10 giugno 2014

Conosciuto dai più come Robin Williams l’ha portato sul grande schermo, Hunter D. “Patch” Adams è tutt’altro che il classico clown-dottore in camice bianco e naso rosso. Capelli per metà blu, per metà bianchi e abiti hawaiani: così si presenta Patch normalmente. E si prende cura delle persone gratuitamente in ospedale, in strada o in una palestra, come è successo la mattinata di domenica 8 giugno, durante il workshop “Vivere una vita di gioia” che il medico statunitense ha tenuto a Borgomanero (No), ospite dell’associazione ASD Baskin Ciuff. Quattro ore in compagnia del fondatore del Gesundheit! Institute, comunità ospedaliera gratuita in Virginia (Stati Uniti), in cui (ri)scoprire l’amore per una vita all’insegna della gioia.

Patch ha guidato i partecipanti al workshop in una serie di esercizi psico-fisici volti ad «avvicinare l’amore alla gente», come ha spiegato nel discorso che ha tenuto a fine seminario. Quasi due ore di testimonianza sulla felicità e i suoi nemici (solitudine, noia e paura), in cui il medico statunitense ha spiegato la sua concezione di vita: «Decido che voglio amare la vita (non che cerco di, vorrei, dovrei…). Allora non c’è via d’uscita: in ogni istante mi chiedo la migliore performance per rispettare questa mia decisione e la attuo. Se le conseguenze non mi piacciono, cambio performance fino a trovare la migliore per essere amorevole strumento di pace, giustizia e amore».

Una testimonianza, quella di Patch Adams, ricca di speranza per ogni giovane (e non) che sogna un mondo migliore: disgustato dalla violenza e ingiustizia del mondo, Patch tentò di togliersi la vita a 17 anni. Fu ricoverato tre volte in psichiatria. Grazie all’autostima donatagli da sua madre, «il più grande dono che mia madre mi abbia fatto», durante il terzo ricovero si disse: «Non devi ucciderti, merdaccia, devi fare la rivoluzione!». Una rivoluzione, la sua, basata sull’amore per se stessi, per la vita e per il prossimo. Valori che si trovano anche nel Vangelo, eppure: «Non conosco Dio – dice Patch, – non l’ho mai incontrato». Lui, semplicemente, ha deciso di «immergersi nell’oceano della gratitudine». « Se in mare non nuotate – spiega, – andate a fondo. Siate grati alla vita!».

Una mattinata, quella di domenica, che non si può esaurire o raccontare in un articolo di giornale. L’esperienza con Patch Adams deve essere vissuta per essere compresa fino in fondo. I suoi valori si possono trovare nel libro di questo “rivoluzionario sociale”: “Salute! – ovvero come un medico-clown cura gratuitamente i pazienti con l’allegria e con l’amore”. E testimonia come sia possibile una vita all’insegna della gioia, pur consapevole di «non aver mai reso nessuno felice. Io faccio delle cose e voi reagite. Se potessi fare io la felicità, la distribuirei anche a chi vuole essere triste! Ma io non posso decidere per voi. È una decisione essere felici, non moralismo: tuttavia, vi fa bene!».

SIMONA VALCARENGHI