19 maggio 2014

«Per la prima volta quelli che venivano messi all’angolo dalla dialettica hanno uno strumento oggettivo». Così si può riassumere l’obbiettivo dietro al nuovo libro di Mario Adinolfi, giornalista ed ex-parlamentare del Partito Democratico, “Voglio la mamma”, presentato al Centro Studi San Carlo a Torino sabato 3 maggio.

Dopo aver portato i saluti della Città di Torino, il vice presidente del Consiglio comunale, Silvio Magliano, si è detto «contento che si possa approcciare questo tema anche in questo modo: con una riflessione culturale e scientifica che parte dai numeri». Daniele Barale, uno dei moderatori, ha spiegato come la volontà di chiamare Adinolfi sia nata in virtù di una «battaglia per la ragione». La parola è poi andata al giornalista Marco Margrita che ha fatto un’introduzione accennando a due importanti pensatori: Augusto del Noce, con la sinistra come «partito libertario di massa» e Norberto Bobbio, che indica il bambino non ancora nato come soggetto debole che la sinistra dovrebbe difendere. Ha poi continuato spiegando come “Voglio la mamma” sia «un libro realista: osserva e ammette l’esistenza della realtà» per confrontarsi con essa sui quei «principi non negoziabili» indicati da Benedetto XVI.

Lo stesso Adinolfi ha illustrato come nello scrivere il libro abbia voluto essere «estremamente realista di fronte a un tema estremamente complesso»: quello delle unioni omosessuali, dell’aborto, dell’eutanasia infantile, degli uteri in affitto… Per questo, a ogni fine di capitolo, ci sono una serie di dati, su cui il relatore ha insistito, dalla notevole importanza, perché elementi oggettivi. Questi vanno usati da quella «maggioranza silenziosa», da quel «popolo che non glielo lascerà fare», per prepararsi in un’ottica di «resistenza», per quella che Adinolfi ha definito una «guerra» tra chi è a favore e chi è contro una «forzatura enorme non più tollerabile». È stato indicato come il confronto su questi temi sia trasversale ai vari partiti politici e riguardi tutti dalla destra alla sinistra. Riprendendo un passaggio da un discorso di Aldo Moro, Adinolfi ha sottolineato l’importanza di «giocare l’umanità delle cose che diciamo».

Al termine della presentazione c’è stato il tempo per alcune domande che hanno portato Adinolfi a parlare del ddl Scalfarotto come di una «legge intimidatoria»; di come si debba essere «netti dal punto di vista etico-culturale» e dell’importanza che parte dal singolo su queste tematiche.

Luca V. Calcagno

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