culturale. Purtroppo ci si scontra con il fatto che si guarda al piccolo orticello, al guadagno immediato e non ai grandi scenari.

Ma la gente del luogo? Qualcuno lamenta che i posti di lavoro creati vengono occupato più da esterni che dagli abitanti di Pragelato…

Le rispondo con una domanda: perché i giovani vanno all’estero? Per la flessibilità che hanno i giovani nei confronti del lavoro. Per le competenze . Certo che il Club Med richiede ad esempio delle competenze e della flessibilità. Un limite tutto italiano è questo: quale è la flessibilità dei giovani al mondo del lavoro? Se uno non sa le lingue o altri fondamentali, questa “macchina da guerra” (l’industria del turismo) cerca le persone disponibili. Se domani la risposta del territorio sarà tale da soddisfare le esigenze, non ci saranno problemi.

Quale dunque il target?

Oggi l’offerta del territorio di Pragelato (ma anche di tutta la parte alta delle valli limitrofe) è riferita a un turismo di seconde case. Per essere competitivi nel turismo (che a livello mondiale continua ad essere una realtà in crescita) bisogna dare una risposta adeguata. Io mi aspetto che il territorio sia competitivo. Si potrebbero creare delle realtà turistiche nuove. Facciamo l’esempio di una possibile cooperativa che si occupi di mountain bike per turisti. Invece c’è troppa calma. Queste cose non deve farle l’amministrazione ma il territorio. Oggi ci sono le condizioni per cui ci sia una domanda di un certo tipo. Ma non c’è l’offerta. E si perdono delle opportunità.

Qualcuno ha detto che nella prospettiva turistica Sestriere può essere più adatta allo sport mentre Pragelato può riscoprire la sua vocazione culturale…

A questo ribatto che Pragelato è una delle poche località montane di Italia dove si possono realizzare più discipline di sci, quello alpino e quello nordico (sci di fondo e salto); una vocazione sportiva ad ampio raggio. Non ci devono essere specializzazioni di campanile ma basarsi sul turista che spende e fa delle cose sul territorio. La vicinanza con Torino per un certo verso è stato un danno. Se noi limitiamo l’offerta al villeggiante della seconda casa che sale in montagna solo se il tempo è buono, abbiamo già perso la battaglia in partenza. Quello non è turismo. È necessario puntare sul turista che spende. Che arriva la domenica, indipendentemente dalle condizioni meteo, e sta lì e fa delle cose sul territorio.

E dunque non è bene dividere le specificità tra i comuni montani?

Non ha senso parlare di specializzazioni. Le specializzazioni sanno di campanilismo. L’esempio di quanto dico sta nella vicenda di Racchettinvalle. Gli organizzatori hanno chiesto al comune molte cose. Il comune non poteva offrirle senza ritorno. E allora è stata spostata a Sestriere. Ma ben venga. Si è concordato così. A Sestriere però non vi erano che 200 persone. A Pragelato abbiamo puntato sulla Ciaspolata degli Escarton. Una novità nella quale vi erano anche i mercatini. È stata un successo di iscritti: 300. È possibile il cambiamento ma è necessario mutare di mentalità.

Il caso dei trampolini?

Ecco un esempio di come le istituzioni torinesi hanno sfruttato e poi abbandonato il territorio. Ora vedremo come si muoverà il Comitato che si è costituito per aprire agli Sci club. Il modello è buono.

L’accorpamento dei Parchi naturalistici?

Ci si muove in questa direzione. Avendo vissuto la vicenda mentre ero in commissione in Comunità Montana ho notato proprio come è cambiato l’approccio. Da protezione e salvaguardia ad apertura. Non so quale sia l’approccio migliore. Il meglio sta nel mezzo. Non si deve aprire troppo ma i parchi non devono essere una riserva indiana. È bene però che le gestioni siano state sfoltite.

Nel Comune come vede la questioni del disagio sociale e l’assistenza?

Non ci sono casi rilevanti di disagio in alta val Chisone. La disoccupazione è molto ridotta se si tiene conto del fatto che molti fanno un lavoro estivo e uno invernale. Riguardo l’assistenza abbiamo applicato il principio dell’unione di comuni su territori omogenei. Per questo la scelta e stata quella di aggrapparci ai comuni della via Lattea e non della val Chisone, quando è stato tempo di decisioni. È stata una scelta non presa a caldo ma con numerosi confronti.

Uno spostamento verso Sestriere dunque…

Claviere , Saulze, Sestirere Pragelato… in questo territorio non si ragiona in termini del più forte. Non c’è un primo della classe. Non c’è “Sestriere e gli altri” ma c’è un territorio. Il Consorzio Sestriere e Montagne olimpiche avrà tre basi di un unico ufficio turistico: uno a Pragelato, uno a Sestriere e uno a Cesana. Non saranno più tre ma uno su tre sportelli. Parola d’ordine: lavoro integrato.

Riguardo la dimensione religiosa e diocesana nel suo territorio?

Il turismo religioso non è indifferente e la struttura ecclesiastica è un’ottima opportunità per aiutare il cambio della mentalità.

Ives Coassolo