07 aprile 2015

 

La.Pi.S. (acronimo di Laboratorio Pinerolose per la città e il territorio Smart) è il nome dell’associazione fondata nel mese di aprile 2014 da Luigi Pinchiaroglio. Classe ’59, ingegnere, gira per tutto il mondo a progettare ferrovie, strade, metropolitane ma trova persino il tempo per scrivere libri. Ovviamente libri connessi alla sua esperienza tecnica e professionale, ma anche ad una passione che è quella della partecipazione del cittadino e della qualità della vita.

Proviamo ad immaginare una Pinerolo smart del futuro, perché ovviamente è un processo lento e in divenire: come potremmo vedere questa città tra cinque anni?

Una Pinerolo smart sarà senza dubbio una Pinerolo che dovrà allargarsi anche all’utilizzo delle tecnologie digitali. Questo non significa soltanto offrire qualche linea con il wifi. Lo scopo di queste tecnologie è quello di rendere molto più trasparente e diretto il dialogo tra la pubblica amministrazione e i cittadini, fra i cittadini, tra le categorie sociali ed economiche.

Quindi, niente code in anagrafe per ottenere un certificato…

Niente code in anagrafe, ma questo, in realtà, dovrebbe essere già la normalità. Il fatto che non lo sia è perché Pinerolo, come tante altre realtà, hanno delle inerzie di aggiornamento.
Il punto cui mi riferivo prima è l’aspetto culturale che dovrebbe essere insito nell’approccio smart. Mi aspetto è che attraverso le tecnologie i cittadini possano diventare parte attiva.

Io mi immagino che una Pinerolo del futuro – che è tutta ancora da inventare e da costruire – passi attraverso un processo partecipato dei cittadini, che deve essere necessariamente partecipato attraverso l’utilizzo del digitale e di internet, dei social network.

Un primo passo che potrebbe fare il Comune di Pinerolo è aprire un profilo Twitter o un profilo Facebook (non quello del sindaco ma uno istituzionale del comune) dove non è tanto che il Comune dà informazione all’esterno, quanto il Comune che riceve informazioni dai cittadini.

L’esperienza di La.Pi.S. qui a Pinerolo ha avuto un esito curioso: molte altre associazioni impegnate sul territorio si sono ricollegate e si è creata, negli ultimi mesi, una rete che ha visto altre realtà aderire, partecipare, intervenire alle riunioni. Quindi l’idea smart fa nascere altre idee.

L’aspetto fondamentale di un modello smart è quello della condivisione delle informazioni. È finita l’epoca di avere una informazione e di tenerla chiusa in un cassetto: non serve a nessuno. Neppure a chi ha questa informazione. Per cui l’idea è quella di condividere questa informazione con tutti i sistemi che si possono adottare.

Di conseguenza anche far sì che una associazione sia aperta ad avere al proprio interno altre associazioni, a colloquiare con altri soggetti istituzionali o meno, proprio perché il messaggio è quello che occorre il più possibile diffondere conoscenza e informazione e non pensare che, essendo proprietari di una conoscenza di informazioni, si possa creare qualcosa di positivo. Il mondo evolve condividendo il sapere e non tenendolo rigorosamente chiuso.

Marco Civra

 

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