La sua vocazione è sbocciata nell’Oratorio salesiano di Perosa Argentina

SONY DSCLa parrocchia San Genesio di Perosa Argentina, nei giorni 6 e 7 aprile, ha festeggiato i 50 anni di ordinazione sacerdotale di don Pietro Zago.
La vocazione di don Piero è nata frequentando l’Oratorio dei Salesiani dopo che con la famiglia si era trasferito a Perosa per cercare lavoro da un paesino del Padovano nel 1941. Frequentando l’oratorio in un’ambiente sano ha captato la chiamata a qualcosa di diverso. Negli anni ’50, poco più che ventenne, parte per la sua prima destinazione a Goa in India da dove farà ritorno solo per intraprendere gli studi di Teologia che lo porteranno a essere ordinato sacerdote il 25 marzo 1963 nella basilica di Maria Ausiliatrice a Torino assieme ad altri 41 confratelli. Ritorna in India con destinazione Madras da dove per motivi burocratici verrà espulso. Per un breve periodo viene destinato negli Stati Uniti, ma la vita agiata di quel paese non fa per lui ed allora chiede ed ottiene il trasferimento nelle Filippine nell’isola di Cebù dove, tra la povera gente e in mezzo ai ragazzi che lui ama, incomincia una nuova missione. A Cebù apre una scuola professionale per dare un futuro a quei ragazzi e alle loro famiglie. Successivamente continua la sua opera a Manila nel quartiere chiamato Tondo: la baraccopoli della capitale. Qui oltre al lavoro nell’istituto salesiano, con il contributo di tanta gente inizia un’opera sociale per sostituire le baracche con case di muratura per famiglie bisognose. Dopo l’esperienza di Tondo sbarca a Papua Nuova Guinea e lì ricomincia da capo come ricomincia da capo successivamente in Pakistan a Quetta e, ai giorni nostri, a Lahore. Proprio a Lahore, nelle settimana scorse, i cristiani sono stati vittime di attacchi terroristici a causa di accuse di “blasfemia”. Una folla di musulmani ha dato fuoco a più di cento case abitate da cristiani, ora rimasti senza nulla.
In questi cinquant’anni di sacerdozio don Piero non si è mai fermato neanche quando le situazioni politiche, culturali, religiose, calamità naturali e di guerra avrebbero potuto pregiudicare l’opera da lui iniziata. La fiducia nella Provvidenza, in Maria Ausiliatrice e in don Bosco, hanno permesso a don Piero di costruire opere tangibili che ora, a distanza di anni, stanno dando frutti soddisfacenti con l’aiuto di tanta gente comune, istituzioni e organi anche governativi di molte nazioni nel mondo.

 Paolo Marsura