08 settembre 2014

Luca Germena, Aviglianese “DOC” è nato nel 1962 in questa ridente località a ridosso di due splendidi laghi con le sue montagne attorno, i boschi e gli animali che la abitano e che segnano la sua infanzia forgiandone il carattere. Figlio d’arte, in quanto la madre Giorgia Nurisso è stata un’importante poetessa valsusina e il padre Sergio Germena uno scrittore e pittore. Luca Germena scopre quasi casualmente nell’intaglio del legno la sua innata espressione artistica, in quanto egli non scolpisce ma aiuta le radici a prendere forma mettendo a nudo l’anima dell’albero. La grande passione per il mondo animale, il rispetto e la paziente osservazione di tutto ciò che di animato ci circonda ne completano il profilo. Per questo ed altri eminenti meriti (è stato di recente ospitato al CERN di Ginevra) Luca da sei anni espone le sue opere nei mesi estivi, all’ufficio del turismo di Sauze d’Oulx proprio dirimpettaio al nuovo ponte sospeso acrobatico. Qui oltre le sue “creature” scolpite da anni, che sempre lo seguono come fedeli animali viventi, ci sono opere nuove plasmate dall’unione tra l’acciaio e il vetro che ben si accompagnano al legno. Una novità assoluta di questa mostra è che si può vedere l’artista all’opera nella piazza antistante il locale che espone i suoi lavori, mentre sta lavorando su un albero di ulivo rovinato al suolo (come si sa quest’artista non divelle nessun albero per le sue creazioni). Ebbene da questo tronco apparentemente inerme sta prendendo vita un corpo femminile, che richiama molti turisti incuriositi dal fatto che possono rendersi conto sin dall’inizio come una sua “creatura” prenda forma e vita. Tra le mostre più importanti ove Luca ha esposto le sue opere vanno ricordati: Il Museo di scienze naturali di Torino, a Barcellonette in Francia nella sede parco del Mercantour e al festival del “Design” di Berlino. Un’altra attività che l’artista cura amorevolmente è rappresentata da “Art in the garden” e cioè l’arte di rendere immortale un albero morto rendendolo all’arte. Capita a tutti, spiega l’artista, di avere un albero morto in giardino, al quale eravamo particolarmente affezionati, magari perché rappresentava un momento importante della nostra vita. Piuttosto che abbatterlo cancellandone la memoria lo si può trasformare conferendo nuova vita e spesso il soggetto custodito all’interno del tronco viene suggerito dalla sinuosità delle forme in esso contenute. Basta questo concetto per comprendere di quale artista di grande “spessore” stiamo parlando.

 Lodovico Marchisio e  Adriana Bergagna

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