Roletto. Presepe vivente e “teologico” per meditare il mistero dell’incarnazione Venerdì 24 dicembre la pioggia caduta abbondante in giornata ha smesso quasi totalmente a sera inoltrata, permettendo così lo svolgimento, seppure in versione ridotta, del Presepe Vivente. L’entusiasmo di uno stuolo di giovanissimi pastorelli ed angioletti dalle aureole luccicanti, unito al timido belare di un tenerissimo agnellino che correva qua e là a prendersi le carezze dei bimbi, hanno fatto rivivere, per qualche momento, l’atmosfera di una notte di tanti anni fa, quando, a Betlemme, nacque un bimbo speciale. Qualche preghiera, qualche canto, una breve processione fino all’altare, dove i bambini hanno deposto i loro doni per Gesù Bambino: cibo, coperte, legna per il fuoco e un plico di letterine scritte proprio per Lui. Questa breve rappresentazione, realizzata con tanta semplicità e senza sfarzo, ha portato i fedeli a vivere ciò che non è “magia”, ma il “miracolo” di Dio, che per amore ha donato se stesso, diventando uomo e condividendo con noi la fatica del vivere quotidiano. Almeno per un po’, si è dimenticata l’esteriorità e la banalità del Natale consumistico e si è assaporato l’aspetto religioso e profondamente spirituale di questa festa.
Fino all’Epifania, poi, è rimasto allestito il presepe nella chiesa parrocchia. “La capanna con la santa famiglia – spiega il parroco, Domenico Osella – è collocata proprio sotto l’altare. Il resto della scena si sviluppa in crescendo attorno all’altare fino alla croce. Dall’incarnazione alla passione attorno al mistero dell’eucaristia. In questo modo il presepe rende visibile l’invisibile e diventa una catechesi anche durante le celebrazioni”.

Claudia Dal Palù