Quando muore una persona famosa, spesso gli schermi, per tacere dei social, si riempiono di retorica persino fastidiosa.

Nel caso di Fabrizio Frizzi, al di là della commozione unanime del mondo dello spettacolo, è però possibile operare qualche distinguo. Il noto presentatore de “L’eredità”, accanto alla sua bonomia, ha coltivato negli anni e in vario modo un impegno discreto – come si conviene quando si fa del bene – ma costante in favore di molte associazioni benefiche.

L’Associazione Donatori Midollo Osseo, ad esempio, ha ricoperto sicuramente un posto particolare nella vita di Frizzi, come racconta Mario Bella: «Nel dicembre del 1990 fui suo ospite nella prima puntata de “I Fatti vostri” e gli raccontai la storia di mio figlio Rossano, della sua malattia e di come, dopo la sua morte, avevo fondato l’ADMO». A parte dimostrare l’umana simpatia verso un padre che ha perso un figlio poco più che ventenne, Frizzi fin da subito fu colpito dalla storia di Mario e dal suo impegno per cercare di offrire una speranza ai malati di leucemia: «Quando ci incontrammo prima della trasmissione, leggendo la lettera-testamento scritta da Rossano una settimana prima di morire, si mise a piangere e decise quasi subito di tipizzarsi». Andando ben oltre gli spazi concessi dalla TV. «Lì sono gli autori e i registi a decidere tutto quello», Frizzi divenne oltre che un socio anche un amico dell’ADMO e, in particolare di Mario. «Una volta mi ha confessato: “Dopo averti incontrato sono diventato un altro, grazie a te sono diventato un uomo migliore!» Un uomo che, da testimonial, si trasformò in donatore effettivo di midollo, salvando una vita: «Nel 2000 fu chiamato a donare il midollo a una ragazza malata di leucemia». Un’esperienza, questa, che legò ancor di più il conduttore televisivo romano all’ADMO: «L’ho incontrato più volte in occasione di nostre iniziative a Torino, a Palermo, una volta è venuto anche a Villar…». L’occasione fu «la rassegna di fisarmoniche organizzata in memoria di Nello Giordano: mio nipote Diego suonò il piano davanti a Fabrizio che fu, come al solito, simpaticissimo. Ricordo che dopo andammo a mangiare a Dubbione al “Santo bevitore”…».

Il dispiacere legato alla notizia della sua scomparsa è temperato in Mario dalla consapevolezza che anche da morto Frizzi continua ad aiutare la causa: «Non è bello da dire, ma in questi giorni dappertutto si è parlato di lui e del suo impegno per ADMO; così da una cosa brutta, può nascere qualcosa di positivo grazie alla risonanza che stiamo ottenendo». Una pubblicità che, purtroppo, spesso non va oltre il periodo dell’onda emotiva che segue la morte di leucemia di una persona famosa.

Bella ricorda ad esempio «la morte del calciatore Andrea Fortunato che spinse giocatori come Ravanelli e Giancarlo Marocchi a diventare testimonial ADMO». In quell’occasione «la Juventus organizzò un’amichevole devolendoci 80 milioni di lire». Senza paura di apparire venale, nei suoi ricordi in cui inevitabilmente scivola, Mario ritorna spesso sul denaro: i 400 milioni (di lire) che «sarebbero serviti per fare il trapianto a Rossano a Seattle, se si fosse trovato per tempo un donatore e che madama Agnelli mi aveva messo a disposizione»; i venti milioni da lui stanziati per mettere all’onor del mondo «la banca dati dei donatori di midollo all’ospedale “Galliera” di Genova», i circa due miliardi raccolti negli anni per «mettere in piedi e poi potenziare la struttura dell’ADMO». Per raccogliere fondi e per far conoscere la sua missione, Bella ricorda: «Ho girato tutte le televisioni pubbliche e private, in trasmissioni come “Check up” e “Canale 5 per voi” con l’allora moglie di Frizzi, Rita Dalla Chiesa. Facevo anche più di trecento uscite all’anno: il mio obbiettivo era di raccogliere almeno un’adesione al giorno al registro dei donatori…».

E a qualcosa tanto lavoro ha portato se oggi gli iscritti al registro dei donatori sfiorano i 400 mila; nel 1990 erano pochissimi…

Dopo tanto impegno l’età, gli acciacchi, la perdita dell’amata moglie Marisa hanno rallentato i movimenti di Mario Bella, senza prostrarne la tempra: «Adesso non posso più fare come una volta, ma tutti i giorni passo qua in sede e do una mano dove posso aiutare; metto in ordine, attacco le etichette se c’è bisogno».

E anche chi oggi guida l’associazione, con negli occhi questo esempio di instancabile dedizione, non potrà non continuarne con entusiasmo la missione.

Lo farà, ad esempio, cercando nuovi donatori di midollo osseo tra gli studenti universitari con “Sei unico fino al Midollo”. Ad aprile il 17 e 18 al Politecnico di Torino (Corso Settembrini 178) e sempre il 18 a Cuneo al DISAFA. A maggio il 2 e 3 alla facoltà di Economia (Corso Unione Sovietica 218, Torino), al Politecnico il 15, 16 e 22  in Corso Duca degli Abruzzi 24 e il 17, 23 e 24 in Via Boggio 71; i volontari di ADMO saranno presenti anche a Grugliasco alla facoltà di Veterinaria nei giorni 28 e 29 maggio.

Per scegliere dove fare il colloquio e la tipizzazione occorre prenotarsi su www.admopiemonte.org per poi ricevere via mail la conferma e tutte le informazioni utili per l’appuntamento.