Nella notte tra mercoledì e giovedì il Torinese è stato colpito da una violenta grandinata. Probabilmente la più devastante per l’agricoltura da quasi trent’anni.

Ma per valutare bene i danni ci vorrà del tempo: ora i Comuni stanno per avviare le pratiche di riconoscimento della calamità naturale. Gli agricoltori, però, non nutrono grandi speranze.

La Confederazione italiana agricoltori di Torino ha appurato che il Torinese è tra le zone agricole più colpite: i comuni di Cambiano, La Loggia, Moncalieri, Trofarello, Vinovo e Beinasco, in particolare, dove non si è salvato quasi nulla.

A Cambiano, la floricoltrice Paola Adriano ha visto la copertura della sua serra fissa da 4 mila metri quadrati, completamente divelta dalla bufera di grandine. Una struttura che «era in piedi dal 1985 e nessun temporale era mai riuscito a scalfirla». Per l’azienda un danno di parecchie decine di migliaia di euro.

Piero Ferrero, ortofrutticoltore di Trofarello, ritiene che le zucchine della sua coltivazione siano irrecuperabili, anche quelle appena messe a dimora. E per pomodori e peperoni le notizie non sono migliori. Il raccolto di prugne, albicocche e mais almeno per metà è perduto, mentre «per le ciliegie se ne riparla il prossimo anno. Sui fichi la valutazione sarà possibile solo tra qualche giorno».

A La Loggia, nelle coltivazioni dell’azienda di Michela Testa Sina, costine, catalogna, basilico, zucchine, prezzemolo e insalata sono andati irrimediabilmente persi. «Siamo costretti a lasciare a casa i dipendenti – è il commento -, staremo fermi qualche giorno per riorganizzarci e poi ripartiremo, come sempre».

Nessuno di questi agricoltori è coperto dall’assicurazione poiché come spiega il presidente di Cia Torino, Roberto Barbero «Le polizze assicurative ormai sono troppo costose, mentre il valore dei prodotti viene puntualmente sottostimato, le condizioni dei contratti sono troppo restrittive e gli eventuali rimborsi arrivano dopo anni, se va bene. Così, soprattutto nel settore ortofrutticolo, gli agricoltori tendono a non più assicurarsi. E’ un problema a cui va trovata una soluzione, come denunciamo da anni. La tutela del reddito agricolo continua a ridursi, senza che nessun governo intervenga».