Frontiera tra Croazia e Bosnia

Appena oltre la dogana, i minuti, fermi in auto, passano nell’attesa del nostro furgone bloccato “al di là”.

Agli occhi di un piemontese del XXI secolo, abituato a varcare liberamente i confini francesi, sembra di entrare in un film di spionaggio anni ‘50.

Lo sguardo dal finestrino cerca di cogliere, tra il buio, le cicatrici della guerra: un po’ morbosamente la curiosità vorrebbe appagarsi con qualche lascito di quella tragedia lontana già più di quattro lustri.

L’intoppo burocratico si risolve abbastanza in fretta grazie alla collaborazione dei doganieri e alla presenza di spirito di Jovanka, la preziosa interprete del gruppo. Finalmente, dopo 13 ore di viaggio pressoché continuo, ecco Derventa.

Silvano Fera, che da vent’anni col Gruppo Arcobaleno aiuta questa città della Repubblica Serba di Bosnia, ricorda come per raggiungere Derventa la prima volta ci vollero 50 ore.

Negli anni della guerra (1992-1995) e del dopoguerra, i mass media e l’opinione pubblica del resto d’Europa non vedevano di buon occhio i Serbi, neanche quelli costretti a vivere tra le macerie.

Da allora il ponte sulla Sava ha visto scorrere molta acqua – in certi casi anche troppa come durante l’alluvione del maggio 2014 – ma nell’immaginario sono ancora tanti i pregiudizi verso questo popolo povero, ma orgoglioso.

 Il Sunce

I 14 effettivi pinerolesi arrivano in albergo dopo le tre di notte del 15 settembre. Poche, ma benvenute dopo le fatiche del viaggio, le ore di sonno e al risveglio i novizi si immergono in una realtà sconosciuta, mentre i veterani del Gruppo Arcobaleno incontrano tanti volti amici.

Nella mattinata si fa visita al “Sunce”, il centro diurno per ragazzi con gravi disabilità sostenuto dal Gruppo Arcobaleno. Questo progetto nasce su iniziativa delle famiglie dei ragazzi per integrarli all’interno della scuola e della società: Sunce vuol dire sole, quel sole che sorge sui buoni e sui cattivi, sui ragazzi più fortunati e su quelli a cui la vita impone sfide più impegnative.

Nikola

Uno di questi ragazzi si chiama Nikola, ha 17 anni e pesa 25 chili. Non parla e non controlla gli arti, ma è un ragazzo intelligente; lo si capisce dal modo in cui sorride e saluta appena incrocia i volti di Francesca, Stefano e Paolo. Gli hanno portato una lavagnetta in plexiglas con stampato sopra l’alfabeto cirillico: scorrendo lo sguardo, potrà compitare le parole e comunicare.

Il sogno sarebbe un computer adatto al suo tipo di disabilità; il problema, comune ad ogni latitudine quando si tratta di aiutare chi ha bisogno, sono le risorse. Il Gruppo Arcobaleno non è ricco, contribuisce insieme al comune di Derventa alle necessità del Sunce, ma lascia le decisioni a chi dirige il centro: la solidarietà senza rispetto vale poco.

Il sindaco Simic

La lunga mattinata prosegue in municipio dove l’istrionico sindaco Milorad Simic fa gli onori di casa: abbraccia e bacia tutti, tanto chi è già stato a Derventa come chi incontra solo ora per la prima volta. Tra i flash dei fotografi la delegazione di Pinerolo e la multietnica – ne fanno parte serbi, croati e musulmani – amministrazione locale si scambiano doni e convenevoli. Simic accoglie con calore sia Marius Lupascu, consigliere della maggioranza, sia il capogruppo dell’opposizione, Luca Barbero al fianco del cui padre Alberto, sindaco di Pinerolo nel 2005, sedeva quando venne formalizzato il gemellaggio tra le due città.

Una Via per Pinerolo

Nel primissimo pomeriggio è in programma l’intitolazione di una strada alla “Città di Pinerolo”, in fretta ci si avvia al luogo della cerimonia. Uscendo, fa un po’ impressione la longilinea sagoma del minareto proprio di fronte al municipio. D’altronde a pochi metri si stagliano anche la chiesa cattolica e quella ortodossa, tutti edifici rigorosamente nuovi. Le bombe non hanno fatto distinzioni di credo.

Davanti alla targa coperta, l’organizzazione ha già preparato microfono e amplificazione e i gazebo a far ombra al rinfresco; anche i ragazzi delle danze folkloristiche e del coro tradizionale sono pronti. Ci sono televisione e giornalisti, neanche i cittadini di Derventa mancano. Senza inni o altre formalità, iniziano gli interventi: Simic, poi Lupascu e Barbero. Il consigliere 5stelle si commuove: «È emozionante per me, rumeno, rappresentare Pinerolo in un paese straniero: è un segno di integrazione»; Barbero sottolinea: «Di tutte le città gemellate con Pinerolo, Derventa è sempre quella che riserva l’accoglienza più calda e generosa».

Un entusiasmo – viene da pensare – frutto di un’amicizia col Gruppo Arcobaleno nata quando dall’Italia i Serbi avevano visto arrivare solo i bombardieri: è difficile cancellare il ricordo delle macerie; non si dimentica, però, chi nel momento del bisogno non ti ha lasciato solo.

Silvano, chiamato anche lui a parlare, riassume il senso della presenza e del lavoro del Gruppo Arcobaleno: «Qui abbiamo degli amici, qui abbiamo un pezzo dell’anima». Al momento del taglio del nastro, si intenerisce anche lui: un altro mattone del ponte tra Derventa e Pinerolo è stato posato. E forse da questo ponte altre persone passeranno, anche quando Silvano, Agostino, Piera e Marina passeranno il testimone.

La presentazione del libro

Un pasto abbondante e un po’ di riposo, ma la giornata non è finita. C’è la presentazione del libro di Silvano: “I viaggi di un arcobaleno. Storie di amicizie e persone” che contiene episodi e aneddoti dei vent’anni di amicizia con Derventa.

Il salone è stracolmo. Tanti si alternano a parlare di Silvano e del Gruppo Arcobaleno o di persone scomparse o che i casi della vita hanno portato lontano da qui.

Ad allietare la serata ci pensa Violeta, una ragazza cieca assistita in passato dall’associazione; canta e suona il pianoforte con la gioia che le sprizza dal viso. Ascoltando la musica e le testimonianze, anche Silvano, con Jovanka al suo fianco, sorride. Simic si è assopito, altrimenti sorriderebbe anche lui. La vendita del libro – tradotto in serbo e stampato anche in cirillico – permette di raccogliere in beneficenza una buona cifra: qui gli stipendi medi sono bassi – si vendono a rate anche le scarpe! – ma davanti a un amico il portafoglio si apre.

Le persone e i luoghi

A Derventa ci sono ancora muri trafitti da pallottole e tetti scoperchiati dalle esplosioni.

A dominare sono però le case nuove: abitazioni dagli stili disparati si affastellano lungo le vie, a volte sono prive di dettagli come le ringhiere dei balconi rimandati a tempi migliori.

Non soffre di problemi economici l’edilizia islamica: gli emirati arabi sono generosi e così sorgono moschee al di là del bisogno.

Non è l’unico caso in cui politica e religione vanno a braccetto: il governo croato ha finanziato, su una collina sopra Derventa, un grandioso progetto. Finiti i soldi, il lavoro è rimasto incompiuto, ma non importa: il convento francescano si vede da lontano testimoniando la presenza cattolica nel paese: peccato che i parrocchiani siano appena un’ottantina.

Anche le persone portano, celati dietro la voglia di vivere, i segni della guerra.

Ascoltando i pochi che parlano italiano, emerge un risentimento verso quei paesi, tra cui l’Italia, schierati coi loro avversari durante il conflitto: «Non siamo contro l’Europa: noi come voi siamo Europa! Noi non vogliamo la NATO e le sue basi che portano morte!»

Forse non hanno tutti i torti…

 Guido Rostagno