16 dicembre 2015

 

Domenica 13 dicembre a Rubiana nella Sala Ariosto Re in piazza Roma 1 si è svolta alle 16:30 una toccante conferenza organizzata dal Comune con la collaborazione della “Pro Loco” e della “Casa Famiglia Miriam”. Ospite d’onore è stato Farhad Bitani, un uomo di pace che ha vissuto gli orrori della guerra, un personaggio di un grande carisma che comunica alla gente il dolore di ciò che ha vissuto e come da una terra arsa dalla guerra possa rinascere un fiore di speranza e di fede per tutti noi. In questa sede Farhad ha presentato il suo libro: “L’ultimo lenzuolo bianco” (L’inferno e il cuore dell’Afghanistan), che sta avendo un incredibile successo e sarà tradotto presto anche in lingua inglese.

Alleghiamo una delle tante recensioni, quella di Domenico Quirico, citato in sala da Farhad: «Quando andrò in Afghanistan per raccontare la ritirata, l’ennesima, dell’Occidente, porterò con me questo libro di Farhad Bitani. Perché raramente ho sentito, in un libro che parla di molte cose, l’odore della guerra: fumo, sudore pane stantio e immondizie. È l’odore delle cose che non sono più e non sono ancora morte. La vita non l’ha ancora afferrata questo giovane afgano: ella ha per lui un’aria di inafferrabilità. Ma in questo libro è già stata ridotta in minimi termini. C’è tutto, anche se in linee sottilissime. Racconta cose terribili e piccoli gesti della vita quotidiana che, in quello spazio, hanno un significato arcano e difficile. Guarda dentro con infinita pazienza. Racconta di qualcuno che è stato ucciso. Le parole non esprimono emozione: è un fatto. Si nasce, si combatte, gli amici muoiono, i nemici muoiono, si muore noi stessi.» 

Per meglio riassumere il contesto di questa serata riportiamo le parole di una giovane e promettente studentessa di scienze delle comunicazioni, Martina Vittonetto, che ha espresso il suo giudizio pubblicato anche su Facebook: «Ieri ho incontrato Farhad Bitani ex militare afghano e autore de “L’ultimo lenzuolo bianco”. Non è un romanzo, non è scritto da un occidentale è il racconto della realtà, crudo e drammatico ma allo stesso tempo autentico. Le ambiguità, gli stupri, la corruzione, le lapidazioni sono la quotidianità. Insieme a Farhad ho incontrato un gruppo di giovani profughi, ragazzi dagli occhi profondi, dai gesti timidi ma colmi di dolcezza. Lo sanno di essere “i diversi”, lo sanno che la gente li evita, li odia, ha paura. Eppure sono accoglienti, ti preparano la cioccolata e ti fanno sentire a Casa, nonostante la loro di “casa” sia un ricordo lontano. I popoli si odiano perché non si conoscono, le persone “diverse” fanno paura. Farhad odiava gli “infedeli” semplicemente perché non li aveva mai incontrati, non li conosceva se non tramite i racconti di propaganda delle scuole coraniche, poi li ha conosciuti e la sua vita è cambiata. Ogni tanto dovremmo imparare tutti ad ascoltare le storie, quelle delle persone, quelle dei popoli e, quando non ci è possibile ascoltarle, dovremmo leggerle nei libri o negli occhi della gente, perché se lo facessimo forse avremmo meno paura, forse nessuno combatterebbe in nome di un dio, che con nomi diversi è sempre lo stesso. L’odio nasce dalla paura e la paura nasce dall’ignoranza».

Presenti anche molti esiliati minorenni della “Casa Famiglia Miriam” che ospita i profughi sul territorio di Rubiana e  che hanno sentito il bisogno di essere presenti a quest’ennesimo appello di Farhad visto che il suo messaggio di concordia e la sua testimonianza di fede stanno girando per molte piazze italiane valicando anche le nostre frontiere con un “seguito” di migliaia di persone per volta a conferma che un grido di pace in questo momento di grandi tensioni mondiali che flagellano l’umanità, è una speranza per tutti! Presente anche il sindaco di Rubiana Gianluca Blandino e diversi membri della giunta con un intervento di Alberto Cappellaro, consigliere con delega al turismo.  Molti anche gli interventi in sala da parte del numeroso pubblico presente.

Alberto Rossignoli e Lodovico Marchisio 

Farhad Bitani