Maggio 2014

Mauro. Un bambino timido che ama la storia e la geografia perché gli fanno conoscere il mondo restando a casa. Si diletta con i libri di avventura che stuzzicano la sua fantasia. E la sua voglia di viaggiare cresce… Inizia a lavora a tredici anni nell’attività di famiglia dove di notte si impastano il pane, la focaccia e i dolci. Un lavoro duro per un ragazzo. Crescendo inizia, quando può, a viaggiare: gli Stati Uniti; l’Egitto – fin dall’infanzia voleva vedere le piramidi! -; la Grande Muraglia…

 
Trascorsi quasi 40 anni dal “primo impasto” Mauro cessa la sua attività.
Una mattina del 2012 si sveglia e si accorge di non stare bene. Forse una posizione sbagliata durante il sonno? Non riesce a piegarsi né a coricarsi. Respira con difficoltà.

 
Prova a fare due passi ma non riesce. Chiama la moglie, Angelica, che teme possa trattarsi di un infarto. Chiama un’autoambulanza. Viene subito smentita l’ipotesi dell’infarto. Ma deve comunque recarsi in ospedale. Accompagnato da Angelica entra al pronto socorso. Qui l’ecografia rivela un’emorragia interna.

 
È il primo ricovero di Mauro e dura un mese. Attesa per la biopsia, referti non chiari… fino alla richiesta di una consulenza a Candiolo. La diagnosi è dura da accettare: un tumore raro della famiglia del Sarcoma. In seguito a Tac ed altri esami clinici si scopre che il “nemico” è un emangiotelioma. Come una rete, una piovra all’interno dell’addome che si espande. Ha già intaccato il fegato e i polmoni. «È una rete vascolarizzata», viene spiegato a Mauro dai medici. Alcuni anni prima il medico di base gli aveva assicurato che ciò che sentiva su un fianco erano dei cumuli di grasso….

 
Secondo Mauro anche le vicende degli sui ultimi anni lavorativi e un periodo poco sereno della sua vita hanno inciso negativamente sullo sviluppo rapido di questa patologia.
Le cure hanno inizio. Gli viene proposto di entrare in un protocollo sperimentale, ma l’estrazione a sorte tra i candidati non lo sceglie. Mauro, con molta fede, accetta questo esisto: che è così che il Signore vuole, anche per lui va bene. Non prende il farmaco sperimentale ma partecipa al protocollo. Prima di firmare il consenso consulta Angelica, i suoi famigliari e per due notti non dorme.
I medici cercano di tranquillizzarlo, ma firmare quel foglio è dura. Del resto non ci sono alternative: la chirurgia sarebbe troppo invasiva e forse anche non sufficiente.

 
Il farmaco gli viene somministrato ogni tre settimane per 72 ore consecutive. Una flebo continua che lo fa sentire “legato” il primo giorno e malissimo il secondo e il terzo. Ha un accesso fisso sul torace, perché il farmaco avrebbe bruciato le vene delle braccia. «Come avere una presa USB!» scherza oggi Mauro. La prima settimana a casa è molto pesante: nausee e malessere si alternano. Quando non convivono contemporaneamente!
Ma Mauro vuole andare via. Al termine del primo ciclo riesce convincere Angelica ad andare qualche giorno in Trentino, a vedere le dolomiti. Una boccata di ossigeno, una carica per affrontare le cure successive… A dicembre il ciclo di terapia termina. Gli esami sono buoni. Tra l’incredulità del medico e l’ansia della moglie, Mauro decide di partire per l’India. Non era mai stato in quel paese dalle mille contraddizioni. E parte. Incontra tanta gente tante realtà e riconosce di essere una persona fortunata: lui che stava così male adesso è in viaggio! Lui una casa pulita l’ha: in India vivono per la strada, sporchi e non sanno cosa mangeranno e se mangeranno!

 
Lui che ha incontrato tanti compagni di viaggi occasionali ma molto gentili ed ospitali. È stato ammirato dalla religiosità del popolo indiano tanto che anche la sua preghiera si è infittita. Tornato a casa i medici scoprono Mauro pieno di vita: sereno e con gli esami buoni!

 
Lui non si ferma: parte per il cammino di Santiago. Assieme ad Angelica, atterrano a Lourdes, fanno il bagno nelle piscine dove Mauro non pensava di andare, ma da cui ha ricavato un’energia speciale. Pochi passi insieme sul cammino di Santiago e Angelica torna a casa. Mauro prosegue percorrendo a piedi 900 km. La storia si ripete: a casa gli esami vanno bene. Partenza per il Nepal. Percorso impegnativo per arrivare al Campo Base dell’Everest. Anche qui, sul Tetto del mondo, la preghiera lo aiuta. «Signore non farmi superare la difficoltà, ma la paura!» diventa il suo mantra. E gli ostacoli si superano. A marzo, con Avventure nel Mondo, Mauro cammina per una settimana nel deserto. Una guida beduina e una buona compagnia. Dai ghiacciai alle dune di sabbia i suoi piedi non si fermano mai.

 
Gli esami di Mauro continuano ad andare bene e lui prosegue a viaggiare per il mondo… «Vorrei far capire che sono fortunato. Perché ho trovato la mia dimensione nel camminare. Molte persone, anche giovani, che ho conosciuto a Candiolo non ci sono più. Vorrei urlare che se si lotta anche la salute ne ha giovamento. Vorrei dare speranza a tutti quelli che devono affrontare delle difficili malattie! Vorrei anche… augurare buona Pasqua di Resurrezione a tutti, perché tra poco parto Vado in Etiopia per la Pasqua copta!»

Cristina Menghini

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