04 maggio 2014

Ilaria, Rossella, Giulia, Stefania, un sorriso radioso che conquista e che le accumuna. Sono Oblate di Maria Vergine di Fatima arrivate a Pinerolo per una breve visita alla comunità dei padri Oblati. Raccontano una esperienza molto particolare, la loro missione di apostolato in una realtà che per tutti è sinonimo di ricchezza, bellezza e mondanità: il Principato di Monaco. La loro presenza in questo stato in cui il cattolicesimo è ancora la religione ufficiale è stata voluta dal vescovo, in accordo con il principe, il quale le ospita in una residenza di sua proprietà, già sede in passato di un’altra comunità di religiose.

Perché siete state inviate nel Principato?

La richiesta del vescovo è stata motivata dal nostro carisma specifico, accompagnare il popolo cristiano in un cammino di fede. Vivere la spiritualità nella quotidianità e così aiutare a scoprire la presenza del Signore nelle cose di tutti i giorni. Per questo collaboriamo con i parroci in tutto ciò che è la vita della comunità cristiana, dalla catechesi, all’animazione liturgica, alla presenza nei diversi uffici diocesani. Ma specialmente la nostra missione è l’apostolato, la pastorale giovanile e nelle carceri.

E la vita di preghiera?

La nostra è una vita insieme contemplativa e attiva. La messa quotidiana, la liturgia delle ore comunitaria, un’ora di preghiera personale con meditazione sulla Bibbia, adorazione eucaristica, rosario.

Nel Principato di Monaco il cattolicesimo è ancora religione di stato, ma qual è oggi la situazione reale?

Ci sono ancora profonde radici cristiane grazie all’opera portata avanti per molti anni nel passato dal clero e dai religiosi. I monegaschi più anziani hanno ricevuto una vera educazione cristiana di cui anche le generazioni più giovani conservano in qualche modo un buon ricordo. Però i tempi sono cambiati, lo sviluppo economico ha portato con sé materialismo, mondanità, edonismo… È rimasto ancora un senso religioso legato al ricordo delle pratiche cristiane, ma in modo superficiale, vissuto più che altro come tradizione e folklore. Oggi oltre ai veri residenti vi è una moltitudine di persone che vive nel Principato o vi si reca ogni giorno. Tra queste investitori e giocatori sono comunque la minoranza, la maggior parte è invece costituita da lavoratori: professionisti legati a banche e compagnie di assicurazione, immobiliaristi, impiegati di alto livello, ma soprattutto una grande moltitudine di lavoratori molto più modesti come giardinieri, manovali, cuochi, persone di servizio. Sono rappresentate tante nazionalità diverse. Tutte queste presenze hanno portato culture nuove, diverse, a volte in conflitto con un pensiero autenticamente cristiano. Si pensi ad esempio all’influsso della vicina Francia con la sua tradizione portata a considerare la fede come un fatto eminentemente privato e con un pensiero fondamentalmente laicista.

Come vengono accolte queste persone dai monegaschi?

Bene, i residenti sono accoglienti, anche cordiali, ma tuttavia questo è un atteggiamento che risulta alla fine abbastanza esteriore. A Monaco è tutto bello, pulito, ordinato, non vi troverete “barboni”, le facciate delle case anche meno ricche sono comunque ben tenute e curate. Il problema è che poi non si va oltre, non si stabiliscono veri e profondi rapporti di amicizia. Il grosso rischio qui è la solitudine. Per questo una ricerca di Dio più profonda può aiutare a mitigare questo disagio.

E il mondo giovanile?

I giovani sono attirati soprattutto da una proposta di vita efficientista e godereccia. Sono abbagliati e illusi dalla possibilità di vivere una esistenza da sogno, fatta di successo e ricchezza. Figli di benestanti o di classi più umili hanno gli stessi obiettivi, sono allettati dalle stesse proposte, tesi come in una corsa alla ricerca continua della riuscita personale e del piacere a tutti i costi. Sentono su di loro una grande pressione ma, molto spesso, hanno anche lo sguardo triste. In un simile contesto risulta difficile dire loro «ti realizzerai se riuscirai ad essere te stesso». Non è facile proporre a questi giovani ideali di semplicità ed autenticità.

Nonostante ciò riuscite in qualche modo a coinvolgerli?

Tutti i ragazzi hanno una grande esigenza di radicalità ed abbiamo visto che quando si riesce a coinvolgerli in attività di aiuto e sostegno verso qualcuno, questo trova spesso una certa disponibilità e riesce a farli riflettere. Sperimentare il servizio è una cosa che tocca questi giovani. E poi bisogna dare loro occasioni concrete per sperimentare e gustare gioie diverse, autentiche, capaci di lasciare un segno profondo. In ogni caso nella nostra situazione non possiamo guardare ai grandi numeri. Bisogna seguire le persone ad una ad una con pazienza e speranza. Ma anche così dobbiamo dire che si vede il grande lavoro della grazia di Dio. Noi siamo contente della nostra missione, ringraziamo il Signore e chiediamo solo di riuscire ad essere sempre testimoni autentiche di ciò che abbiamo ricevuto.

 Massimo Damiano

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