«In questi cinque anni ho avuto un vero e pieno appoggio da parte della mia squadra. E, se verrò rieletta, vorrà dire che i cittadini avranno confermato la stima nei miei confronti. Questi sono i due motivi principali che mi hanno spinta a ricandidarmi». Esordisce così Anna Balangero, sindaco di San Pietro Val Lemina in rappresentanza della lista civica “San Pietro Val Lemina: voi e noi con buon senso”. Nella tornata elettorale del 25 maggio se la vedrà con un solo sfidante, Enzo Lacroce (lista “San Pietro che vale”), attuale consigliere comunale di minoranza.

Un bilancio di cinque anni di amministrazione.
Faccio una premessa: io e gli altri componenti della giunta lavoriamo senza alcun compenso. Nelle persone che collaborano con me, vedo la voglia di fare cose per il paese e di stare con la gente, di fare comunità. Anche se faccio il sindaco per passione, ci sono sempre pro e contro: tu fai quello che ti sembra giusto, ma a volte non viene capito o apprezzato dalla popolazione. La mia vita da amministratore è iniziata nel 1999, in qualità di consigliere comunale con delega ai Servizi Sociali, un ambito a me familiare (lavoro nel ramo amministrativo all’ASL di Pinerolo) e gradito. Poi, cinque anni come capogruppo di minoranza. Quando sono stata eletta sindaco, ho vissuto l’evento con orgoglio incredibile, come se la gente, assegnandomi quel ruolo, mi avesse stimato e dato fiducia. Il bilancio è positivo per questa sensazione qui.

Le maggiori soddisfazioni?
Innanzitutto il vederti riconosciuto quello che hai fatto, l’aver realizzato cose in cui credevi e che sono costate fatica e impegno. In concreto, direi la riqualificazione dell’ingresso del paese. Ma non solo: la sistemazione degli edifici scolastici; la riqualificazione e l’ampliamento degli impianti sportivi e del salone polivalente; il potenziamento del ruolo sociale del Comune (aggregazione adolescenti, apertura settimanale del Centro Anziani, collaborazione con volontari e associazioni). Tra queste ultime, voglio citare i “Piemontesi nel Mondo” di Michele Colombino (collaboratore di “Vita Diocesana Pinerolese”, n.d.r.).

Veniamo alle criticità.
Sicuramente sono stati cinque anni pesanti: tasse, Tarsu, Tares, cambiamenti continui, poche risorse da spendere, i vincoli economici stringenti fissati dal Patto di Stabilità.

In caso di rielezione, quali sono i suoi desideri e progetti?
Vorrei portare avanti alcuni interventi già previsti nel vecchio programma, in particolare la riqualificazione degli ex edifici scolastici (che ospitano sedi di associazioni, biblioteca, palestra…). Mi piacerebbe mantenere tutto quello che c’è: il settore sportivo (abbiamo quattro squadre di calcio, tre di bimbi e una di ragazzi), il Centro Anziani, il servizio di pre e post scuola. Ho puntato tantissimo sull’organizzazione di manifestazioni: ne sono nate di nuove (mercatini di Natale, Fiera di Primavera, Mangia e Cammina, Carnevale…), senza peraltro incidere sul bilancio del Comune. Bisogna cercare di organizzare eventi per creare comunità, per attirare la gente.

San Pietro è la residenza dei ricchi, una sorta di “dormitorio” di lusso, per gente che vive a Pinerolo o a Torino. È d’accordo con questa diceria?
A me San Pietro piace da matti. Pur essendo nata sulla collina di Pinerolo, sin da bambina l’ho sempre frequentato. Lo ricordo come un paese vivo, dove si faceva comunità e d’estate era pieno di gente in piazza. Oggi è un paese dove ai cittadini “storici” (nati e vissuti qui) si affiancano quelli che arrivano da altrove e lavorano in altre città, quindi hanno già un loro giro sociale. Credo però che se si propongono attività e possibilità di fare comunità, la gente risponderà in maniera positiva. Non siamo affatto un dormitorio: abbiamo una bellissima scuola (cinquanta bambini alla materna e altrettanti alla primaria), con genitori molto presenti e partecipi; prima della nostra amministrazione non c’erano squadre di calcio, oggi ne abbiamo ben quattro. Bisogna insistere. Paese di ricchi? Economicamente la situazione è buona, sono poche le richieste di aiuto da parte di persone in difficoltà. E l’immigrazione extracomunitaria è quasi inesistente.

I rapporti con la parrocchia, guidata da don Luigi Castagno.
Mi ha sposata nel 1981, quando era parroco a San Maurizio. Lo ritengo una persona eccezionale, come prete e come uomo. C’è un appoggio vicendevole tra Comune e parrocchia; del resto, in entrambe le situazioni il problema è la mancanza di soldi. Don Luigi ha realizzato parecchi lavori, in particolare il tetto e l’interno della chiesa (a cui noi abbiamo contribuito con 10mila euro). Tutti gli anni il Comune dà un finanziamento per l’Estate Ragazzi gestita dalla parrocchia. C’è l’idea di riqualificare la casa parrocchiale (tetto, infissi, intonaci, servizi igienici…), per cui ci stiamo muovendo, parrocchia e Comune insieme, per cercare fondi.

Vincenzo Parisi

Anna Balangero