L’esperienza di un “scambio educativo” tra Napoli e l’oratorio San Domenico

I ragazzi di Scampia hanno apprezzato un pomeriggio in allegria sulla neve delle nostre montagneDa quando nel 2009 è stato pubblicato il suo libro, Davide Cerullo continua a girare l’Italia portando l’esperienza di una Scampia (il famoso quartiere di Napoli) diversa dai luoghi comuni. Con Alessandro Pronzato ha scritto per le edizioni Paoline “Ali bruciate”, un testo che ha avuto molto successo. Ora Davide è approdato anche a Pinerolo ospite dell’oratorio San Domenico con il quale è nata una collaborazione educativa. Ce la spiega e ci introduce Gianluca Curto, 32 anni , molti dei quali impegnati come animatore ed educatore a San Domenico. Insieme a lui incontriamo Davide che da qualche giorno si trova con alcuni ragazzi di Scampia a Pinerolo. «I nostri progetti nascono da una convinzione e da una speranza – ci spiega Davide -. Dico anche speranza perché talvolta è più facile credere che sperare. E la convinzione è questa: i cosidetti “irrecuperabili” non esistono! Per questo da alcuni anni collaboro con la fondazione “Un raggio di luce” di Pistoia grazie alla quale vogliamo fare uscire i ragazzi dal territorio di Scampia per mostrare loro che possono competere anche al di fuori. Qualcuno dice che portare fuori i ragazzi sia una fuga. Noi crediamo di no».
«Abbiamo già avuto ospiti dei ragazzi di Scampia a Laval ed è stata una esperienza arricchente per noi stessi – spiega un entusiasta Gianluca -. Questi ragazzi ci danno moltissimo in termini di umanità; laddove noi pensiamo di donare loro qualcosa sono loro che danno a noi. Per questo abbiamo voluto andare a Scampia di persona ospiti di alcune famiglie e l’approccio è stato molto accogliente. Scampia non è solo “Gomorra” – continua Davide – le potenzialità dei ragazzi (tra i 6 e i 14 anni) che seguiamo sono enormi. Ma devono esserne consapevoli. Solo così possono venire fuori».
Quando si pensa a Scampia si pensa una terra di nessuno “governata” dalla Camorra. «A Scampia sembra che lo Stato manchi del tutto. E i ragazzi e le famiglie di laggiù non aspettano l’aiuto dall’alto. Si danno da fare come possono. Lo Stato interviene solo a scopo repressivo ma quello che serve ai ragazzi che seguiamo sono strumenti per potersi esprimere ed essere autonomi. Per questo creiamo, con altre Associazioni locali, piccoli laboratori: un forno per insegnare loro a fare la pizza ad esempio, insomma dare loro un mestiere». Se manca lo Stato c’è la Chiesa? «C’è un tipo di Chiesa che “non pratica la strada” ma la via del “curialismo”. In compenso c’è la presenza di uomini di chiesa che si gettano in strada: Manganiello, il gesuita Fabrizio Valletti… questa è una chiesa che è segno di contraddizione che non vuole stare tranquilla. Don Mazzolari diceva che l’uomo di fede è uomo di pace ma è uomo che non sta in pace. La Chiesa di strada è quella che tiene aperto il cantiere della speranza».
Conclude Gianluca: «Accogliere questi ragazzi è un gesto di umanità utile a loro per rendersi conto del proprio valore; e a noi a scoprire che l’ “altro” non è così lontano».

Ives Coassolo