7 ottobre 2014

Val Noce, Cumiana, Piscina. Le fonti rinnovabili farebbero risparmiare i comuni e i cittadini. Tartaglia, vicesindaco di Cantalupa: «In questo modo si potrebbe ridurre la bolletta del 20%»

Spazio all’energia rinnovabile. Sembra questo il nuovo slogan adottato dai tre comuni valnocini (Cantalupa, Frossasco e Roletto) che, insieme al comune di Cumiana e a quello di Piscina, stanno ripensando la gestione del proprio fabbisogno energetico. Tutto è partito dal consiglio comunale di Cantalupa del 26 luglio scorso. In tale riunione il vicesindaco nonché assessore alle risorse energetiche, Angelo Tartaglia, ha presentato il progetto per la costituzione di una Comunità Energetica Pinerolese. «Tutto è iniziato – spiega Tartaglia – con un’analisi della capacità di produrre energia da fonti rinnovabili sul territorio. Partendo dalla numerosa presenza di impianti fotovoltaici, sia pubblici che privati, si sarebbe in grado di produrre più del 40% del fabbisogno domestico della zona. Non abbiamo valutato il commerciale o industriale perché abbasserebbe la copertura al 15% circa. Da qui l’idea di costituire una Comunità Energetica».
In concreto si tratterebbe di costituire una società, in mano ai comuni partecipanti, con la quale gestire quest’energia a favore dei comuni stessi. Infatti al momento attuale chi produce energia, dopo aver sostenuto il suo fabbisogno, la vende alla rete, la quale a sua volta la rivende. «Però se la rete in questione – aggiunge il vicesindaco di Cantalupa – fosse quella di una Comunità si potrebbe dare un aiuto all’autosufficienza energetica: questo significa che i costi per il privato si abbatterebbero. Si tratterebbe di un 20% in meno del costo in bolletta. Questo perché verrebbe consumata in primo luogo la propria energia: non quella individuale ma quella di area. Il costo interno sarebbe poi definito dai comuni facenti parte della Comunità Energetica con un risparmio ulteriore. Poi per ciò che manca ci si rivolgerebbe alla rete esterna».
Due problemi emergono da questa idea: come contabilizzare l’energia prodotta all’interno dell’area e come gestire a livello legislativo quest’iniziativa. «La prima questione – tranquillizza Tartaglia – è facilmente risolvibile: basterà inserire dei contatori intelligenti in grado di fare una contabilità trasversale dell’energia prodotta, di quella consumata dal singolo e di quella venduta all’interno dell’area. Questi sono materiali già esistenti: nulla da inventare insomma. Invece più problematico è l’aspetto legislativo: al momento attuale infatti la legge prevede che si possa produrre e vendere energia solo se si è in cooperative o in consorzi storici: gli unici sono in Friuli e in Trentino. Se non si è in quella categoria è proibito destinare il proprio surplus ad altri enti: bisogna rivenderlo alla rete che lo ridestinerà di conseguenza. Ci si può associare per acquistare ma non per produrre e consumare in proprio l’energia. Questo è un problema da sollevare a livello politico e nazionale».
Al momento tuttavia si cerca una scappatoia con l’APE (Acea Pinerolese Energia), la quale compra energia all’ingrosso e la rivende ad un prezzo più basso. Si sta poi preparando anche a produrne per venderla: ad esempio ha acquisito una centrale idroelettrica sul Tanaro. «Ecco perché – conclude Tartaglia – si cerca con loro una formula per far funzionare il tutto. L’idea sarebbe vendere all’Acea che a sua volta la restituirebbe ad un prezzo favorevole».
È difficile per il momento intravedere delle tempistiche precise: infatti altre amministrazioni hanno dimostrato interesse verso questa vicenda (ad esempio San Pietro Val Lemina): se si dovesse allargare il progetto i tempi inevitabilmente si allungherebbero. Inoltre, poiché che il progetto è partito da una ricerca fatta in collaborazione con il Politecnico di Torino e che ancora si continua nella ricerca, si potrebbe pensare di accedere ad alcuni bandi europei per ottenere dei fondi. «In questo caso – scherza Tartaglia – sarebbe impossibile dire quando si realizzerà: infatti i tempi della politica sono misteriosi».

Manuel Marras

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