San Secondo. Intervista con il sindaco Paolo Cozzo, in carica dal 2009

Paolo Cozzo (Pinerolo, 1972), oltre ad essere sindaco di San Secondo di Pinerolo, è ricercatore in “Storia del Cristianesimo e delle Chiese” all’Università degli studi di Torino. Lo abbiamo intervistato per avere una panoramica sulla situazione del paese e sulla festa della liberazione.

Sono passati circa tre anni dalla sua elezione a sindaco di San Secondo: un bilancio?

Questi tre anni sono stati inevitabilmente segnati dalla crisi, una crisi che vincola i comuni ad situazione di bilancio limitata. La maggior parte dei comuni italiani, San Secondo compreso, risentono di questa situazione, che non consente di portare avanti le promesse fatte in campagna elettorale. Vedremo se le nuove norme in materia di Imu porteranno a qualche beneficio per i comuni, nel recente passato provvedimenti come l’abolizione dell’Ici avevano creato situazioni difficile per le amministrazioni locali. Crisi a parte, per il comune di San Secondo sono comunque stati anni tranquilli, la maggioranza è coesa e i rapporti con la minoranza sono estremamente cordiali. Recentemente è stata approvata una variante strutturale al piano regolatore, un grosso passo per un piccolo comune come quello di San Secondo, e in quell’occasione la minoranza ha partecipato alla discussione con spirito costruttivo.

A parte sotto l’aspetto economico, come influisce la crisi sui cittadini?

La crisi ha senza dubbio un forte impatto sociale, oltre che economico. Ho notato che, durante l’ultimo anno, è aumentato sensibilmente il numero di persone che vengono presentano problemi personali, con la speranza che il comune possa trovare soluzioni a questi problemi. Molto spesso però il comune non può fare nulla per queste persone, perché non ha le competenze economiche e giuridiche per intervenire. Prima della crisi, non c’erano mai stati problemi di questo tipo. Purtroppo queste situazioni rischiano di diventare normali, non più straordinarie, e se così sarà il comune dovrà pensare a qualche intervento mirato per queste persone.

Lei è ricercatore presso l’Università degli studi di Torino. Non è difficile far coesistere questo impegno e quello istituzionale di sindaco?

Come tutte le attività, il tempo che viene richiesto deve essere trovato sacrificando alcuni aspetti anche della vita privata. L’essere sindaco non deve escludere il lavoro, ci deve essere la possibilità di fare altri lavori. Ci sono diversi sindaci che sono in pensione e possono dedicare tutto il loro tempo al comune, ma gli impegni istituzionali non devono essere un’esclusiva di chi non ha altri lavori. Il tipo di lavoro che svolgo mi consente una certa flessibilità sugli orari, quindi mi permette di mantenere con serietà entrambi gli impegni, inoltre ci sono molte persone, che ringrazio, che mi aiutano sempre, vice sindaco e assessori Ho notato che questa vita amministrativa mi aiuta nel mio lavoro all’Università: nell’accademia c’è l’abitudine di fare ricerca in modo troppo distaccato dalla realtà, e il lavorare a contatto con le persone nel comune mi aiuta a vedere il mondo nella sua complessità, anziché come un modello astratto. Allo stesso tempo, ho tratto un vantaggio dall’essere ricercatore: osservo il mio comune cercando di guardare al di la dei confini stretti che si hanno considerando solo il territorio.

Cultura e istruzione, due elementi trascurati in tempo di crisi. Secondo lei è giusto, o sono campi in cui è importante investire?

La cultura e l’istruzione sono elementi che fanno parte dell’identità di ogni persona, che vanno potenziati indipendentemente dall’utilizzo professionale che se ne può fare: un cittadino consapevole dei propri diritti e doveri vive meglio il suo stato giuridico. Troppo spesso, la cultura è vista come un insieme di nozioni: non è solo questo, ma include il vivere in un cerco contesto, ci fa essere pienamente cittadini. Sono stato colpito dalle affermazioni di alcuni ministri che sostenevano che “con la cultura non si mangia”; la cultura non è fatta per mangiare, ma è un elemento imprescindibile per vivere appieno il proprio stato di cittadino. In questi anni, qui a San Secondo, abbiamo cercato di mantenere viva questa attenzione, per l’ambito culturale e dell’istruzione, uno dei più grandi investimenti di questa amministrazione è stato sull’istituto scolastico. Pensiamo che sia giusto che i bambini trovino nella scuola un ambiente accogliente, perché nella scuola si formano bambini che saranno cittadini, che hanno il diritto di crescere in un ambiente bello. La speranza è che il vivere in un ambiente bello, accogliente, gli faccia capire che le istituzioni ci sono e sono una risorsa. In un periodo storico in cui c’è un forte distacco tra la politica e la popolazione, dobbiamo dare degli esempi, far capire che non sempre i politici sono dei malfattori. Tornando a parlare di cultura a livello nazionale, è necessario rendersi conto che questi anni di crisi non hanno riguardato solo l’economia, c’è stata una profonda crisi culturale, di valori. Il modello culturale proposto, è stato quello del calciatore, della velina, non quello che studia e realizza se stesso grazie ai suoi meriti. Si è vissuti per anni nell’inconsapevolezza della realtà, abbiamo vissuto per anni in un mondo in cui le priorità erano soldi e successo. Il problema è che, nel momento in cui i soldi e il successo non ci sono, tutto crolla.

25 aprile, festa della liberazione. Che significato assume oggi, nel nostro territorio, questa ricorrenza?

Il territorio pinerolese, storicamente ha dato un grosso tributo alla lotta partigiana, e il nostro territorio è pieno di simboli che ricordano quegli anni. A Prarostino c’è un faro che ricorda gli anni tragici ed eroici, che hanno visto le persone sacrificarsi per la vita. Nel pinerolese ci sono diversi cippi che ricordano i partigiani morti, a San Secondo ci sono delle vie a loro intitolate. La sera del 24 aprile, ci sarà un concerto dei bambini delle scuole dedicato alla festa della liberazione, un progetto didattico che, oltre all’aspetto musicale, ha un forte risvolto di educazione civica. È importante non dimenticare cos’è successo in quegli anni, perché ormai la memoria storica è affidata ai pochi testimoni che erano presenti direttamente e che, ovviamente, con il tempo ci stanno lasciando. A noi tocca mantenere viva questa testimonianza, la speranza è che questi ragazzi inizino a capire quello che è stato il fascismo. Ce n’è bisogno, visto che c’è una tendenza a riabilitare certi dittatori, con la scusa che “sono tutti uguali, anche molti fascisti sono stati uccisi”. È inaccettabile che, per un discorso di pietà, si mettano tutti i morti sullo stesso piano: il fascismo ha fatto stragi di innocenti, non bisogna assolutamente dimenticarlo.

Domenica 15 aprile ha fatto il suo ingresso a San Secondo il nuovo parroco, don Giovanni Vasta. Com’è stato in questi anni il rapporto con la parrocchia e come sarà?

Con don Gustavo Bertea ci sono stati rapporti ottimi, rapporti di grande collaborazione, e mi presumo che questi rapporti continueranno con il nuovo parroco. In questi anni, tra il comune e la parrocchia, c’è stato il rispetto che ci deve essere tra le istituzioni di un paese. Il comune è un’istituzione laica, che tale deve rimanere, mentre la parrocchia è un’istituzione più spirituale, ma tutte e due devono collaborare per il bene comune. Ognuno nel proprio ambito, ognuno nella propria sfera, con grande spirito di collaborazione.

NICOLO MOSCA Paolo Cozzo, dal 2007 ricercatore presso l'Università degli studi di Torino. Nel 2009 è stato rieletto sindaco di San Secondo