È mancato nella serata di lunedì 1 luglio a Piscina il signor Felice Carbone, presidente onorario del museo ‘L Rubat di Piscina. Riportiamo di seguito l’ultima intervista realizzata dal nostro giornale all’inizio del 2013.

 

Felice Carbone‘L Rubat di Piscina è qualcosa di più di un museo etnografico. È soprattutto un gruppo di appassionati che, con generosità e competenza, portano avanti un serio lavoro di ricerca, conservazione e divulgazione della cultura contadina del territorio.

Nel corso dell’annuale Assemblea dei Soci di venerdì 15 febbraio, è stato eletto il nuovo direttivo il quale ha poi provveduto a definire le nuove cariche sociali: il nuovo presidente è Enrico Martino, vicepresidente Bruno Favaro, segretario Federica Nastri, tesoriere e addetto stampa Franco Lanzotti, economo Vittorio Guglielmone; il nuovo direttore del museo “L Rubat” è Fausto Santi.

Alle origini dell’associazione e del museo c’è Felice Carbone che, nel corso dell’Assemblea dei Soci, è stato nominato “presidente onorario”. Una nomina accompagnata da un lungo applauso e da qualche lacrima di commozione.
Felice Carbone ha 87 anni, una grande cultura e una modestia infinita: «Vivo come un vecchio – racconta -. Al mattino vestirmi, prepararmi colazione e far attenzione a non cadere è già un lavoro». Ma la prima cosa che Felice fa quando si sveglia è ringraziare Dio per un altro giorno ricevuto. È orgoglioso di essere un vecchio e non un anziano: «I nostri vej avevano una carica di rispetto e di amore che oggi è venuta meno».

Fin da bambino ha avuto problemi di salute ma non lo ha mai considerato un ostacolo, anzi ringrazia questa per questa condizione che gli ha permesso di condurre una vita senza “stravizi”, imparando ad accettare il tempo che scorre. «Invecchiare è un’arte –sostiene –. Mi fanno pena quelle persone famose in TV che non accettano la loro vecchiaia e alla fine si rendono ridicoli».

Si è diplomato al Liceo Classico Porporato di Pinerolo ma a causa della precaria salute non ha potuto laurearsi. «Negli anni più belli della vita, tra i venti i trenta, ho avuto un forte esaurimento dovuto ai rastrellamenti e ai bombardamenti. Ancora nel 1991, durante la guerra del Golfo, quando sentivo le sirene degli allarmi in TV e mi si gelava il sangue».

Per un lungo periodo è rimasto cieco ma ciò non gli ha impedito di scrivere anche dei libri, grazie all’aiuto di alcuni amici. «…e non sbagliava né una data, né un riferimento» puntualizza Fausto Santi, uno dei fedelissimi copisti.

Negli ultimi anni, senza farsi scoraggiare dall’età, Felice ha iniziato ad usare il computer: «Col computer ero un ignorantone! Io usavo l’antica macchina da scrivere con la quale scrivevo qualche articolo giornalistico.

Ho sempre avuto la mania di scrivere». I libri ai quali Felice ha dato il suo contributo sono una decina oltre ad una trentina di opuscoli. Ma uno solo uno porta suo nome “Il Signor Mais, tra leggenda e storia”.Il testo racconta le tradizioni contadine legate al mais (a Piscina ne esiste una qualità molto pregiata che già nell’800 era valuta più delle altre, la “ottofile”).

Fino qualche anno fa era possibile incontrare Felice intento a girovagare per i mercatini delle pulci in cerca di qualche pezzo significativo per arricchire il museo etnografico di Piscina che ha fondato lui stesso nel 1981.

Ma qual è stato il lavoro di Felice? «Allevavo polli! Amo l’aria aperta e il contatto con la terra. Un’altra mia grande passione sono le piante, specialmente quelle grasse!»

Si potrebbe stare delle ore ad ascoltare Felice, che conosce a menadito la storia del territorio e la racconta in modo avvincente e con semplicità. E poi è anche un ottimo esempio di vita.

Cristina Menghini
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