Una delle tigri del Parco MartinatMercoledì 5 giugno 2013

Presso il Municipio di Pinerolo il 31 maggio scorso sono stato ricevuto dal presidente Alberto Romano e il consigliere attivista Piera Bessone di “Pinerolo Attiva”. Insieme ci siamo confrontati sulla situazione della tigri rinchiuse nell’ex Parco Martinat. È un problema comunque che si protrae da troppo tempo.

Denis Colombo presidente della LIDA di Pinerolo aveva raccolto fondi per procurarsi il cibo necessario al mantenimento delle attuali nove tigri (e un vecchissimo leopardo, che ha addirittura 24 anni!) che, dopo la chiusura del parco Martinat di San Pietro Val Lemina, vengono ospitati insieme ai due proprietari nella struttura ormai obsoleta. La LIDA stessa aveva provveduto a segnalare alle autorità competenti la questione di seria criticità in quanto le gabbie sono fatiscenti e la porta esterna del parco è spalancata. Una tigre anziana è mancata tempo fa, ma le restanti sono raggruppate insieme e non sterilizzate, quindi anche col rischio che avvengano nuovi accoppiamenti poiché i cinque cuccioli nati in cattività ora hanno un anno di età. Molte comunque sono le realtà che si sono attivate. Il WWF di Pinerolo ha già preso contatti con alcuni Zoo Safari (Pombia e Murazzano) per tentare il trasferimento meno indolore per le povere tigri.

Per rendermi conto di persona dello stato attuale della situazione mi dirigo al parco Martinat e in effetti non ho nessun problema a percorrerlo totalmente in quanto la porta d’ingresso rimane spalancata. Ho anche notato nelle gabbie adibite a varie specie di uccelli, ancora alcune sparute presenze di volatili che han preferito rimanere nelle gabbie ora prevalentemente vuote, a triste testimonianza dell’abbandono in cui riversa la struttura in seguito alla sua chiusura causata da una sequenza di eventi, non ultima la dipartita di Sergio Martinat, allevatore di volatili che nel 1995 diede vita al parco. Uno dei due figli, Giorgio, fa presente i reali problemi cui sono andati incontro e che hanno decretato la chiusura del parco: poche visite, strada d’accesso disastrata, la grande voliera d’ingresso sventrata da una tromba d’aria nel 2004 e mai ripristinata per mancanza di fondi, fino ai laghetti da bonificare.
Tornando al problema più ricorrente delle tigri, queste attualmente per totale mancanza di fondi sono tenute in vita dentro vecchie gabbie, la vasca grande a cui si abbeverano è quasi senza acqua, sono molto denutrite, purtroppo quasi sempre costrette (salvo casi sporadici di spostamenti) a stare tutto il giorno chiuse negli stretti recinti dove dormono, in spazi piccoli che a malapena permettono loro di muoversi.
Gli stessi proprietari delle tigri vivono in un container ospiti della struttura ed il bandolo della matassa è difficile da dipanare proprio perché in cuor loro gli anziani possessori non vorrebbero fossero allontanate, ma Carla Agosteo è anziana, il marito è paralizzato ed è stato anni fa anche aggredito (senza gravi conseguenze) da una delle sue tigri. Oltre tutto la proprietaria, per l’amore che porta ai suoi animali, entra spesso dentro le gabbie rischiando lei stessa di essere aggredita e di far scappare i felini mettendo anche in pericolo gli abitanti residenti nelle aree limitrofe.
Una soluzione va quindi trovata al più presto senza rimandare all’infinito, per la salvezza delle tigri e di chi vive ai margini di questa sconcertante realtà.

Lodovico Marchisio