Pinerolo. Alla scoperta della caserma dei Vigili del Fuoco

Le loro rosse e autoscale e le lucenti autobotti hanno affascinato e fatto sognare generazioni di bambini che, da sempre, hanno fantasticato sulle mitiche imprese di questi uomini. Ma anche noi che bambini non lo siamo più, quando riconosciamo le loro sirene e vediamo sfrecciare questi grandi automezzi illuminati dai riflessi blu dei lampeggianti, siamo catturati dalla curiosità e dall’ammirazione. I Vigili del Fuoco con costante e quotidiano impegno vegliano sulla nostra sicurezza. Nella “caserma” (per la precisione si dovrebbe dire sede di servizio) di Pinerolo abbiamo incontrato il Capo Distaccamento Dino Batistoni e il Capo Squadra Giuseppe Attardo.

I Vigili del Fuoco sono un corpo militare?

Un tempo eravamo un corpo paramilitare, ora non più. Siamo funzionari civili dello Stato e dipendiamo dal Ministero degli Interni come la Polizia di Stato. Per questo abbiamo conservato anche alcuni poteri particolari; ad esempio mentre svolgiamo le nostre funzioni abbiamo la qualifica di agenti e ufficiali di Polizia Giudiziaria e siamo autorizzati, tra le altre cose, ad usare la paletta rossa per intimare l’alt alle auto.

Per ogni evenienza al 115 c’è sempre qualcuno che risponde. In quanti siete qui a Pinerolo? Com’è organizzato il vostro lavoro? Quali le vostre specializzazioni?

Nella sede di Pinerolo operano circa cinquanta vigili che coprono le necessità e le emergenze di cinquantadue comuni in un’area che va dai confini con la provincia di Cuneo a Pragelato, dalla colletta di Giaveno a Piossasco, Osasio ed Airasca. Il servizio si basa su quattro squadre organizzate in quattro turni che, salvo momenti di particolare emergenza, sono sempre di dodici ore, seguite da ventiquattro ore di riposo se il turno è stato effettuato in orario diurno, e da quarantotto ore di riposo se il turno è invece stato effettuato in orario notturno. In caso di intervento si invia un mezzo con una squadra composta da cinque vigili a cui può essere affiancata una seconda squadra di appoggio composta da un altro mezzo con due vigili. In sede è sempre presente un centralinista che garantisce il collegamento con la sede centrale di Torino a cui giungono tutte le chiamate verso il 115, successivamente smistate ai distaccamenti competenti per territorio. Inoltre nella sede di Torino disponiamo di squadre operative con particolari specializzazioni che all’occorrenza possono essere chiamate in supporto: elicotteristi, squadre SAF (esperti in campo Speleologico Alpino e Fluviale) e squadre NBCR formate da esperti nel campo Nucleare, Batteriologico, Chimico e Radioattivo.

Quali sono i vostri compiti istituzionali e quali gli interventi più frequenti?

Se dobbiamo esprimerci con un freddo gergo giuridico diremo che i nostri compiti istituzionali sono la prevenzione, il soccorso urgente a persone, cose ed animali, nonché la salvaguardia dei beni e le svariate attività connesse con le funzioni di Protezione Civile. Ma traducendo queste cose in una espressione un po’ abusata dobbiamo dire che i nostri interventi riguardano “di tutto e di più”. Veniamo chiamati, ovviamente, in tutti i casi più o meno gravi e drammatici di incendio, quando si verifica una fuga di gas, negli incidenti stradali più gravi, nei casi di edifici pericolanti o di cui è necessario verificare la stabilità. A tutto questo vanno aggiunti gli interventi di apertura porte, il salvataggio ed il recupero di persone o di animali e il supporto al personale medico e paramedico nei casi di tentativi di suicidio o di trattamento sanitario obbligatorio (TSO).

Potete citare qualche intervento particolare?

Ogni intervento è un caso a sé e in tanti anni ne abbiamo effettuati talmente tanti che è difficile scegliere quali citare. Per fare comunque qualche esempio i nostri ricordi vanno innanzitutto a episodi drammatici e luttuosi come il grande incendio che colpì il bosco di Piossasco alcuni anni fa, ma anche ad altri più “leggeri” come il salvataggio di una famiglia di paperelle abbandonate dalla mamma e nascoste in una stretta tubazione, o ad altri al limite del grottesco come l’incendio provocato dalle candele votive nella camera ardente del caro estinto…

Si può dire che il pericolo è il vostro mestiere?

Il pericolo fa certamente parte del nostro lavoro anche se l’addestramento costante e l’esperienza maturata in anni di attività ci consentono per lo più di conoscere, valutare e prevedere i possibili rischi e di mantenere la calma e l’indispensabile sangue freddo anche in condizioni molto critiche. Rimane tuttavia sempre l’elemento imprevedibile e la fatalità e dobbiamo ammettere che, in un lavoro come il nostro in cui ci si trova costantemente di fronte ad un elemento come il fuoco spesso unito a materiali e sostanze infiammabili ed esplosive, il pericolo è sempre dietro l’angolo. A volte pochi istanti in più o in meno possono fare la differenza tra la vita e la morte, come ad esempio giungere sul luogo di un sinistro poco prima o, fortunatamente, poco dopo un’esplosione, come è già accaduto ad alcuni di noi. Il numero di infortuni ed incidenti, anche gravi o mortali, che colpiscono i Vigili del Fuoco è una triste conferma di questo, anche se tali eventi in genere non fanno così notizia come altri fatti di cronaca.

Dunque l’addestramento si rivela un elemento fondamentale.

Certamente. L’addestramento è un’attività che, unitamente all’istruzione sull’uso e la corretta manutenzione dell’attrezzatura, viene svolta non solo durante il periodo di formazione ma anche durante il servizio operativo, ogni giorno. Ma questo da solo non è sufficiente perché, come si può facilmente immaginare, non è la stessa cosa spegnere una bombola di gas nel cortile della caserma durante una esercitazione, oppure in una casa in fiamme da ore. Diventano allora importantissimi l’esperienza sul campo e gli insegnamenti che si ricevono dai colleghi più anziani di cui è sempre bene fare tesoro. In tutti i lavori, ma in particolar modo nel nostro, veramente, non si finisce mai di imparare.

Cosa vi ha spinto verso questa professione? In tanti anni mai un ripensamento?

Sicuri di interpretare il pensiero anche dei nostri colleghi, diciamo che è un amore nato da bambini. Inoltre per molti di noi il servizio militare obbligatorio, che prevedeva la possibilità di entrare nel corpo dei Vigili del Fuoco come ausiliari, è stato l’elemento che ha permesso di provare la durezza ma anche la bellezza di questo lavoro. Ripensamenti mai. Certo un po’ di altruismo è necessario, ma anche dopo anni di servizio, sentiamo di svolgere la nostra opera con convinzione e passione, come e più del primo giorno. Lavorare cercando di portare soccorso, aiuto e servizio a chi ne ha bisogno è una cosa che non delude.

Massimo Damiano