Se nei libri di storia il 25 luglio è una data importante (la caduta di Mussolini e tutto quel che segue), la speranza è che, in piccolo, lo diventi anche per la cultura in Piemonte.

Infatti la nuova legge sulla cultura, che integra e supera numerose leggi regionali finora vigenti, è stata approvata mercoledì 25 luglio. A ispirare le “Disposizioni coordinate in materia di cultura” – questo il nome della legge – una nuova idea del comparto, visto nella sua complessità di bene da tutelare in ogni sua espressione e da rendere accessibile a tutti.

Tra le novità, che entreranno in vigore dal prossimo anno, la programmazione triennale con la costituzione di un nuovo Fondo per la cultura (sia per la spesa corrente sia per gli investimenti); la possibilità di costituire tavoli come strumento di partecipazione; il riconoscimento di soggetti culturali in precedenza esclusi dai contributi regionali (come cinema e librerie) e la tutela del patrimonio linguistico.

Sia la Giunta, sia i gruppi consiliari del Partito Democratico e del Movimento 5Stelle hanno ottenuto di emendare il testo iniziale del disegno di legge. Il testo finale è stato votato all’unanimità dei presenti e sembra quindi rappresentare il frutto di una buona condivisione tra le varie forze politiche rispetto al ruolo da assegnare alla cultura in Piemonte.

L’ordine del giorno di Daniele Valle del PD – per impegnare la Giunta ad assicurare al comparto culturale risorse finanziarie adeguate, commisurate alle variazioni annuali dei tassi di inflazione e con livelli di finanziamento crescenti nel corso degli anni – è stato approvato. Diversa la sorte dell’ordine del giorno di Francesca Frediani (M5s), che chiedeva di destinare almeno lo 0,5 per cento del bilancio regionale ad investimenti in attività culturali (per arrivare gradualmente all’1 per cento della media europea): «Pur riconoscendo la bontà della legge – ha commentato insieme al collega Davide Bono – restano forti perplessità rispetto alla norma finanziaria. Il comparto culturale ha assistito ad una progressiva contrazione di risorse, per il 2019 sono previsti 36,8 milioni, che diminuiranno ulteriormente nel 2020 se non interverranno aggiustamenti».

Anche Gianluca Vignale  del Movimento nazionale per la Sovranità ha portato una sua riflessione: «La dotazione finanziaria non è l’unico tema, per attuare politiche culturali utili per la nostra regione serve un’attenta attività di pianificazione, bisogna cercare di rendere omogenea l’offerta su tutto il territorio, intervenendo dove è più scarsa».