9 dicembre 2015

È stata inaugurata lo scorso 8 dicembre a Giaveno la “culla della vita”. Abbiamo incontrato Teresa Bava, presidente del CAAV (Centro Accoglienza alla Vita),  per saperne di più.

Teresa, come è nata l’idea della culla?

È difficile definire un momento preciso. Quando si ha a cuore la tutela della vita e si cerca di vivere il servizio come precisa risposta a una chiamata, viene spontaneo vagliare quotidianamente ogni possibile azione volta alla sua difesa: il cuore è allenato ad ascoltare l’urlo muto dei bambini non nati e di quelli a cui viene negato il diritto a un’esistenza degna di un essere umano. Da quasi trent’anni, con la mia famiglia e nel tempo con tanti volontari, cerchiamo di metterci accanto alle donne in difficoltà a causa di gravidanze che arrivano in momenti inaspettati e di percorrere con loro un tratto di strada affinché ogni gravidanza e ogni figlio, da tempesta si trasformi in bonaccia, da disgrazia in dono; affinché ogni vita sia accolta e accolta con dignità.

È dall’ascolto del disagio profondo che talvolta vivono alcune donne e dall’accompagnamento di alcune di esse nel difficile percorso del parto in ospedale senza riconoscimento del nascituro (la legge italiana lo consente), che abbiamo pensato che fosse giunta l’ora di aprire una “Culla per la Vita”: le donne vivono situazioni diverse e talvolta disperate per questo vorremmo che la Culla fosse opportunità per loro e speranza di vita per i piccoli…

In questa decisione, voluta fortemente dalla totalità dei volontari del CAAV, ci hanno rafforzato fatti di cronaca che riguardavano sia l’abbandono di bambini fra i rifiuti, sia il rinvenimento di bambini in alcune culle della vita in diverse regioni italiane. Certamente un grande input ci è stato offerto con fermezza dal promotore della prima Culla in Italia, l’amico Giuseppe Garrone di Casale Monferrato, già prima della sua nascita al cielo…

Un tempo esistevano le “ruote degli esposti”. Qual è la differenza tra quelle del passato e questa?

I nostri avi hanno dimostrato grande attenzione al problema dell’abbandono dei neonati e per questo avevano istituito le “ruote” ovvero strutture semplici, quasi sempre presso conventi, che permettevano alle mamme di lasciare i propri bimbi, dando loro la possibilità di essere accolti e cresciuti.

Oggi le nuove Culle, identiche nello spirito di accoglienza, sono molto più “tecnologiche”.

La Culla di Giaveno oltre all’impianto di aerazione/riscaldamento, è dotata di un sofisticato sistema di allarme che consente alla mamma di lasciare il bimbo in anonimato e al contempo di attivare un sistema di chiamata e controllo a distanza gestito da diversi volontari opportunamente formati e istruiti, fra cui anche la Croce Verde di Cumiana, per consentire la segnalazione tempestiva al 118.

Chi ha finanziato il progetto?

La “Culla per la Vita” ha una finanziatrice davvero generosa e attenta: la Provvidenza! Finora ha assunto il volto di volontari, di nonne, di ragazzi ma anche di ditte private che hanno dato il loro contributo attraverso lo sconto sull’acquisto dei materiali piuttosto che sulla fornitura gratuita di alcuni elementi necessari per la costruzione della Culla stessa. Alcune persone di buona volontà hanno anticipato delle spese nell’attesa che Signora Provvidenza individui volti nuovi!

L’ASL ha aiutato o ostacolato l’iniziativa?

Il Centro Accoglienza Alla Vita L’Annunciazione è accreditato presso l’Asl TO3, ma nonostante ciò un’apertura vera e concreta verso i volontari e il loro operato, anche molto qualificato, finora non c’è mai stata se non con qualche eccezione.

All’ASL è stata data comunicazione della messa a disposizione di questo nuovo servizio volto a prevenire scelte estreme che negano di fatto il diritto alla vita del nascituro  lasciando grandi ferite nel cuore della mamma.

La Culla è un bene prezioso che desidera donare speranza, per questo è di tutti e per questo chiunque, non solo l’ASL, avrà piacere di essere coinvolto nell’iniziativa per portare il proprio contributo, sarà il benvenuto.

P.R.

Una Culla per la vita