Una nuova onlus per promuovere progetti di sviluppo in Burkina Faso

Lo scorso 10 maggio è nata a Pinerolo l’associazione “Don Barra for Africa”. Don Giovanni Barra maestro, amico dei giovani, promotore di educazione, di sviluppo e di dialogo. L’ha tenuta a battesimo e la presiede il vescovo Pier Giorgio Debernardi. È una onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) e gli organi associativi svolgeranno le loro funzioni a titolo gratuito.

L’idea di “Don Barra for Africa” è sbocciata sui sentieri invisibili della Provvidenza. Nel 2008, la rete di Comuni del progetto Enndam ( con l’appoggio di CEM – Mondialità, di LVIA e di monsignor Guido Fiandino, vescovo ausiliare di Torino) aveva organizzato un “giro d’Italia” della delegazione Burkinabè (guidata dal vescovo della Diocesi di Sahel Joachim Onedroogo e dal rappresentante dei Grand Imam) per promuovere il progetto culturale e educativo “Dudal Jam” (Scuola di Pace – Centro per la Pace): un progetto per far concretamente sperimentare ai giovani africani (del Burkina Faso e dei Paesi dell’Africa Occidentale) e ai giovani europei (ma anche ai giovani africani immigrati) che il dialogo di vita tra cristiani e musulmani è veramente possibile. Lo dimostrava quel “tesoro nel deserto” che è l’espressione qua si cinquantennale dell’Union Fraternelle des Croyants di Dori e di Gorom-Gorom, promossa dagli Imam e da padre Lucien Bidaud. In quell’occasione, complice il Comune di Pinerolo, la Diocesi organizzò una serata di presentazione.

Monsignor Debernardi fu invitato in Burkina Faso e nacque l’idea della scuola primaria di Seba (che forse diventerà scuola media) dedicata a don Barra. Monsignor Debernardi è tornato nel Sahel nel gennaio 2013 e la Provvidenza ci ha condotti nel villaggio di Deiberè Manguè, ma ci ha anche fatto incontrare l’associazione toscana “Shalom” (fondata da don Andrea Cristiani) che sostiene l’orfanotrofio di Gorom-Gorom (Casa Matteo), al cui fianco è già sorta una scuola elementare.

Da questo incontro è nato il progetto di una scuola media e l’impegno di don Andrea ad ampliare la casa di accoglienza, annessa all’orfanotrofio, per poter meglio ospitare giovani italiani che verrebbero per compiti di lavoro e stage di dialogo tra cristiani e musulmani. Don Barra, che ha dedicato tutta la vita ai giovani (giornalista e autore di numerosi libri ancora presenti in molte biblioteche, conferenziere ricercato in tutta l’Italia, vero testimone della Chiesa di Cristo, capace «di suscitare nei giovani sete di Assoluto e spirito di servizio»), lui che, nel 1967, fu in Africa, su invito del fratello missionario, accompagnerà l’avventura di questa associazione.

Ci accompagnerà intanto dai suoi libri che sapevano scoprire ovunque tesori di saggezza e di bellezza: nelle parole di Rieux e Rambert due personaggi del romanzo “La peste” di Albert Camus: «… ci può essere vergogna nell’essere felici da soli»; o in quella di Lous Massignon: «Non si possiede se non ciò che si dona»; o ancora in quella di Charles Peguy: «Ci si salva insieme o ci si perde insieme. Che cosa direbbe il buon Dio se ci vedesse arrivare gli uni senza gli altri?». Infine con le sue stesse parole: «Non diciamo: “Padre mio che sei nei cieli”, né diciamo: “Dammi oggi il mio pane quotidiano! La solidarietà con tutto il mondo è essenziale per il cristiano”».

E questo perché speriamo di poter applicare a don Barra l’affermazione di Louis Lavelle (da lui citato): «il santo è alla frontiera di due mondi. Egli è, in mezzo al visibile, il testimone dell’Invisibile».

Adriano Andruetto