«Cari Silvia e Alessandro, sostenuti dalla fede nel Cristo risorto e dalla speranza nel Dio della Vita, non vi diciamo addio per sempre, ma arrivederci, perché siamo certi del fatto che il Signore, come hanno cantato i giovani poco fa, vi abbia davvero sollevati su ali di aquila, vi abbia chiamato a vivere nelle Sue mani, nella sua infinita luce di gioia e di pace, e accompagnerete con il vostro sorriso, carico di tenerezza e di amore, i passi quotidiani di Cristina, Paolo, Federico e di tutte le persone che vi hanno voluto bene e che voi avete amato».

Con queste parole don Massimo Lovera, parroco di San Maurizio, ha concluso l’omelia del doppio funerale di nonna e nipote, che si è celebrato oggi a Pinerolo.

Lui, Alessandro Girone (26 anni), ha perso la vita in un tragico incidente stradale alle porte di Pinerolo lo scorso 27 luglio. Lei, la nonna (88), era malata da tempo.

«Siamo consapevoli – ha esordito don Massimo – che nessuna parola umana è in grado di dare delle risposte esaustive e di fornire ragioni valide dinanzi alla morte di Silvia avvenuta quasi contemporaneamente a quella repentina di Alessandro». Tuttavia «siamo qui in tanti per esprimervi con la nostra presenza la nostra profonda vicinanza, per percorrere insieme con voi questo triste ed amaro calvario. E se le nostre parole possono risultare povere e inefficaci, viene in nostro soccorso quella Parola che travalica tempo e spazio. È la Parola di Gesù».

Quindi un sintetico quanto efficace ritratto di nonna Silvia e di Alessandro.

«Silvia, con la sua vita intrisa di robusti valori umani e cristiani, ha saputo farsi dono continuo alla sua famiglia, anche nei momenti difficili segnati dalla prematura scomparsa di suo marito Luigi, con il quale si sarà ritrovata per sempre in Dio. Chissà quale gioia deve esserci stata in cielo quando Silvia gli avrà presentato quel nipote, che Luigi in terra non aveva conosciuto. Quel chicco di grano caduto e morto in terra improvvisamente, lasciando un grande vuoto nella sua famiglia e tra i tanti amici dai quali sapeva farsi voler molto bene. Ma quel chicco di grano non è caduto in terra invano. Molti tra di voi in questi giorni hanno ricordato il sorriso solare di Alessandro, la sua capacità nell’intessere e vivere autentiche relazioni, stringendo vere amicizie durature all’insegna della schiettezza e della fraternità (uno di voi mi ha raccontato: “Quando Ale tornava era una festa e lui era il primo a far sì che ci ritrovassimo tutti insieme come gruppo di amici”); il suo modo di fare gentile e affabile (quante volte è capitato anche a me di incontrarlo e di vedermelo venire incontro sorridente, incurante di chi fosse con lui in quel momento, rivolgendosi a me con quel stupendo”don, come sta?”), il suo desiderio di vivere appieno la vita con entusiasmo e generosità… tutto questo è la sua eredità per ciascuno di noi».

Infine una parola per i moltissimi amici presenti: «Carissimi giovani, permettete che mi rivolga a voi con il cuore di amico: non lasciate cadere nell’oblio questa splendida eredità di Alessandro; il piccolo chicco di grano che è Alessandro non è morto per sempre, ma è vivo e con la sua presenza di amore sta germogliando nel vostro cuore e fiorirà nella vostra esistenza ogni volta che saprete essere il sorriso che, come il suo, scalda i cuori, essere pronti a mettervi in gioco impiegando i propri talenti per il bene e la felicità degli altri, avendo per certo che una vita è pienamente realizzata se e quando è donata, uscendo dal proprio egoismo e individualismo. Non venga mai meno in voi la voglia di vivere, la passione per la vita, gustandola pienamente, così come ha fatto Alessandro».

 

funerale girone
Pinerolo, 1 agosto 2016