Secondo una diffusa notizia – che risulta tuttavia errata – sarebbe stato Adriano Olivetti (presunto frequentatore, da giovane, del vecchio Convitto di Torre Pellice, adesso divenuto Centro Culturale Valdese) a regalare, in età matura, la costruzione della Piscina di quell’istituto valdese (ora risistemata a sede del Museo Etnografico).
Anche nello stesso sito internet della Fondazione del Centro Culturale Valdese questa indicazione viene tuttora riportata molto fuggevolmente, in un breve riferimento: «Negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale alla struttura iniziale» del Convitto «veniva aggiunta una piscina coperta, grazie a un dono dell’ex convittore Adriano Olivetti».
In realtà, questa olivettiana attribuzione di frequenza convittuale e di donazione della attrezzatura sportiva, va meglio correttamente riferita al fratello più giovane di Adriano, Dino, che è stato effettivo alunno dell’istituto cultural-pedagocico di Torre e conseguente committente della piscina coperta.
Il sospetto che Adriano non potesse avere frequentato il Convitto mi è sùbito sorto dal riscontro cronologico della sua possibile presenza giovanile a Torre, che ha immediatamente rilevato l’incompatibilità assoluta tra le date anagrafiche dell’Olivetti e l’età edilizia della istituzione valdese, riuscendo a chiarire così il disguido di riferimento finora perpetuato. Seguendo, infatti, quanto ha scritto nel 1958 il grande storico valdese Augusto Armand-Hugon, l’edificio convittuale (che venne «costruito nel 1922») era «destinato ad accogliere studenti di ogni parte dell’Italia che frequentino le scuole locali, con particolare riferimento al Collegio»; e quindi la presenza del giovane Adriano doveva per forza risultare posteriore alla data di inaugurazione dell’edificio, e al massimo poteva risalire a quell’anno stesso o alle annate sùbito successive, in quanto l’Olivetti (nato nel 1901) era già, nel 1922, ventunenne: in una età piuttosto avanzata per una normale frequentazione dell’Istituto torrese.
Nel tentativo, però, di trovare certificazioni maggiormente solide sull’argomento, ho voluto sondare più a fondo sul caso. Mi sono dunque riferito all’Archivio della Tavola Valdese di Torre Pellice, ottenendo diverse informazioni specifiche (in particolare per la gentile e solerte collaborazione della Dottoressa Sara Rivoira): innanzitutto, contrariamente – anche in questo caso – a quanto comunemente si riteneva, è emerso che «il progetto della piscina non è di Emilio Decker», il quale fu soltanto l’autore del Convitto degli Anni Venti; e che di conseguenza «la piscina fu progettata negli anni Sessanta del Novecento« dallo “Studio MC di Pinerolo”, in base a un progetto i cui disegni tuttavia si ritrovano “senza data”, ma comunque presumibilmente realizzati nel 1962 poiché il contratto per la costruzione della piscina risale al 1963, quando furono appunto avviati i lavori di costruzione” dell’edificio.
Meno esattamente documentabile invece rimane ancora la frequenza del donatore, perchè (sebbene «Il fatto che Dino Olivetti sia stato al Convitto durante la guerra è cosa nota»), «non avendosi i registri del periodo» – a causa delle dispersioni documentarie avvenute nel secondo conflitto bellico mondiale – purtroppo «non possiamo avere notizie precise».
Anche da queste informazioni, tuttavia, non si riesce nuovamente – sempre in termini di definizione cronologica – a ridurre i dubbi della frequenza di Dino quale Convittore torrepellicino: infatti, essendo egli nato nel 1912, e la Seconda Guerra Mondiale combattuta tra il 1939 ed il 1945, l’Olivetti sarebbe dovuto essere stato presente nell’istituto Valdese entro un arco annuale tra i 27 ed i 33 anni; periodo anch’esso piuttosto lontano da una accettabile giovinezza scolare. Dovrebbe pertanto restare più credibile una datazione di sua frequenza tra il 1926 ed il 1930, di cui però non si può dare – anche in tale circostanza – alcuna certezza.
Ad ogni modo, il motivo della presenza a Torre Pellice di Dino (e della famiglia Olivetti) è collegata alla figura importante di sua madre, quella Luisa Revel (valdese, che aveva sposato Camillo Olivetti, fondatore della nota ditta meccanica di Ivrea) che possedeva nella cittadina una piacevole dimora di vacanza, nella villa che porta il cognome di lei, situata sul lato soleggiato di Viale Dante.
Il giovane Dino (come lo stesso Adriano) frequentò il Convitto protestante seguendo quella educazione riformata cui era stato avviato dalla tradizione religiosa materna (sua mamma era la figlia del Pastore valdese di Ivrea, Daniele Revel, natìo di Luserna e per diverso tempo soggiornante a Torre), per quanto suo padre Camillo fosse invece di religione ebrea (ma agnostico per scelta, aderendo preferibilmente alle concezioni socialistiche di Turati).
A questo incrocio, o incontro, di fedi diverse, Dino rimase piuttosto neutrale, se non indifferente: al contrario di Adriano che poi optò – dal 1949 – per il Cattolicesimo, da lui considerato di “teologia superiore”.
Gli Olivetti progressivamente abbandonarono i loro soggiorni torresi, ma ne conservarono un ottimo ricordo, soprattutto vacanziero: di cui molto più tardi (nel 1998) la figlia di Adriano, Laura, ha ricordato – nei suoi diari – i loro più piacevoli momenti di incontri parentali («si parlava, con le zie», sorelle di Adriano, «molto di Torre Pellice e dei nonni Revel»), tutti improntati – nel ricordo goloso dei più piccoli – sulla attesa consumazione dei deliziosi pasticcini di proverbiale confezione «della nonna Maria».

Corrado Gavinelli

Allegat 5 ('Vita', N° 7, 2013) La Piscina in uso prima della sua trasformazione in Museo di Etnografia