Se quasi ogni paese, sotto Natale, organizza qualche iniziativa a cui tiene particolarmente – sia per tenere unite le comunità, sia semplicemente per stare insieme – a volte l’inflazione di babbi natali e mercatini porta un po’ a chiudere gli occhi sulla realtà, non sempre idilliaca, in cui viviamo.

In questo senso il concerto a favore del Gruppo Caritas Valli Chisone e Germanasca la serata del 16 dicembre ha rappresentato una felice eccezione. Nella chiesa parrocchiale di Perosa Argentina, il coro Eiminal e la Corale Pinaschese si sono esibiti davanti a un pubblico numeroso che, a giudicare dalla generosità delle offerte raccolte, ha sicuramente gradito la prestazione. Ma, senza offesa per le indubbie qualità canore dei gruppi, la risposta entusiasta dei presenti – in una sera in cui non mancavano le alternative per chi voleva uscir di casa – testimonia soprattutto il favore incontrato dall’opera della Caritas.

Mauro Clot, responsabile del gruppo, ricorda: «Siamo quasi al sesto anno di vita. La nostra attività classica è quella di fornire aiuti alimentari alle famiglie o ai singoli in difficoltà; a seconda dei periodi, i gruppi che assistiamo nei punti di distribuzione di Villar, Dubbione e Perosa variano dai 50 ai 70». La Caritas – che per evitare abusi, si coordina proficuamente con i servizi socio-assistenziali del territorio – si è sempre appoggiata per le sue necessità alle parrocchie in cui periodicamente si effettuano delle raccolte di alimenti. Un sistema che funziona come conferma Clot: «Siamo sempre riusciti a soddisfare le richieste di chi ci chiedeva aiuto; anche chi è chiamato a donare – trattandosi letteralmente di dar da mangiare agli affamati – psicologicamente non lo ha mai considerato un’elemosina». Spiega ancora Clot «la Caritas non ha mai chiesto denaro per la sua opera, ma siccome la nostra esperienza con il Centro per l’Impiego – che ci segnala settimanalmente le proposte di lavoro che potrebbero interessare i nostri assistiti – ci ha mostrato una realtà in cui a un giovane per avere qualche possibilità di trovare lavoro si richiede almeno un diploma. Abbiamo così pensato un progetto per aiutare economicamente gli studenti universitari o delle superiori che provengono da situazioni disagiate». Il progetto si chiama “Giovanifuturo” e viene concordato con i servizi sociali, ponendosi l’obbiettivo di contrastare non il bisogno, ma una delle sue cause: l’impossibilità materiale di ricevere un’istruzione. «In base all’impegno nello studio e al merito, cercheremo di aiutare, per ora, due o tre ragazzi ad esempio coprendo una parte dei costi di trasporto (che per chi vive in alta valle possono essere veramente gravosi!) o per l’acquisto di materiale scolastico particolarmente costoso». Naturalmente per non offendere la dignità dei ragazzi in questione, «l’assistenza passerà attraverso dei tutor individuati dai servizi sociali che terranno i rapporti con gli studenti e le loro famiglie, cercando di far loro capire l’importanza della formazione in vista di un futuro migliore: se le famiglie saranno d’accordo il progetto proseguirà». E gli oltre 800 euro raccolti nella serata di Perosa serviranno a questo scopo.