Ultimati i restauri nelle chiese di Laval e di Gran Faetto

Sono in corso i lavori di restauro di alcune perle sparse sul territorio montano: le piccole cappelle di montagna. I lavori in corso sono tanti. In particolare segnaliamo la conclusione di due edifici distanti tra loro ma che condividono il medesimo patrono: san Giacomo. La chiesa di Laval è nota soprattutto ai molti gruppi che ogni anno soggiornano nella casa parrocchiale attigua per campi e ritiri. La casa per ferie è stata ristrutturata già alcuni anni fa ma la chiesa richiedeva urgenti interventi. «Mancava un raccordo tra il tetto della chiesa e il campanile e filtrava acqua creando problemi di umidità – spiega Giorgio Passet Gros, architetto responsabile dei lavori – . Abbiamo così smontato parte del tetto in lose, spostato un vecchio camino e sistemato un converso in rame per permettere all’acqua di defluire». Ora non resta che aspettare la primavera e concludere con una buona mano di antimuffa e poi si tratta di smontare i ponteggi: «la difficoltà maggiore è l’ubicazione della struttura che non ha strade di accesso adeguate per portare il materiale tutto in una volta». Passet Gros, che ha chiamato il figlio Giacomo non a caso, non è nuovo a operazioni del genere «noi ci muoviamo in ambito prevalentemente civile ma sono contento di aver lavorato a questa chiesa viste le origini proprio a Laval dei miei parenti. E abbiamo anche fatto un prezzo di favore!». Gli economi confermano che i costi per l’intervento, cui si è fatto fronte anche grazie all’otto per mille, sono limitati a 7.000 euro.
Un po’ più sostenuta la spesa per il tetto della chiesa di San Giacomo ubicata al Gran Faetto, sotto la responsabilità pastorale di don Vojciech Rzeszutek il quale ha appena ricevuto dalla diocesi 39.000 euro per la ristrutturazione completa della piccola chiesa. «Era già in progetto da diversi anni la ristrutturazione ad opera dello studio Piero Pazè e ora finalmente è conclusa». Anche se sono poche le famiglie che vi abitano stabilmente, d’estate le nostre valli si affollano di turisti che hanno le seconde case e di vacanzieri. Molti approfittano del tempo delle vacanze per un riposo anche spirituale e per trovare una struttura ben conservata. È un servizio pastorale degno di nota. «Si tratta poi di conservare il patrimonio culturale e di fede dei nostri antichi – spiega il vescovo Debernardi– e la testimonianza delle comunità passate che hanno faticato a realizzare le chiese per vivere la loro fede in un tempo dove le condizioni per costruire erano davvero difficili. Le opere sono state realizzate con il contributo della Cei (50%) e degli abitanti locali, come nei decenni passati. Le comunità montane sono piccole ma sono vive e generose oggi come allora». Molte altre chiese attendo ancora la generosità dei fedeli locali e della Cei per mantenere viva e visibile una fede che si manifesta in una dimensione pubblica e collettiva.

IVES COASSOLO