Se a Pinerolo la Società Operaia festeggia quest’anno i suoi 170 anni (coeva dello Statuto Albertino che garantì le libertà di associazione e riunione), nel suo piccolo anche Villar Perosa si difende.

La Società Agricola e Operaia di Mutuo Soccorso (così si chiamava) nacque nel 1889, d’altronde solo in quel periodo era iniziata la diffusione dell’industria in un territorio altrimenti dedito alla campagna. Claudio Costantino, già sindaco di Villar e ora a capo del direttivo, racconta: «A fine ‘800 le società operaie erano molto diffuse – si dice quasi 7 mila -; oggi si direbbe che erano nate dal basso, per garantire ai lavoratori che si ammalavano un sussidio – tratto dalle quote sociali – che consentisse loro di non finire in rovina». All’epoca non c’erano infatti altri strumenti previdenziali.

Dopo la fondazione, la vita sociale proseguì normalmente fino agli anni della Grande Guerra quando fu sospesa fino al 1924, appena in tempo per dover fronteggiare il progressivo attacco fascista alle forme associative che portò nel 1939 a cessare l’attività. Così, pur non senza discussioni, tutti i beni furono alienati e il ricavato venne diviso tra i soci in proporzione agli anni di adesione. «C’era il forte timore – spiega Costantino – che le proprietà dell’ente venissero confiscate al momento della soppressione della società. A suggerire questo provvedimento – certo non indolore – per evitare il rischio di perdere tutto, fu il Senatore Agnelli, che era presidente onorario e la cui influenza aveva fino ad allora protetto la nostra Società dal regime». E il punto di riferimento della famiglia Agnelli per la Società Operaia non è mai mancato: «Sia il Senatore che l’Avvocato sono stati presidenti onorari e quando c’era bisogno non si tiravano indietro: donarono i terreni su cui abbiamo realizzato i campi da bocce e la struttura. E quando si trattò di arredarla una telefonata dell’Avvocato all’ingegner Bertolone ci fece mettere a disposizione dalla RIV sedie e tavoli per un valore di due milioni di lire dell’epoca!»

Nel 1946, l’attività riprese e – siccome la funzione mutualistica, che era stata alla base della nascita della Società, aveva perso d’importanza grazie alle conquiste sociali del dopoguerra – si orientò principalmente sul versante ricreativo-culturale che ancor oggi la caratterizza. Costantino prosegue il suo racconto: «Dopo la guerra la società ha costruito la sua sede, poi un po’ per volta ha realizzato i giochi da bocce che nel 1973 sono poi stati dotati di copertura; negli anni ‘80 si è poi ampliata la cucina: sicuramente per noi la proprietà della struttura è una risorsa importante». Una risorsa che porta con sé a volte degli oneri non di poco conto: «Recentemente abbiamo chiamato, in accordo col sindaco, una ditta specializzata per controllare la copertura in eternit – come si usava negli anni’70 – dei campi da bocce: anche se lo stato di conservazione certificato è ottimale e privo di pericoli, la nostra intenzione è di provvedere quanto prima alla rimozione e alla messa a norma che certo costerà parecchio!»

Il direttivo, eletto lo scorso dicembre, è orgoglioso del passato dell’associazione – «pensiamo ad Aldo Ribetto socio da 70 anni e presidente per 45» -, ma allo stesso tempo getta lo sguardo in avanti. «Anche se l’età media dei nostri 160 soci non si può dire sia verde, il nuovo consiglio è un po’ più giovane e vuole provare qualche novità». Senza penalizzare le attività abituali come le bocce e il gioco delle carte «che svolgono una funzione sociale importante garantendo agli anziani la possibilità di ritrovarsi», un obbiettivo che sta a cuore al presidente «è avvicinare alla Società Operaia i ragazzini per i quali abbiamo pensato a una tessera Under 18 (dal costo di 15 €, la metà di quella ordinaria)». Facendo la tessera i ragazzi – molti di loro già bazzicano intorno alla Società, grazie al vicino parco-giochi – potranno avvalersi degli sconti per i soci nel bar-pizzeria dei gestori a cui è affidata la Società». Oltre ad accattivarsene le simpatie, però «il Direttivo vuole provare ad appassionare i giovanissimi allo sport delle bocce, anche proponendo alle scuole degli incontri dimostrativi del gioco nella nostra struttura, coinvolgendo anche gli insegnanti di Educazione Fisica».

Dalla mente generosa del presidente Costantino sta poi prendendo forma un nuovo progetto «tornare a svolgere in qualche modo la nostra funzione sociale delle origini, non tanto con l’assistenza diretta alle persone in difficoltà – che spesso sono difficili da individuare perché l’amor proprio le spinge piuttosto che chiedere aiuto a mangiare “pan e siola”-, ma attraverso l’istituzione di borse di studio per i ragazzi, magari proprio i nostri nuovi soci!»

La Società Operaia oggi (Archivio Enrico Berardo)

E se tutto va bene il prossimo anno per la Società Operaia non ci saranno solo i centotrent’anni di fondazione da festeggiare.

GUIDO ROSTAGNO