Se n’è andato all’inizio di questa primavera che sente ancora addosso il respiro dell’inverno. Ma certo Sergio Coalova, a chi si lamenta di questi ultimi freddi, risponderebbe con un sorriso: il sorriso di chi ha sofferto ben altri patimenti e privazioni prima da partigiano e poi da deportato.

Nato a Pinerolo nell’agosto del 1923, appena ventenne salì in montagna aderendo alla lotta nella 5 Divisione di GL in Val Pellice. Il 20 marzo 1944 viene catturato durante un rastrellamento e incarcerato alle Carceri Nuove. Passa poi da Fossoli e Bolzano e infine a Mauthasen. Alla liberazione del campo di prigionia riesce tra mille peripezie a rientrare a Pinerolo in quali precarie condizioni non è difficile immaginarlo. Si riprende e mette su famiglia e, a lungo, tace su quello che ha vissuto. Poi matura la decisione di trasmettere alle nuove generazioni la testimonianza di quello che ha visto e vissuto: allestisce mostre, va nelle scuole a raccontare la sua esperienza ai ragazzi, scrive anche un libro, “Un partigiano a Mauthausen”. E continuerà questa missione finché le forze glielo consentono.

Lascia la moglie Lidia, le figlie Mariella e Paola e le loro famiglie.

Martedi 27 marzo è previsto il funerale alle 10 presso la chiesa di San Maurizio.