Dal 17 al 24 gennaio scorso, la classe 4C Linguistico del Liceo “G.F. Porporato” di Pinerolo ha preso parte ad uno scambio culturale con alcuni alunni del liceo francese di Embrun nell’ambito del Progetto EsaBac. Il tema principale delle discussioni in classe e delle attività svolte è stato il cambiamento che l’ambiente naturale e la società hanno subito con l’intervento dell’uomo a partire dalla rivoluzione industriale, come essa abbia cambiato l’ambiente in cui viviamo apportando conseguenze devastanti per l’uomo e per gli ecosistemi. Hanno coordinato l’iniziativa i docenti Gemma Boaglio, Fernanda Bonino, Laura Gerlero e Paola Ponzio. Da parte francese, Corinne Zanotti. Qui di seguito riportiamo la testimonianza dei ragazzi della classe che ha vissuto lo scambio. Affermano: «Gli incontri ai quali abbiamo partecipato ci hanno sensibilizzato su problemi attuali non così conosciuti o che purtroppo non teniamo in considerazione. La nostra esperienza ci ha insegnato che la consapevolezza è il punto di partenza per migliorare questo mondo che ci dà tanto e non ringraziamo mai abbastanza».

“Un mare di plastica”

Dopo la lettura del libro “Un mare di plastica” scritto da Franco Borgogno, guida naturalistica e giornalista, insieme ai corrispondenti francesi, abbiamo assistito ad una conferenza, tenuta dall’autore stesso lo scorso 18 gennaio nell’aula magna del liceo Porporato. Borgogno ci ha parlato della spedizione scientifica che ha svolto nel 2016, durante la quale ha percorso il passaggio a Nord Ovest per studiare l’impatto ambientale della plastica sui mari e sugli oceani. La tematica ci ha coinvolti molto e abbiamo cercato di saperne di più facendo domande sulla gravità del problema e sulle azioni negligenti che ogni giorno facciamo ignorando il problema dei rifiuti.  Riguardo agli oggetti contenenti plastica che usiamo tutti i giorni (per esempio i cotton fioc) ci ha spiegato che esistono alternative. I sacchetti biodegradabili sono un chiaro esempio di ciò: è un piccolo cambiamento, ma se viene unito ad altre piccole modifiche della nostra routine, può fare la differenza.

Visita al Villaggio Leumann

Il 22 gennaio abbiamo effettuato una visita guidata presso il Villaggio Leumann alle porte di Torino, più precisamente a Collegno. Quello che molte persone chiamano più semplicemente “Leumann”, è un quartiere operaio che comprende 59 villette  e case divise in 120 alloggi e che fu edificato verso la fine dell’800 secondo il progetto dell’ingegnere Pietro Fenoglio. Il Villaggio nacque da un’idea dell’imprenditore Napoleone Leumann che decise di trasferire l’azienda familiare da Voghera, in Lombardia, a Torino per beneficiare delle agevolazioni offerte dal capoluogo piemontese. Il figlio di Napoleone e Isaac Leumann decisero di costruire lì a Collegno una fabbrica che lavorasse il cotone a causa della presenza di molti canali irrigui e di una ferrovia. Leumann non decise solo di costruire un cotonificio, ma prese inoltre la decisione di donare agli operai della sua azienda delle abitazioni vicino alla fabbrica. Oltre agli alloggi destinati agli operai, all’interno del villaggio si possono trovare anche degli edifici fondamentali per una piccola comunità, come per esempio: una piccola chiesa, un ambulatorio medico, dei bagni pubblici ed una scuola elementare, da cui è partita la nostra visita. Siamo stati portati all’interno di una ricostruzione abbastanza realistica di quella che sarebbe stata la casa di un operaio dell’epoca. In seguito abbiamo visitato altri luoghi presenti all’interno del villaggio Leumann, ovvero la chiesa di Santa Elisabetta, il Convitto delle Giovani Operaie e l’ambulatorio medico. Purtroppo non è stato possibile visitare il cotonificio, che è stato chiuso ufficialmente nel 2007. Entrare e visitare il Villaggio Leumann è come entrare in una macchina del tempo e tornare alla fine dell’800, nonostante ancora oggi esso sia ancora abitato.

Uscita a Luserna San Giovanni

Il 23 gennaio, insieme ai compagni francesi, abbiamo infine partecipato ad un’attività svoltasi a Luserna San Giovanni con l’intervento di Marco Baltieri dell’Associazione ATAAI (Associazione per la Tutela degli Ambienti Acquatici e dell’Ittiofauna). Nella prima parte ci sono stati presentati i problemi dello sfruttamento dell’acqua che avviene costantemente in Val Pellice e nella maggior parte dei fiumi. Il problema è grave e poco conosciuto. I fiumi e gli ecosistemi hanno bisogno di essere tutelati ma spesso non è facile. Lo sfruttamento di acqua per la creazione di energia rinnovabile ed ecologica è da valutare e studiare: l’acqua viene tolta dai fiumi e mai più restituita ai proprietari e chi ne soffre di più sono ovviamente le specie che li abitano. Dovremmo tutti imparare a rispettare la natura perché le risorse che abbiamo non sono illimitate come crediamo, non possiamo continuare a sfruttare le acque senza pensare che sicuramente in futuro ci saranno delle conseguenze. In seguito ci hanno mostrato l’allevamento di trote, in particolare delle trote marmorate, in grosse vasche nei pressi del fiume Pellice. Hanno deciso di iniziare questo allevamento a causa dell’inquinamento che stava facendo diminuire il numero di trote e che rendeva difficile la riproduzione, perciò è nata questa iniziativa per proteggere la fauna fluviale e studiare come la genetica stessa dei pesci subisca cambiamenti di adattamento all’intervento dell’uomo. Ci hanno poi spiegato che quando le trote hanno le uova e queste sono embrionate, prendono le trote e schiacciando delicatamente il ventre le fanno fuoriuscire per poi metterle in piccole vasche. In questo modo possono controllare e supervisionare la crescita delle trote che avviene in diversi stadi: uovo embrionato, avannotti e trote, stadio durante il quale i pesci vengono rilasciati nei fiumi. Questo processo è molto lento e richiede diversi mesi ed è importante dedicare molte attenzioni alle piccole e numerose trote presenti.

Classe 4C Liceo Linguistico “G.F. Porporato” – Pinerolo