Ad Osasco, Mauro Cinquetti ha riprodotto l’abito e gli accessori dell’uomo del Similaun

Settembre 1991. I coniugi tedeschi Erika e Helmut Simon Norimberga compiono un’escursione presso il confine italo-austriaco sullo Hauslabjoch. Per arrivare alla meta, la vetta del Similaun, devono affrontare alcuni crepacci che rallentano la loro camminata. Decidono di fermarsi al rifugio e rientrare il giorno seguente. All’alba, vista la bella giornata, decidono di allungare il tragitto del ritorno. Erika sprofonda nelle neve ormai sciolta e i due cambiano nuovamente percorso. Intravvedono una striscia nera. «La solita immondizia degli sciatori», pensano. Si avvicinano e trovano i resti di un uomo… Chiamano le autorità austriache che, pensando di recuperare un militare della Grande Guerra, lo maneggiano senza particolari accorgimenti, tanto da danneggiarlo in più parti.
In seguito a studi scientifici si scopre che la salma è invece quella di un maschio di oltre 40 anni e che risale all’età del rame (3550 AC.).
Se è stato un caso fortuito il ritrovamento di Ötzi (chiamato così da un giornalista austriaco perché è stato rinvenuto sulle Alpi Otztaler), ancora più incredibile è la serie di casualità che hanno reso possibile la sua conservazione.
Ötzi si è perfettamente conservato grazie al föhn che, con il suo calore, lo ha mummificato. Il peggioramento climatico che ha provocato per i 700 anni successivi una glaciazione ha permesso che pervenisse fino a noi. La conca in cui si era riparato ha fatto sì che i movimenti dei ghiacciai non lo spazzassero o spappolassero. Col riscaldamento terrestre degli ultimi decenni il ghiacciaio ha iniziato a ritirarsi restituendoci il corpo dell’uomo del Similaun. Se gli escursionisti tedeschi non fossero passati da quel sentiero Ötzi sarebbe marcito e noi non avremmo potuto avere le informazioni che il fuggiasco ci ha fornito e che superano l’importanza del ritrovamento paleoantropologico.
Prima della cultura del Remedello, tipica nella pianura Padana nell’età del rame, si conoscevano solo le sepolture: Ötzi, invece, ci ha consegnato tutto il suo mondo che scaturisce dagli oggetti che aveva con sé. Funzionali ed eleganti come il suo mantello in fibra vegetale, impermeabile e caldo da far invidia all’attuale Gore-Tex. Lungo e avvolgente per essere usato da coperta. Molto probabilmente fu confezionato da una donna: i suoi intrecci sono curati ed eleganti. Testimonianza di un certo gusto estetico del periodo, presente anche nelle linee degli oggetti. Sul mantello ci sono anche dei rattoppi, meno eleganti e probabilmente eseguiti dall’uomo in stato di emergenza, usando delle strisce di pelle che portava con sé.
Il suo arco non era incordato, la corda dell’arco era dentro la faretra e soltanto due delle dodici frecce avevano la punta. Non sapremo mai la sua vera storia ma di sicuro stava scappando perché aveva una punta di freccia in una scapola ed era ferito.
I suoi oggetti personali erano sparsi in un raggio di una decina di metri.
È quasi certo che arrivasse dall’Italia. L’incastro delle due aste di freccia, infatti, è fatto in legno di sanguinello. Il sanguinello nella parte austriaca non era presente se non sul lago di Costanza a 250 km di distanza mentre dal nostro versante è comune. Un altro elemento che lascia supporre che venisse dall’Italia è la presenza di foglie di acero, ancora verdi, dentro il contenitore in corteccia di betulla. Se fosse arrivato dall’Austria per trovare dell’acero avrebbe dovuto camminare per più giorni e quindi le foglie sarebbero state secche sia per il tempo trascorso dalla raccolta sia per il calore della brace conservata nel contenitore. Sulla sua ascia, inoltre, hanno trovato tracce di frumento: viveva quindi in una zona medio bassa dove veniva coltivato il frumento.
Ötzi, poi, portava con sé un fungo, il “betullino”, che usava da antibiotico sulle ferite. Sono stati rilevati perfino dei tatuaggi in corrispondenza a dei suoi malanni. Tatuaggi eseguiti da un’altra persona con carbone e un punteruolo di osso.
Quest’uomo aveva già un bagaglio di conoscenze notevole non solo farmaceutiche ma anche metallurgiche, testimoniate dall’uso del rame. Sono state trovate, infatti, tracce di arsenico nei suoi capelli: forse era anche un fonditore, o un uomo che lavorava in miniera o che cercava del rame (in Trentino ci sono dei affioramenti di rame in cui è presente dell’arsenico).
Tutto questo suo “bagaglio” è stato fedelmente ricostruito, con gli stessi materiali, dall’osaschese Mauro Cinquetti, un appassionato di archeologia sperimentale. Cinquetti, che fa parte del gruppo archeologico ARC, ha riprodotto sia il mantello che gli “accessori” di Ötzi permettendoci così di vedere oggi come apparivano allora. Sono pezzi che rivelano un certo gusto e una loro eleganza. Questi oggetti riprodotti sono attualmente esposti nel Museo Diocesano di Brescia nella mostra curata da Raffaele De Marinis (docente di archeologia presso l’Università di Milano) “L’età del Rame: la pianura Padana e le Alpi al tempo di Ötzi”.
Insomma, dopo più di 5000 anni di riposo, Ötzi ha scompaginato non solo l’archeologia ma anche la moda mostrandoci che il “made in italy” di qualità affonda le sue radici addirittura nella preistoria.

Cristina Menghini