«La vita troppe volte non va come dovrebbe». Così il vescovo di Pinerolo, monsignor Derio Olivero, ha iniziato  oggi pomeriggio la sua omelia per il funerale del giovane Alberto Arbrile, scomparso lo scorso 25 ottobre a Cantalupa a causa di un infarto. «La vita fa tante promesse che non mantiene  – ha proseguito il vescovo – . Ma noi come credenti siamo qui a dire che c’è un Dio che non molla, che non smette di seguire Alberto».

La celebrazione si è svolta all’aperto nel cortile della casa di riposo Pro Senectute, dove è stata trasportato il corpo del ragazzo dopo l’attacco cardiaco che lo ha ucciso.

La bara appoggiata su due grandi ceppi di legno. Intorno i famigliari, tantissimi amici, un grande coro che ha messo insieme le cantorie di Cantalupa e Frossasco. Tutti lì, per salutare un ragazzo semplice, amante dell’allegria. C’erano anche gli amici motociclisti che, al termine della funzione, dopo un brindisi simbolico, hanno voluto far rombare i motori delle “due ruote” che Alberto tanto amava. Intanto sopra Cantalupa volavano gli elicotteri impegnati nello spegnimento degli ultimi focolai dell’incendio che da giorni devasta i boschi della Val Noce, quei boschi in cui Alberto stava lavorando il giorno della sua morte improvvisa.

Un clima di dolore ma non di angoscia. Il vescovo, commentando il Vangelo della trasfigurazione, ha ricordato come Gesù abbia voluto aprire per gli apostoli “una tendina sul paradiso”. «Nessuno sa descrivere quello che hanno visto, ma il  vangelo ci assicura che c’è una festa». E ha proseguito «Alberto amava arrampicare. Arrampicare significa cercare un altro passaggio sulla parete e andare oltre. Il nostro Dio di mestiere fa questo. Apre strade dove sembrano esserci muri. Noi crediamo che Dio è un chiodo che tiene. Per questo noi ti affidiamo a lui. Ti affidiamo a Dio che passa il suo tempo a dedicarsi agli altri». E ha concluso: «Per te ci siano le vie più belle che possiamo immaginare, per sempre. Buon viaggio, Alberto».

Dopo la messa hanno parlato anche una cugina, alcuni amici e il sindaco di Cantalupa Giustino Bello. Ricordando la statura del ragazzo e quella del nonno Carlo, già vicesindaco di Cantalupa, ha detto: «Ci stringiamo attorno alla famiglia dei “giganti buoni” per esprimere profonda vicinanza e  affetto».

C’era tutta Cantalupa a dare l’ultimo saluto ad Alberto. «Da lassù – le parole commosse di un amico – insegnaci a sorridere come facevi tu!»

P.R.