Iniziano a sciogliersi i primi nodi in casa Valpe, dopo che in queste settimane l’iscrizione al campionato (da presentare entro il 28 giugno) era sembrata quanto mai in bilico. Problemi di soldi, ovviamente.

Colpa di una gestione sciagurata e stipendi troppo alti per gli stranieri? No, colpa del ritardo del pagamento dei costi di gestione del Cotta Morandini da parte della Regione Piemonte: dei 300.000 euro che spettano annualmente alla Valpe, quest’anno ne sono arrivati 22.000. Considerando che il Cotta Morandini necessita di alcuni interventi per la messa in sicurezza (circa 60.000 euro e che non è ipotizzabile vedere giocare la Valpe a Torino o a Pinerolo, il quadro generale sembrava veramente complicato.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto, bisogna considerare che il Cotta Morandini è di proprietà della Regione Piemonte che ne ha affidato la gestione alla Valpe,
impegnandosi a garantire un contributo di 300.000 euro, e non confondere la gestione sportiva con la gestione del palazzetto: sono due bilanci diversi, gestiti addirittura da due società diverse. Il bilancio della stagione sportiva – almeno stando alle dichiarazioni del presidente Marc Cogno – è sostanzialmente in pari; mentre il bilancio della gestione del Palazzetto dipende dai fondi della Regione.

Mancando i 300.000 euro di contributi, durante la stagione sono stati “prelevati” soldi dalla gestione sportiva per coprire le spese del Palazzetto, facendo risultare il bilancio della società in rosso impedendo, di fatto, di mettere Armani nelle condizioni di poter costruire una squadra competitiva. Nell’ipotesi che il Cotta Morandini dovesse chiudere, con esso cesserebbe di esistere anche la Valpe: un trasferimento a Torino (o Pinerolo) è impensabile per un discorso “affettivo”, ma anche per uno molto più pratico: gli sponsor non hanno interesse ad investire in una squadra che gioca lontano da casa.

Senza i fondi della Regione, quindi, addio Valpe e addio a tutto il movimento che gli gravita intorno: squadre giovanili, pattinaggio artistico, tornei estivi di hockey in-line, pattinaggio libero per il pubblico, ecc.

Parole rassicuranti sono arrivate dall’assessore all’Economia Montana Gianluca Vignale, presente alla Conferenza Stampa aperta ai tifosi di giovedì 20 giugno. Vignale ha spiegato che la Regione erogherà i fondi promessi, oltre a quelli necessari per i lavori di ristrutturazione, e ha rinnovato il suo impegno fino a luglio del 2015; dopo questa data, dovrebbe finalmente essere indetto un bando di gara per affidare la gestione del Cotta Morandini a terzi.

Ma cosa succederà nel 2015 è un’altra storia: quello che conta oggi, è sapere che i soldi della Regione arriveranno. Il problema è capire quando.

La situazione però, è bene sottolinearlo, resta ingarbugliata. Perché, nella nascente Eliteliga italiana, non c’è solo la Valpe ad avere problemi: l’Alleghe è rimasto senza sponsor, il Fassa ha annunciato di voler chiudere l’attività e, soprattutto, il Bolzano ha iniziato a fare le bizze, chiedendo di essere iscritto all’EBEL (Erste Bank Eishockey Liga).

Dando per buona (non è scontata, ma le sensazioni sono positive) la presenza della Valpe, resterebbero solo sette squadre: Asiago, Cortina, Milano, Renon, Valpellice, Val Pusteria e il neopromosso Vipiteno. Inoltre, se la “fuga” del Bolzano dovesse concretizzarsi, altre società potrebbero decidere di seguirne l’esempio e iscriversi in campionati stranieri.

Sulla questione Bolzano ci si aspettava una decisione più o meno definitiva dalla riunione di Lega del 22 giugno, che invece non ha prodotto risultati e ha contribuito a complicare ulteriormente il quadro. L’«intero sabato di sole trascorso in un autogrill a Verona a litigare», come definito dal presidente del Val Pusteria Andreas Leitner, ha portato ad un nulla di fatto.

«Si è riunita oggi a Verona – recita un comunicato ufficiale di ben quattro righe che sa tanto di presa in giro– la Lega Italiana Hockey Ghiaccio. Presenti tutte le società dell´Elite Liga e della Serie A2, che hanno deciso di incaricare il Presidente Tommaso Teofoli a chiedere nei prossimi giorni un incontro con il Presidente della Federazione Italiana Sport Ghiaccio, Giancarlo Bolognini, per definire il futuro dell’hockey italiano». Un altro rinvio quindi, mentre l’hockey italiano rischia seriamente di sparire.

Nicolò Mosca