09 giugno 2014

Esistono, nelle Alpi Occidentali ed anche nel Pinerolese, siti che testimoniano in modo evidente la persistenza del sacro lungo le epoche storiche. Tra questi alcuni riportano testimonianze che giungono addirittura dalla preistoria.

Sono siti che, per la loro stessa conformazione e posizione (in luogo elevato, in luogo nascosto, accanto a elementi naturali che richiamano il fluire della vita o forze non facilmente riconducibili all’esperienza empirica) si sono prestati da sempre a localizzare l’espressione religiosa dell’uomo. Si tratta per lo più di luoghi elevati, vette, caverne, anfratti, “balme”, roccioni in posizione dominante il paesaggio circostante, spesso rivolte ad Est o a scorci maestosi, aree dove sgorgavano sorgenti o nelle quali sorgevano alberi sacri, luoghi spesso riconnotati con edifici di culti successivi o con simboli cristiani.

Questi ultimi sono quelli oggi più facilmente rintracciabili e costituiscono l’ultimo strato di una lenta e graduale sovrapposizione di evidenti “tracce” del sacro.

Sulle orme di questi testimoni pietrificati si articola la nuova mostra allestita dal CeSMAP (Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica) di Pinerolo: “Gli Spiriti della Natura – La persistenza del sacro dalla preistoria al medioevo”. Una mostra acquisita oltralpe e ridisegnata su misura per il territorio pinerolese. Emblematica, in questo senso, l’esposizione della settecentesca statua di San Valeriano, proveniente dall’omonima chiesa di Cumiana dove risiede la piccola comunità monastica di Monte Croce. Il santo della legione Tebea viene raffigurato a grandezza naturale, inginocchiato su una roccia nella quale restano le sue impronte. La roccia “originale” con tanto di coppelle è visibile ancora oggi all’interno di un pilone votivo situato a pochi metri dalla stessa chiesa di San Valeriano. Accanto alla statua, nell’allestimento predisposto dall’artista Tere Grindatto, anche il tradizionale “Ujun”, un lungo bastone scortecciato e dipinto.

«In passato la festa di Sant’Isodoro, il giovedì dell’Ascensione, chiudeva il ciclo di feste al Santuario di San Valeriano – spiega il direttore del CeSMAP, Dario Seglie -. Narra la leggenda che fosse un bracciante agricolo spagnolo molto devoto, che ogni giorno passava ore in preghiera; due angeli conducevano i buoi e l’aratro nell’aratura del campo in sua vece. Uno degli angeli che arava aveva preso anche il lungo bastone che Sant’Isidoro usava per pungolare i buoi, detto localmente ujun (grosso ago). Questi pungoli venivano scortecciati in primavera, poi, con biacca celeste o rossiccia si dipingeva una spirale dalla base alla punta. Dopo la benedizione del Priore, venivano distribuiti e impugnati durante la processione; tornando a casa, si riponevano nella stalla a protezione degli animali e degli abitanti. Il rito ha evidenti riferimenti con le Rogazioni di epoca romana e più in generale con i culti preistorici legati alla fertilità della natura, piante ed animali, e delle persone».

L’inaugurazione è in programma per sabato 21 giugno. Alle 16:30 nella Chiesa di Sant’Agostino, mentre alle 18 presso la Biblioteca Civica “Alliaudi”.

La mostra che resterà aperta fino al 31 maggio 2015, rispetta i seguenti orari di apertura: presso la chiesa di Sant’Agostino, sabato e domenica dalle 15:30 alle 18:30; presso la Biblioteca Alliaudi dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19. Visite guidate per scuole e gruppi, ogni giorno, su prenotazione obbligatoria.

Per info: 0121.794382 (lun-ven h.9:30-12:30), oppure didatticacesmap@alice.it

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