Dal gennaio 2017 arriverà l’indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari. In etichetta i consumatori troveranno il paese di mungitura, di lavorazione e di trasformazione.
Fabrizio Galliati, presidente Coldiretti Torino informa: «Il via libera alla richiesta italiana di indicazione di origine arriva dalla Commissione europea. Sono scaduti i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011, quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. L’ok comunitario risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani che, secondo la consultazione pubblica online del Ministero dell’agricoltura, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l’etichetta riporti il Paese d’origine del latte fresco e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi, mentre per oltre il 76 per cento lo è per il latte a lunga conservazione». Il presidente di Coldiretti Torino aggiunge: «il provvedimento entrerà in vigore 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi, auspicabilmente, dal primo gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia. Sull’etichetta ci sarà l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari. In etichetta dovrà essere indicato: il Paese di mungitura; il nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato e il Paese nel quale il latte è stato trasformato». Fabrizio Galliati prosegue: «Con l’etichettatura di origine si dice finalmente stop all’inganno del falso Made in Italy, con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero. Spesso il consumatore tutto questo lo ignora perché sinora non era obbligatorio riportarlo in etichetta».
«In pratica – aggiunge Fabrizio Galliati – 1,7 milioni di mucche da latte presenti nelle stalle Italiane potranno finalmente mettere la firma sulla propria produzione di latte, formaggi e yogurt che è garantita a livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa, ma anche ai primati conquistati a livello comunitario con la leadership europea di 49 formaggi a denominazione di origine realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione. In Italia l’etichettatura salvaguarda 120mila posti di lavoro nell’attività di allevamento da latte che generano lungo la filiera un fatturato di 28 miliardi che è la voce più importante dell’agroalimentare italiano dal punto di vista economico, ma anche da quello dell’immagine del Made in Italy. La scelta di trasparenza fatta in Italia è importante per essere più forti anche nella lotta all’agropirateria internazionale sui mercati esteri dove i formaggi Made in Italy hanno fatturato ben 2,3 miliardi (+5%) nel 2015».
Fabrizio Galliati chiude così: «La produzione italiana di latte si attesta su oltre 11 milioni di tonnellate all’anno. Il Piemonte è poco sopra il milione di tonnellate, pari al 9 per cento del quantitativo nazionale. Il Piemonte conta duemila allevamenti ed è la quarta regione per latte prodotto, dopo Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Gli allevamenti in provincia di Torino producono il 31 per cento del latte made in Piemonte. Il latte subalpino, oltre ad alcune Dop – Gorgonzola, Grana Padano, Bra, Raschera, Castelmagno, Toma Piemontese, Murazzano e Robiola di Roccaverano – in gran parte è destinato principalmente ad altre tipologie di prodotto: latte fresco, UHT, paste filate, formaggi freschi, burro, yogurt, polvere di latte».

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