Nella “settimana della montagna” a Pomaretto a catalizzare l’attenzione è stato il cinquantenario della sezione CAI Val Germanasca. La mattina del 2 giugno, oltre ai riconoscimenti ai soci CAI, si è parlato ovviamente di montagna, ma con un taglio poco conosciuto. Già da parecchi anni il CAI collabora con gli educatori del Centro Socio Terapico di Perosa per accompagnare in montagna gli assistiti del centro. Per documentare e far conoscere questa esperienza, che coinvolge ragazzi dai 20 ai 65 anni, è nato il progetto di un blog di cui si è parlato il 2 giugno. Lo si è chiamato “montagnaterapia”, anche se non si tratta tanto di una cura, quanto piuttosto di un’occasione inclusiva: la montagna può piacere e essere fruita pure da ragazzi con disabilità fisiche o psichiche.

Le camminate, quasi una alla settimana, coniugano l’allenamento fisico a una maggior presa di autonomia e sicurezza nei ragazzi. Oltre tutto, trascorrendo un maggior numero di ore cogli educatori, si incrementano anche le opportunità di crescita e conoscenza reciproca. Magari a costo di un po’ di stanchezza, ma se tornano a ripetere l’esperienza – non è obbligatoria e non tutti i ragazzi vogliono partecipare – troppo faticoso non è. Naturalmente sono necessari per agire in sicurezza un certo numero di accompagnatori ed è qui che il CAI soccorre il CST. Alcuni volontari dell’associazione – Franco Polastro, Valter Bruno, Edgardo Tron e Elmo Bordiga – sono diventati un insostituibile supporto per le uscite. Ma servirebbero nuove forze per potenziare il servizio e soprattutto per tirare la “joëlette”, quasi una carrozzina da cross con cui portare in montagna anche chi normalmente non potrebbe. Una cosa bella, però la salita è dura già da soli, figurarsi trainando qualcun altro. Per ora non si richiede una formazione particolare per fungere da accompagnatori – il buon senso e lo spirito da montanari è già una gran dote – e per ogni evenienza l’Unione dei Comuni provvede a stipulare un’assicurazione per i volontari. E se qualcuno cercasse un motivo per unirsi a quest’esperienza, lo può trovare nel sorriso di questi ragazzi, un sorriso contagioso che si diffonde sui volti dei loro accompagnatori.