4 dicembre 2015

Nell’incontro del CISS (Consorzio Intercomunale dei Servizi Sociali) di Pinerolo, tenutosi lo scorso martedì 24 novembre, si è discusso del progetto SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). Ai comuni è stato richiesto di proporsi o meno come candidati per questo progetto. Nella zona pianura sono scarseggiate le amministrazioni locali disponibili ad aderire al SPRAR. Dura la reazione di Giorgio D’Aleo, presidente del Museo Regionale dell’Emigrazione, che ha inviato al nostro giornale alcune considerazioni relative soprattutto al Comune di Frossasco.

Le pubblichiamo di seguito.
È sconcertante che Frossasco si sia schierato contro un progetto di accoglienza

Dalla cronaca dei giorni scorsi, ho appreso che Frossasco non ha aderito al progetto SPRAR che ha visto, invece, l’adesione di diversi centri aderenti allo stesso CISS del nostro territorio.
Questo episodio ha suscitato in me un certo stupore misto a disagio. Pur comprendendo un diffuso stato d’animo di preoccupazione a seguito dei recenti fatti di cronaca, osservo come tra i compiti fondamentali delle classi dirigenti sia quello di favorire la corretta comprensione dei fatti e la crescita etica e morale della società cui sono a guida. In momenti come quelli attuali, in cui soffiano violenti i venti del fondamentalismo religioso, del giustizialismo, dell’intolleranza, emergono non pochi esempi negativi: mi riferisco ai malevoli commenti di testate giornalistiche e televisive, cui fanno eco altrettanto diffuse espressioni in diversi social media che univocamente spingono al respingimento dei profughi ed alla diffidenza nei loro confronti in una complessiva ottica di chiusura.
Eppure nelle nostre terre non manca la cultura dell’accoglienza maturata in momenti difficili della storia anche recente. Come dimenticare l’ospitalità ricevuta da migliaia di giovani sbandati dopo l’8 settembre 1943? Il rifiuto di aderire all’esercito repubblichino esponeva loro al rischio del plotone di esecuzione ed a pesanti rappresaglie chi li nascondeva. Molte famiglie, nelle nostre vallate, non esitarono a sfidare la sorte e non pochi giovani ebbero, grazie a loro, salva la vita. Eppure quasi nessuno, neppure dopo il ritorno della pace, volle accampare il merito di aver salvato la vita a quei ragazzi.
Ciò era vissuto come una cosa “normale”, così come è normale, oggi, che i pescatori di Mazara del Vallo o di altre parti d’Italia accolgano sulle loro imbarcazioni centinaia di profughi magari buttando a mare il pescato per far posto a uomini, donne e bambini in pericolo di vita. Tale atteggiamento rappresenta un elemento portante della cultura del nostro Paese, eredità di quella mentalità che antepone la soddisfazione di aver salvato una vita, di aver condiviso pane, casa ed affetti con chi fugge da guerra, persecuzione, miseria alla ricerca del benessere economico a proprio esclusivo beneficio. Il rapporto tra benessere economico ed apertura alle richieste di aiuto sembra, talvolta, essere di proporzionalità inversa: più una società è ricca economicamente, meno è disposta ad aprirsi; più una società è povera più appare disposta alla condivisione.
La consapevolezza che non può esistere pace senza giustizia dovrebbe guidare le società evolute come la nostra; il ricordo e l’eredità lasciataci dai nostri avi non può essere accantonata per lasciare spazio alla ricerca di una agiatezza tanto effimera e fragile (ce ne rendiamo conto nelle ricorrenti crisi energetiche, finanziarie od economiche!) quanto sterile: una società che non si volge ai più deboli è votata ad un triste declino; una società che è capace di spalancare le proprie frontiere alle merci ma ha paura di aprirle alle persone è destinata ad implodere su se stessa.
Ce lo confermano le ricorrenti statistiche sulla allarmante crisi demografica del nostro Paese; ce lo ricordano le autorevoli quanto inascoltate voci di coloro che si spendono per un progetto di società coerente con i valori della tradizione cristiana oltre che della stessa Costituzione.
È davvero sconcertante che un paese come Frossasco, che ha sempre offerto prove di nobile apertura, si sia schierato contro un progetto di accoglienza dopo aver vissuto, negli ultimi anni, un’esperienza che lo ha fatto apprezzare ed ammirare non solo a livello locale. È deprimente che il paese che si fregia della presenza di un Museo dell’Emigrazione conosciuto in diverse parti d’Italia e del Mondo abbia dichiarato la propria contrarietà a quanto accettato dalla maggioranza dei comuni del pinerolese.
Se non dovessero bastare osservazioni legate alle tradizioni di accoglienza o ad altre valutazioni di carattere etico, basterebbero alcune delle seguenti considerazioni. L’adesione al progetto in questione garantisce tutta una serie di provvidenze, di controlli e di sostegni: questi fanno sì che, da un lato, le persone interessate siano tutelate senza alcun gravame a carico della comunità ospitante mentre, dall’altro, vi sia una maggiore attenzione, nei confronti degli ospiti, degli organi competenti anche nel garantire il rispetto delle regole imposte, cosa che non è prevista con medesime modalità al di fuori del sistema SPRAR (organismo istituito dalla legge n. 189/2002). Vorrei, in secondo luogo, ricordare come – in virtù dei circa 32€ al giorno per ciascun richiedente asilo (stanziati dalla Prefettura con fondi che non hanno assolutamente interferito con le finanze comunali) nei circa 20 mesi di permanenza hanno convogliato, attraverso una cooperativa, all’incirca 1.000.000 di euro, dei quali una parte non trascurabile è stata spesa a Frossasco per l’ospitalità in una struttura locale e per altre varie voci legate alla quotidianità…
Vorrei ancora sottolineare un importante aspetto legato alle attività nelle scuole del paese: con la testimonianza diretta delle persone straniere richiedenti asilo è stato possibile arricchire l’ esperienza culturale ed umana di centinaia di nostri scolari (sia delle elementari, sia delle medie) attraverso le diverse attività didattiche realizzate in specifici interventi collegati al “Progetto Accoglienza” completamente finanziati dal Museo regionale dell’Emigrazione.
Da ultimo (sebbene se la coscienza cristiana lo porrebbe al primo posto) questo rifiuto avviene negli stessi giorni in cui papa Francesco dando avvio al Giubileo della Misericordia simbolicamente apre le porte agli ultimi, agli esclusi, a coloro che fuggono da persecuzione, guerra, fame. «Esattamente all’opposto di ciò che avviene nel nostro (cattolicissimo?) paese».

Giorgio D’Aleo

museo emigrazione di Frossasco